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(La controriforma dell'istruzione pubblica)

Dal Politecnico di Torino

(5 Aprile 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.rete28aprile.it

Venerdì 01 Aprile 2011 12:17

Negli Atenei Torinesi, come in tutti gli altri Atenei italiani, sono state avviate le procedure per l'adeguamento degli Statuti alla legge 240/10, c.d. Gelmini. La FLC Nazionale, nel suo documento sulle commissioni di Ateneo, ha espresso la seguente posizione condivisa e praticata da tutti: “Fin dalla composizione delle Commissioni “Statuto”, alle quali verrà demandato l’onere di definire i molteplici regolamenti di Ateneo previsti dalla Legge, crediamo sia indispensabile dare uno spazio adeguato a tutte le componenti universitarie, così da renderle egualmente partecipi. In questo modo potranno dare il loro contributo, oltre ai docenti, i ricercatori strutturati e precari, gli studenti che in questi mesi hanno condotto una importante lotta a difesa dell’Università pubblica, il personale contrattualizzato che regge in maniera decisiva le molteplici attività degli Atenei. Per questa ragione la composizione delle Commissioni dovrebbe avere modalità elettiva.”

Al Politecnico di Torino, le RSU di Ateneo unitariamente hanno, quindi, organizzato assemblee di Ateneo con il Coordinamento dei precari della ricerca, il Coordinamento dei ricercatori, il Coordinamento dei professori associati e gli studenti.
Le richieste proposte dall’assemblea congiunta erano le seguenti:
• che tutte le componenti di Ateneo (inclusi i precari) fossero effettivamente rappresentate nella Commissione “Statuto”;
• che i dodici membri della Commissione fossero proposti democraticamente, attraverso elezioni o mediante assemblee;
• che fosse assicurata la massima trasparenza dei lavori della Commissione;
• che fosse indetto un referendum sul nuovo statuto (come previsto dallo statuto in vigore).

Le RSU del Politecnico di Torino, rispettose delle decisioni assembleari, hanno, quindi, convocato l'assemblea del personale Tecnico ed Amministrativo (TA) per eleggere le rappresentanze in Commissione Statuto, che sarebbero state, poi, proposte all'Amministrazione.
In assemblea, i lavoratori e le lavoratrici TA si sono espressi e hanno votato, a stragrande maggioranza, il candidato proposto unitariamente dalla RSU.

In questa fase, particolarmente delicata, è intervenuto il segretario provinciale della FLC, inviando via posta elettronica a tutto il personale TA una lettera firmata, tra l'altro, impropriamente, FLC del Politecnico, nella quale si afferma, testualmente, che sarebbero state accettate “senza riserve, le scelte fatte dai rappresentanti del Senato Accademico (SA) e del Consiglio di Amministrazione (CdA) e i nominativi che indicheranno”.
In altre parole, la FLC provinciale ha fornito un appoggio esplicito alle indicazioni del Rettore, che andavano in direzione opposta rispetto alle istanze condivise in Assemblea, sconfessando il ruolo delle RSU del Politecnico, legittimando e, di fatto, delegando alla sola rappresentanza del SA e del CdA la discussione e la nomina dei membri della Commissione Statuto.

Ci chiediamo come sia possibile che la FLC possa accettare e promuovere metodi e principi che violino le norme di democrazia sindacale e le stesse dichiarazioni di principio che essa stessa elargisce, legittimando le decisioni del SA e del CdA e, quindi, delle categorie e delle componenti di Ateneo che non rispecchiano in alcun modo la composizione numerica dell’Ateneo la quale consta, tra l’altro, di un numero elevato di figure precarie. La FLC torinese ha avallato acriticamente le scelte del Rettore di tenere fuori dalla Commissione Statuto il candidato più votato dai lavoratori TA ed espressione delle RSU di Ateneo.
Con questa posizione, la FLC condivide, di fatto, il sistema proposto dal Rettore e dagli organi di governo (SA e CdA in seduta congiunta) in cui viene formata una rosa amplissima di nomi dalla quale, a scrutinio segreto, vengono estratti i nominativi di coloro che faranno parte della Commissione, senza alcuna garanzia di rappresentanza per ognuna delle componenti e senza la consultazione delle componenti stesse.

Riteniamo inaccettabile questa delegittimazione delle RSU, e della stessa assemblea generale di Ateneo. Così come crediamo intollerabile e, insieme, preoccupante che la FLC torinese abbia acconsentito ad organizzare riunioni insieme al Rettore dell'Università di Torino sul tema del precariato della ricerca lasciando fuori dalla porta le rappresentanze legittimate dei precari dell’Università. Pericolo scampato, quest’ultimo, grazie alla determinazione ed alla repentina mobilitazione dei lavoratori precari alla vigilia della prima riunione convocata dal Rettore e dai suoi delegati.

Noi, lavoratori della conoscenza della FLC “La CGIL che Vogliamo”. riteniamo che il caso di Torino testimoni e sia rappresentativo di una sostanziale dicotomia tra le affermazioni di principio e le pratiche effettive promosse della FLC di maggioranza in merito all’adeguamento degli Statuti di Ateneo alla “legge Gelmini”. E deploriamo la pratica diffusa di delegittimazione delle RSU e di tutte le strutture di base dei lavoratori (precari e “garantiti”) quando queste mettono in discussione e svolgono un’azione di contrasto “sul campo” alla Legge Gelmini, all’autoritarismo diffuso e alle altre questioni che, come i tagli alle risorse dell’istruzione e la questione della valutazione scolastica dimostrano, minano alla base la regolazione costituzionale del diritto al lavoro e alla conoscenza.

L’AREA NAZIONALE FLC “LA CGIL CHE VOGLIAMO”

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