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Vertice per evitare escalation

(31 Luglio 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.forumpalestina.org

Beirut
Ha il sapore dell'evento storico il vertice che vede oggi riuniti a Beirut il re saudita Abdullah e il presidente siriano Bashar Assad con il capo di stato libanese Michel Suleiman. L'arrivo nella capitale libanese di leader mediorientali tanto importanti, in particolare del siriano Assad, appare finalizzato a trovare una via d'uscita alla nuova crisi interna che attende nei prossimi mesi il Paese dei Cedri, con una possibile esplosione di violenza, se, come si dice da alcune settimane, il procuratore generale internazionale Daniel Bellemare chiederà al Tribunale Speciale per il Libano (Tsl, presieduto dall'italiano Antonio Cassese) l'incriminazione di alcuni membri del movimento sciita Hezbollah in relazione all'assassinio dell'ex premier libanese Rafiq Hariri (avvenuto il 14 febbraio 2005), padre dell'attuale premier libanese Saad Hariri.

Per Abdullah è la prima visita a Beirut in veste di re, primo sovrano saudita ad andare il Libano dal 1957.

Assad invece arriva dopo otto anni di assenza per confermare la ripresa dei rapporti tra Siria e Libano dopo cinque anni di tensioni fortissime esplose proprio dopo l'omicidio Hariri, attribuito dagli Stati Uniti e dai suoi alleati nel Paese dei Cedri proprio a Damasco. Entrambi si riuniranno con Suleiman al palazzo presidenziale a Baabda e all'incontro parteciperanno anche il presidente del Parlamento Nabih Berri e il premier Hariri.

Il Segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, la scorsa settimana aveva personalmente annunciato le decisioni del Tsl, dopo esserne stato informato dal primo ministro Hariri, avvertendo che il suo movimento non accetterà di essere messo sotto accusa per un attentato che non ha pianificato ed eseguito. Secondo le indiscrezioni che girano in Libano - prontamente riprese dai media israeliani - l'incriminazione riguarderebbe Mustafa Bader a-Din, cognato di Imad Mughniyeh, il comandante militare di Hezbollah assassinato a Damasco nel 2008 dal Mossad, il servizio segreto israeliano. Si teme che l'annuncio dell'incriminazione di Bader e-Din o di un altro membro di Hezbollah possa dare il via ad una campagna anti-sciita da parte del comunità sunnita libanese. La leadership di Hezbollah, che respinge categoricamente ogni responsabilità nell'attentato a Rafiq Hariri, si attende inoltre la ripresa delle pressioni interne ed internazionali volte a disarmare la resistenza libanese, composta in gran parte dalla sua guertiglia, richiesta con forza soprattutto da Israele e Stati Uniti. Da piu' parti si sottolinea anche che il paese potrebbe precipitare in una nuova guerra civile se governo, polizia ed esercito del Libano attueranno le richieste di arresto dei sospetti contenute nell'atto di incriminazione del Tsl, come prevede la risoluzione dell'Onu che diede vita tre anni fa al tribunale internazionale.

Intanto ieri Damasco ha intimato agli Stati Uniti di non interferire nei colloqui tra Siria e Arabia Saudita e nelle vicende libanesi, in una risposta alle dichiarazioni rilasciate dal funzionario del Dipartimento di Stato Philip Crowley che aveva auspicato la fine dell'alleanza tra Siria e Iran, su pressione saudita.
(Fonte: Nena News)

www.forumpalestina.org

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