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Un popolo senza indirizzo

La deportazione dei rom dall’UE in Serbia

(31 Ottobre 2003)

In un mese, soltanto dalla Germania, 4000 rom sono stati deportati in SMN [Serbia-Montenegro, denominazione imposta alla Repubblica Federale di Jugoslavia in vista della sua liquidazione, ndT]

Atterrando all’aeroporto di Surcin a Belgrado, i rom deportati dalla Germania rimangono praticamente da soli, abbandonati al proprio destino. La maggiorparte quando esce dall’aereo non sa dove andare, giacché alcuni sono stati per l’ultima volta a Belgrado 15 anni fa. Quando chiedete loro: "Dove andrete ora?", vi rispondono: "Non lo so". Molti di loro non sanno nemmeno la lingua serba, perché nati in Germania.

È significativo, secondo l’attivista del movimento antiglobalizzazione Andrej Grubacic, che la deportazione dei rom, ma anche di altre nazionalità, si svolga "nel totale silenzio, e nemmeno qui nessuno ne parla". Lui è uno dei pochi che si è trovato all’arrivo dell’aereo delle linee JAT che di solito ogni secondo mercoledì trasportano questa "gente senza indirizzo".

In un solo mese sono stati deportati dalla Germania in Serbia 4000 rom, mentre nel corso dell’anno, da tutti i Paesi europei, sono stati 12000. Molti sono stati cacciati dai loro posti di lavoro e dalle loro case, dalle quali hanno potuto riprendere soltanto le cose personali. Sono stati cacciati - dalla Svezia, dall'Olanda, dal Belgio, dal Lussemburgo, dalla Repubblica Ceca, dall'Ungheria ed altri paesi - tutti quelli che non hanno potuto regolarizzare il proprio status.

L’esodo dei rom

Entro la fine di quest’anno, 40.000 rom verranno deportati nel nostro paese. La maggiorparte di loro è socialmente a rischio, ed, a causa della mancanza di documenti regolari, non possono dimostrare di essere cittadini della SMN.

"L’estromissione della popolazione rom dai paesi europei con accordi di deportazione è un atto amorale", dice Dejan Markovic, collaboratore del Centro per la affermazione dei rom con sede a Bonn. L’ accordo sul rimpatrio, tra la Germania e la RF di Jugoslavia, è stato firmato gia' nel 1996. E' stato sospeso durante i bombardamenti NATO e di nuovo rinnovato nel 2001.

Markovic sottolinea come non solo la Germania, ma anche altri paesi europei, nell’intento di "ripulire" il proprio paese, ripieghino su questo esodo "moderno" dei rom. Secondo le sue parole "questo non è democratico, perché alla firma dell’ Accordo non hanno partecipato i rappresentanti della popolazione rom". Tale decisione è stata presa senza tener conto di una ulteriore destinazione dei rom i quali non possiedono nessun bene immobile in Serbia, mentre più di 180.000 mila di loro sono scappati dal Kosovo [-Metohija, ndT] dove non possono tornare a causa della situazione di terrore.

"I media tedeschi scrivono abbastanza sulla deportazione dei Rom. Io stesso ho rilasciato 9 interviste per vari giornali tedeschi" sottolinea Markovic. Dice, inoltre, che Rajko Djuric, fino a pochissimo tempo fa presidente dell’Organizzazione mondiale dei rom , si sta adoperando molto perché i rom, vittime del genocidio nel Kosovo, in Germania ottengano il corrispondente status, e su questo si sta adoperando anche la Società per i rifugiati a Goettingen. All’inizio il governo tedesco teneva in considerazione che i rom del Kosovo fossero esclusi dalla deportazione, e ciò è valso fino al 3 maggio 2002, quando ad una conferenza dei ministri degli Interni è stato deciso che questa decisione fosse tolta.
Ciò significa che i rom del Kosovo devono essere rimandati indietro.

Una certa dose di razzismo

Il presidente del Comitato dei giuristi per i diritti civili, Biljana Kovacevic Vuco, ritiene che "l’Unione europea vuole ripulire i propri paesi dalle altre popolazioni con metodi che sfiorano il razzismo". Lei propone di formare una commissione statale che si occupi della gente che viene con forza rimandata in Serbia e della realizzazione dell’accordo nel quale sono fissati i diritti ed i doveri del nostro governo e di quello tedesco in relazione all’assistenza dei rom, e delle altre minoranze che si trovano in grande disaggio nella nuova società.

Il Ministro per i diritti delle minoranze del Consiglio dei ministri della federazione serbo-montenegrina, Rasim Ljajic, dice che l’inserimento della Serbia e Montenegro nell’Unione Europea viene condizionato al rispetto dei diritti delle minoranze ed in particolare all’esistenza di una chiara strategia per il miglioramento della situazione dei rom e delle altre minoranze nei propri paesi.

Questa è la strategia europea sul collocamento dei rom nei propri paesi, perché si impedisca l’immigrazione dei rom nei paesi ricchi d’Europa.

"Questa strategia viene osservata dall’Europa in modo tale che ai rom vengono promesse grosse somme di denaro ma poi vengono date le briciole", dice Rasim Ljajic. Abbiamo chiesto al governo tedesco che la deportazione dei rom venga effettuata gradualmente, perché non abbiamo soldi sufficienti e non ci sono nemmeno centri di accoglienza, e la nostra sfera di azione è dunque limitata. I rom deportati, ma anche le altre minoranze, rimangono a Belgrado oppure vanno nella Serbia centrale, perché nel Kosovo per loro non è garantita l’incolumità. Ed è proprio da questa regione che questi profughi provengono, in maggioranza."

La Serbia ed il Montenegro, in collaborazione con l’OEBS, hanno costituito un Consiglio nazionale dei rom. Il Ministero per i diritti delle minoranze ha organizzato una strategia d’integrazione per l’istruzione, l’occupazione dei rifugiati, l’accesso all’assistenza e previdenza sociale e medica, come anche la possibilità di ottenere i documenti necessari. Ma anche in questo ci sono problemi, in particolare la rinuncia a iscrivere la residenza, senza la quale i rom oltreché rimanere senza tetto, non possono nemmeno accedere all’assistenza sociale e medica.

Nada Kovacevic
Traduzione di Ivan per il CNJ

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