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Fra visioni, sogni e realtà

(22 Febbraio 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.cattolicesimo-reale.it

Nell’ultimo mese si sono susseguite da parte di autorevoli esponenti cattolici, e del papa stesso, alcune dichiarazioni scarsamente sottolineate dalla stampa e tuttavia importanti per capire il ruolo che la Chiesa è decisa a conservare, e per quanto possibile ad accrescere, nella società italiana.

La visione di Tarquinio

Cominciamo dall’intervento del direttore di “Avvenire”, Tarquinio, che il 16 febbraio ha attaccato la candidatura della Bonino alla Regione Lazio e la sua pretesa di rappresentare tutto il PD, cattolici compresi. Secondo lui la “iperabortista” e “iperliberista” Bonino è “incompatibile” con “la visione cristiana della vita” e, sostenendola, il PD offende i cattolici aderenti al partito:“su concezione e manipolazione della vita, tutela della famiglia, difesa della libertà educativa dei genitori, solidarietà sociale e visione del mercato e del lavoro”, afferma Tarquinio, “i radicali predicano sistematicamente l’opposto di ciò che afferma la dottrina sociale della Chiesa”.

Non interessa discutere qui, ovviamente, le posizioni del PD o della Bonino, ma quella di “Avvenire”, rilevando intanto l’ipocrisia di elencare fra i motivi della “incompatibilità” le politiche “iperliberiste” o la “scarsa sensibilità sociale” dei radicali. In questi campi il Pdl è certo peggio di loro e tuttavia il 30 marzo 2009 “L’Osservatore Romano” ha scritto che, rispetto al Pd, “il Pdl appare, alla prova dei fatti, maggiormente in grado di esprimere i valori comuni della popolazione italiana, tra cui quelli cattolici costituiscono una parte non secondaria”. Il motivo della “incompatibilità” è dunque altro, ossia quei temi eticamente sensibili (“concezione e manipolazione della vita, tutela della famiglia, difesa della libertà educativa dei genitori”), su cui il Pdl è viceversa disposto a genuflettersi al Vaticano, per le ragioni assai poco “etiche” già dette altra volta (v. Voto di scambio).

Ma anche in questa materia, diversamente da quanto vorrebbe far credere Tarquinio, i radicali come tutti gli altri laicisti (agnostici, atei, credenti), non vogliono imporre una visione contraria a quella “cristiana”. Chiedono solo che ognuno possa comportarsi secondo la propria, anche se cristiana non è. Non vogliono obbligare nessuno a divorziare per legge. Sono i vescovi e i cattolici doc, invece, a voler obbligare tutti per legge all’indissolubilità. E questo vale per le coppie di fatto, l’aborto, il fine vita.

I laicisti non sono neppure contro la libertà religiosa. Figurarsi. Semplicemente chiedono che l’unica consentita in Italia non sia quella di occupare i luoghi di tutti con i simboli dei cattolici e di pagare con i soldi di tutti gli insegnanti della religione cattolica, nominati dalle curie...

In conclusione quel che i laicisti, radicali compresi, contrastano non è tanto la “visione cristiana” dei vari Tarquinio, quanto la loro arrogante pretesa di imporla per legge a chi non la condivide.

Il sogno di Bagnasco

Questa pretesa, purtroppo, non è solo di Tarquinio. E’ anche il “sogno” del cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI) ed editore di “Avvenire”. Nell’aprire la Conferenza della CEI il 25 gennaio scorso, Bagnasco ha detto:“Mentre incoraggiamo i cattolici impegnati in politica ad essere sempre coerenti con la fede vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici”: un sogno - ha aggiunto - “di quelli che si fanno ad occhi aperti e dicono una direzione verso cui preme andare” (notizie Ansa).

La direzione è appunto quella indicata da Tarquinio: un governo della cosa pubblica interdetto a chi non ha una “visione cristiana” e affidato a politici cattolici che hanno una “coscienza cristiana ben formata” - come scrisse nel 2002 la Congregazione della fede presieduta da Ratzinger in una Nota dottrinale circa i cattolici nella vita politica - e quindi garantiscono di non favorire “con il proprio voto l’attuazione di un programma politico o di una singola legge” contrari alla morale cattolica.

Come Ratzinger trasforma i sogni in realtà

In verità ciò sembrerebbe a prima vista impossibile in uno stato non “confessionale” e che si dice, almeno teoricamente, laico. Proprio per superare questo ostacolo, tuttavia, si spende ogni giorno quello che i media chiamano “il fine teologo”, cioè Ratzinger.

Nella Notasopra citata, egli avvertiva che i principi morali cattolici non sono “valori confessionali” ma “esigenze etiche radicate nell’essere umano e [che] appartengono alla legge morale naturale”. Il corollario inevitabile è che tutti gli esseri umani, atei compresi, devono rispettarli.

Diventato papa, è tornato più volte a proclamare questa coincidenza fortunata (per lui) fra la morale cattolica e il diritto naturale. Il 15 gennaio, ad esempio, nel Discorsoai partecipanti all’assemblea plenaria della congregazione per la Fede, ha detto: “La legge morale naturale non è esclusivamente o prevalentemente confessionale … Fondata nella stessa natura umana e accessibile ad ogni creatura razionale, la legge morale naturale costituisce così la base per entrare in dialogo con tutti gli uomini che cercano la verità e…interpella ugualmente la coscienza e la responsabilità dei legislatori”.

Resta da chiedersi a che titolo il papa non solo stabilisce quale sia la dottrina della Chiesa, di cui è capo, ma anche quale sia la vera legge naturale, su cui esistono opinioni molto diverse. Ma i papi hanno una risposta anche a questo. Essi affermano infatti che la legge naturale è stata scritta nel cuore umano da Dio e si sa - come ebbe a dire Pio XI - che “il rappresentante delle idee, dei poteri e dei diritti di Dio non è che la Chiesa”. Ergo…

In conclusione, nonostante le illusioni colpevolmente alimentate da troppi cattolici progressisti, la Chiesa non è per niente cambiata rispetto ai secoli più oscuri della sua storia, e varrebbe la pena prenderne atto. Se appena le circostanze glielo consentono torna a Bonifacio VIII, secondo il quale “è necessario…che l’autorità temporale sia soggetta a quella spirituale”. Cioè che i cittadini di ogni fede o idea seguano la “visione cristiana”, tradotta da governi compiacenti in leggi dello stato.

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