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(24 Novembre 2010) Enzo Apicella
Crisi irlandese. La finanza specula sul debito pubblico. La politica chiede sacrifici.

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Letture di classe. Corso del capitalismo mondiale e crisi.

(3 Maggio 2010)

Considerazioni sulla crisi economica mondiale a partire da una brochure prodotta dai compagni internazionalisti di Schio (Vicenza)

LETTURE DI CLASSE
CORSO DEL CAPITALISMO MONDIALE E CRISI
«Sul Filo Rosso del Tempo»

«È in questo capitale artificialmente gonfiato e minacciato di liquidazione in ogni momento che si trova l’origine profonda della crisi finanziaria. Un’espressione del suo gigantismo è il valore mondiale dei prodotti derivati di ogni tipo di transazioni
private, che erano alla fine del 2008 dell’ordine di 700.000 miliardi di dollari, cioè circa 14 volte il Prodotto Mondiale Lordo». (p. 51)

In un passato ormai remoto, la Sinistra comunista italiana («il programma comunista») aveva
prodotto buoni contributi sull’evoluzione del modo di produzione capitalistico. Con largo anticipo,
queste analisi vedevano che alla metà degli anni Settanta del Novecento il grande ciclo di accumulazione del dopo guerra avrebbe avuto fine, determinando inoltre quel fenomeno, fino ad allora inedito, che fu poi definito stagflation: inflazione nella stagnazione.
Ma, proprio in quegli anni di crisi, quando avrebbe dovuto farsi «calda», l’analisi ha invece segnato
il passo, con poche eccezioni (tra cui l’iniziativa politico-editoriale Il Filo del Tempo - Edizioni
1975). Prevalse allora un’ingenua aspettativa, nell’illusione che la crisi, il «crollo», desse immediatamente adito alla rivoluzione sociale. E alcuni, delusi, colsero l’occasione per conciliarsi con
l’esistente, che restava pur sempre il «migliore dei mondi possibili».
In realtà, la crisi del 1975 ha solo segnato la fine della fase di eccezionale espansione del modo
di produzione capitalistico (la cosiddetta Golden Age). Poi si è aperta la fase di declino, in cui la
causa della crisi del «1975», la caduta del saggio di profitto, si è via via aggravata, dando spazio ai
fenomeni di speculazione finanziaria, che sono alla base del crasch attuale.
Un serio studio di quest’ultimo trentennio si è tuttavia avviato solo nella seconda metà degli anni
Novanta. Occorreva infatti un po’ di tempo, perché i «marxisti» superassero i vecchi schemi interpretativi sul capitale finanziario (Hilferding, per intenderci), in cui, bene o male, la finanza era pur sempre al servizio dell’industria. E non il contrario, come sta avvenendo dalla fine dello scorso secolo, in cui l’industria, o meglio il plusvalore estorto agli operai finisce in buona parte nel calderone della speculazione finanziaria.
Riprendendo il «filo rosso del tempo», i compagni internazionalisti di Schio (Vicenza), ci offrono
oggi un buon contributo, in cui la marxiana critica dell’economia vive grazie a un’accurata analisi
empirica, sostenuta da molti dati. Nella loro brochure (disponibile in Internet), analizzano i
principali indicatori economici, a partire da produzione industriale, forza lavoro, disoccupazione,
commercio, credito ...; indicatori che segnalano, inoltre, un’impressionante analogia tra il 1929 e
l’oggi, a scapito dell’oggi ...
Soprattutto, lo scenario delineato mostra come il sistema complessivo - l’economia reale: produzione
e commercio - sia andato via via deprimendo, nonostante le innovazioni tecnologiche e nonostante
i massicci interventi, con overdose di capitale, pubblico e privato. Anzi, è proprio quest’ultimo il punto dolente. Gli interventi, da tempo, si vanno indirizzando quasi esclusivamente verso la sfera finanziaria, più o meno creativa (but not least, i credit default swaps), e verso settori
improduttivi, in particolare: spesa pubblica (Welfare compreso, con buona pace di Keynes) e complesso industrial-militare (dal 1997 al 2007 + 45%). Sono questi i cosiddetti faux frais (o beni di
lusso) che, dai tempi del vecchio Marx, sono cresciuti a dismisura. E si può concludere che, oggi, la
spesa improduttiva (tra cui le Grandi Opere), non solo grava sul generale processo di accumulazione, ma è inutile e dannosa, rendendo sempre più problematiche le stesse condizioni della produzione e riproduzione del capitale, e quindi della forza lavoro. A quest’ultimo cruciale aspetto, la brochure dedica una dimostrazione teorica, il cui corollario pratico è la catastrofe bellica, che è consustanziale al modo di produzione capitalista. E un piede, in quella catastrofe, ce l’abbiamo già ...

«Sul Filo Rosso del Tempo», numero unico, febbraio 2010.
- www.sinistracomunistainternazionale.it/

Dino Erba

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