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Ipse dixit: il profeta Colaninno

(19 Ottobre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.comunistiuniti.it

Colaninno dichiara che: "Il vero momento innovativo in Alitalia e' stato far lavorare la gente, cioe' far lavorare quelli che prima lo facevano poco. E non e' una cosa facile".

Lo ha dichiarato il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, durante il convegno "Venti di innovazione" a Pisa, aggiungendo che "io e Sabelli abbiamo una visione calvinista del lavoro: abbiamo fatto ciò che era concordato con i Sindacati al momento dell'acquisizione. Questo ha trasformato un'azienda quasi fallita in un'azienda con risultati straordinari, che puo' competere alla pari con le altre grandi compagnie. Comunque dobbiamo lavorare ancora molto perché vogliamo che nell'ultima riga del bilancio ci sia il segno nero".

Peccato che Colaninno non si sia documentato quando ha “acquistato” Alitalia. Piuttosto che impegnarsi sui conti della compagnia di bandiera, che presto avrebbe acquistato, era spiritualmente assorbito dalla questione ideologica del modello delle Relazioni industriali da ristrutturare nel nostro paese, utilizzando Alitalia, su mandato di Confindustria e Governo, più gran parte del teatrino messo in piedi dall’opposizione. Le virgolette sull’acquisto non sono casuali visto che l’Alitalia, pubblicamente controllata dal Ministero del Tesoro, gliel’hanno regalata. Il capitale investito, ridotto all’osso, proviene principalmente da Banca Intesa, la quale a sua volta è stata nominata da Tremonti come advisor, tramite Banca Leonardo (sua controllata). Il risultato paradossale, quasi comico, se non fosse pure tragico per quei lavoratori che ne hanno subito le conseguenze, è stato che l’acquirente ha decretato il prezzo.

Capitalismo lisergico o conflitto d’interessi? Né l’uno né l’altra cosa, perché normale amministrazione se si scorrono le cronache degli scandali economici dall’800 ad oggi. In fondo, ogni tanto basta tirare pure un colpo alla botte, introdurre questioni morali e comprare il biglietto per il treno della speranza. E poi non scordiamoci che parliamo di gente dalla specchiata onorabilità … Perché proprio Banca Intesa? Facile, era esposta con Airone che a sua volta rischiava di fallire molto più che Alitalia. Così Banca Intesa piglia due piccioni con una fava: Alitalia ed Airone per un piatto di lenticchie, e mette al sicuro i capitali investiti e a rischio di estinzione. Ebbene, il “capitano mio capitano” se si fosse dedicato ai conti dell’Alitalia avrebbe “scoperto”, ben oltre le “regole” del suo amato capitalismo, che il costo del lavoro in Alitalia era decisamente inferiore di parecchi punti percentuali rispetto alla compagnie aeree di riferimento tipo British airwais, Lufthansa, Air France/Klm, Iberia. Ma anche il rapporto lavoratori-macchine (aeromobili) era favorevole rispetto agli altri competitors, così come la produttività media dei lavoratori (dati forniti dall’Association of European Airlines, ente riconosciuto a livello europeo). Dati che non sono mai stati messi in discussione, ma semplicemente omessi dai main-stream.

Mentre spulciando il resto dei conti si scopre che: dalla bottiglia di coca cola, dai costi per inutili consulenze fino alla risma di carta per una stampante veniva tutto pagato due o tre volte il prezzo di mercato. Strane alchimie del capitale. I maligni dicono che han fatto di tutto per sbriciolarla, per spolparla e portarla nelle braccia del fido Fantozzi ponendola in amministrazione straordinaria, il quale, ricordiamo ai distratti, è ben protetto dall’art. 3 della Legge 166/’08 che lo rende immune da qualsiasi azioni giudiziaria per eventuali sue “inottemperanze”. Quanti lodi alla Alfano già elargiti madama Dorè! "Povera patria", recitò anni fa Franco Battiato in un suo noto brano musicale.

Ed è stato pure difficile cannibalizzarla quest’Alitalia. Si sa, per via delle note rigidità dei lavoratori “garantiti”, e che dire poi della sua notevole capacità produttiva. Un inconveniente che non ci si aspettava. Infine, un duro lavoro certosino di ministri e faccendieri a completare l’opera. E pensare che a frittata avvenuta il Fantozzi della situazione ha ammesso che i dati AEA (Association of European Airlines) raccontavano la dolorosa realtà, riconoscendo quindi che i problemi di Alitalia risiedevano non nel costo del lavoro ma decisamente altrove. Peccato che queste ammissioni dell’amministratore straordinario giungano tardivamente. I lavoratori ancora si chiedono perché siano stati tutti così distratti …

E allora non rimane che guardare all’attuale capitano d’industria, della snella e giovine CAI-Alitalia, come a un grande profeta, re e sacerdote, che interpreta la creazione come possedimento di Dio, per governarla in sua vece come missione avulsa da una lettura concreta della realtà. Questo mandato creazionale votato al governo si compie con la sottomissione dei suoi adepti, nel disegno di una società umana a struttura gerarchico-funzionale, piramidale, data una volta e per sempre. Dovremmo allora tutti quanti sorridere a quegli apologeti del post-fordismo che declamano la fine dell’organizzazione fordista rifugiandosi nell’indefinito post qualcosa. La realtà è un po’ più complessa a quanto pare. Richiamarsi al calvinismo dunque è un fondamentale compito restaurativo e salvifico di un capitale senza più futuro. Il vecchio che avanza verso un “radioso” nichilismo nel quale sparute élite si arricchiscono senza sosta a danno della collettività … sintesi rovesciata e frutto di una reale e drammatica crisi strutturale. Questa sì che è materia, dato sensibile su cui riflettere.

Bisogna infine aggiungere che con questa dichiarazione (un po’ ardita a detta di qualche lavoratore irriverente che rifiuta il darwinismo sociale associato a questo calvinismo di ritorno) egli interpreta ed incarna al meglio uno dei Cinque punti fondamentali del Calvinismo (dal Concilio di Dordrecht): Elezione incondizionata da parte di Dio dei predestinati, oggetto di grazia salvifica indipendentemente da qualsiasi merito, per il solo ed insindacabile giudizio di Dio. Persino Bonanni ha avuto qualche dubbio, giusto qualche secondo.

Un “capitano” di una compagnia aerea che vola alto, molto alto … E’ faticoso essere un predestinato. Chissà se è della stessa schiatta del Brunetta, che dorme in parlamento e gode già di lauta pensione. Già, ma quello è un ministro, robba politica, mentre lui è uno che lavora sodo. D’altronde è calvinista!

Riccardo Filesi

www.comunistiuniti.it

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