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Cosenza 7 ottobre 2011. Prove tecniche di mobilitazione

(8 Ottobre 2011)

In contemporanea a tante altre città italiane (Milano, Bologna, Pisa, Roma, Napoli, Avellino, Palermo) anche le vie di Cosenza si riempiono nuovamente di persone pronte a gridare la propria rabbia ed indignazione rispetto alle politiche di macelleria sociale varate dal governo dietro pressione dell'unione europea.
Prove tecniche di un percorso di mobilitazione generale che ci porterà a breve a riempire le strade di Roma in occasione del 15 ottobre, data di mobilitazione europea contro i piani di austerità imposti dalla banca centrale.
Solo l'inizio di un autunno che anche in Calabria si preannuncia piuttosto caldo.

Oltre mille tra studenti dei collettivi studenteschi, lavoratori dei trasporti organizzati nell'USB, disoccupati, precari, migranti, occupanti del comitato di lotta per la casa hanno attraversato le strade di Cosenza in corteo.
Noi il debito non lo paghiamo. Questo lo striscione d'apertura della manifestazione. Una parola d'ordine che ha in sé il senso di questo movimento che dalla sponda ovest dell'Europa alla grecia manifesta la propria contrarietà rispetto alle politiche imperialiste dell'UE e dei vari governi nazionali.

Ad una settimana di distanza dalla pantomimica manifestazione “di sostegno alle politiche riformatrici” del governo regionale che ha visto sfilare per le strade della nostra città le truppe cammellate del governatorissimo fascista in doppiopetto Scopelliti , Cosenza risponde con un corteo autorganizzato, antagonista ad entrambi gli schieramenti politici.
Un corteo che ha ribadito con forza la propria contrarietà ai disegni politici antisociali di attacco ai servizi: alla sanità calabrese già martoriata da anni di privatizzazioni, di tagli ai trasporti e alla scuola.

Un corteo colorato, multietnico, con lo spezzone antirazzista dei migranti rinchiusi nelle moderne carceri della protezione civile, i cosidetti C.A.R.A. che nei territori della nostra regione stanno sorgendo come funghi e nelle quali sono ad oggi concentrati oltre 2000 nostri fratelli migranti che fuggono dalla miseria in cui li hanno costretti le politiche neoliberiste dei governi occidentali.

un corteo che formalmente si è concluso nella piazza adiacente il comune di Cosenza dove è stato affisso lo striscione della Cosenza antifascista in risposta ai nostalgici dell'MSI che sabato scorso hanno marciato al fianco dei fascisti del terzo millennio della Scopelliti gang.

Al termine della manifestazione un gruppo di compagni si è spostato sotto la sede di Equitalia ET.R. sanzionando il braccio armato del governo per la riscossione dei crediti, attraverso
lancio di uova e di vernice. Con questa azione i compagni e le compagne di Cosenza hanno di fatto aperto la campagna di mobilitazione per il diritto all'insolvenza che in un contesto sociale martoriato come quello calabrese e in una fase di recessione economica come quella attuale rappresenta l'unica via d'uscita dalla condizione di precarizzazione permanente cui sono costretti le masse popolari e i settori sociali più deboli.

Non è che l'inizio.

Di seguito il volantino diffuso durante il corteo ed il manifesto e volantino della campagna per il diritto all'insolvenza

LE NOSTRE VITE PRIMA DEI LORO PROFITTI

CONTRO LE POLITICHE ANTISOCIALI DELLA BCE E DEL GOVERNO
IL 15 OTTOBRE TUTTI A ROMA


Bisogna stringere la cinghia. È l'ora dei sacrifici. Siamo tutti sulla stessa barca!!!

Queste le filastrocche ripetute da governanti, giornalisti asserviti, imprenditori, riprese da sindacati gialli e dai filistei dell'intero arco parlamentare per giustificare le misure antipopolari contenute nelle ultime manovre finanziarie. Peccato che su questa presunta barca c'è chi brinda tra i lussi e le fastosità della prima classe e chi è costretto a spalare carbone per far andare l'imbarcazione. E ancora chi in caso di collisione salirà sulle scialuppe di salvataggio e chi rimarrà chiuso nella stiva e inghiottito dal mare.

Lo scenario appena tinteggiato è qualcosa di molto più reale di quanto si possa pensare.
Gli ultimi provvedimenti finanziari, commissionati dall'unione europea al governo italiano, sono tesi a scongiurare un'altra ipotesi greca e a contenere e far rientrare il debito pubblico italiano.

Le misure contenute negli ultimi pacchetti scaricano in pieno i costi della crisi sulle fasce sociali più deboli. Con la complicità dei sindacati concertativi (CIGL-CISL e UIL) si sferra l'ultimo colpo allo statuto dei lavoratori; si deroga alla contrattazione collettiva nazionale con accordi su basi territoriali; si semplifica la legge in materia di licenziamenti con l'articolo 8; si blocca il pagamento del TFR; si anticipa al 2014 l'innalzamento dell'età pensionistica delle donne; si riducono le festività per i lavoratori.

Mentre i livelli salariali scendono impietosamente, aumentano le tassazioni dirette ed indirette. Acqua, luce, gas, benzina, affitti, trasporti, spese sanitarie aumentano in maniera spropositata. Di contro dilagano precarietà, lavoro nero, disoccupazione. Si mina la stabilità economica e i progetti di vita delle persone attraverso continui ricatti sul lavoro, licenziamenti, cassa-integrazione. Si assesta un colpo di grazia per tutta una serie di figure sociali non garantite, travolgendo finanche quei settori fino a ieri considerati privilegiati (ceti medi, redditi da dipendente statale). Con gli artifici retorici più svariati ci impongono condizioni di vita insostenibili e ci costringono a sacrifici inammissibili. Ultima la geniale trovata del pagamento del debito. Un debito il cui prezzo è riversato sulle nostre tasche.

È ORA DI ALZARE LA TESTA. Non possiamo più stare fermi ad assistere al continuo scippo del nostro presente e del nostro futuro. NOI NON PAGHEREMO IL DEBITO DI BANCHIERI E DI PADRONI. NON SIAMO DISPOSTI A PAGARE I COSTI DI UNA CRISI CHE NON ABBIAMO CREATO. IL NOSTRO FUTURO E’ NELLE NOSTRE MANI.

Il 15 ottobre sarà la giornata di mobilitazione internazionale contro l'austerità e le politiche di precarizzazione delle nostre esistenze. Una giornata di mobilitazione autorganizzata che in Italia attraverserà le strade di Roma per manifestare la nostra opposizione alle criminali politiche dell’UE e del governo italiano. Una giornata in cui ribadiremo che noi non siamo merce nelle mani di politici e banchieri, chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa è nelle nostre mani.

I SOLD SO POCHI E NUN SE PO CAMPA'
IL TEMPO DEI SACRIFIC E' FINITO
ABBIAMO GIA' DATO

Le misure presenti nelle ultime manovre finanziarie del governo Berlusconi, commissionate dalla banca europea, assestano un duro colpo alle già precarie condizioni dei settori sociali più deboli.
Aumentano le tassazioni dirette e indirette, si privatizzano i servizi (scuola, università, sanità …), si deregolamenta la legislazione del lavoro attraverso la complicità delle organizzazioni sindacali collaborazioniste.

Acqua, luce, gas, benzina, affitti, trasporti, spese sanitarie aumentano in maniera spropositata. Di contro diminuiscono salari e stipendi, dilagano precarietà, lavoro nero, disoccupazione, si mina la stabilità economica e i progetti di vita delle persone attraverso continui ricatti sul lavoro, licenziamenti, cassa-integrazione.
Ampi settori sociali fino a ieri garantiti si vedono compromessa la propria stabilità economica e sociale. Aumenta la massa di persone che non riesce a sbarcare il lunario e ad arrivare alla fine del mese.
Con la populistica retorica sul rientro dalla dilagante evasione fiscale si inaspriscono le misure di controllo e le sanzioni sui presunti illeciti fiscali.
Quasi che tale buco da miliardi di euro fosse creato dal povero cristo che non paga la multa di una macchina e non invece da palazzinari, banchieri, padroni, “onorate famiglie”, che nascondono al fisco redditi miliardari esportando nei paradisi fiscali ingenti capitali.

Mentre i nostri datori di lavoro (pubblici e privati) si permettono il lusso di ritardare i pagamenti di salari e stipendi, di ridurre le retribuzioni e nei casi peggiori di licenziare e lasciarci in mezzo ad una strada, i nostri detrattori non si impietosiscono ma stringono in maniera più feroce il cappio intorno alle nostre vite.
I tassi di interesse operati dalle banche arrivano a somigliare a vere e proprie forme di usura e strozzinaggio che mandano sul lastrico migliaia di persone che nella maggior parte dei casi si vedono pignorati automobili, case, terreni, il prodotto del proprio sudore e della propria fatica.
Ci domandiamo come sia possibile che un'azienda che fa profitti sullo sfruttamento dei lavoratori, possa ottenere agevolazioni, detassazioni e finanziamenti statali, mentre i lavoratori, i disoccupati, i precari nel momento in cui non riescono a pagare la rata di un mutuo o arrivano tardi a saldare la bolletta del gas o dell'enel si vedono recapitare puntualmente ingiunzioni di pagamento e/o pignoramenti dei propri beni.

Lanciamo una campagna di mobilitazione contro EQUITALIA E.TR. responsabile della riscossione delle imposte e dei mancati pagamenti. Braccio armato del governo per il pignoramento dei beni, fonte di impoverimento e oppressione delle nostre vite precarie.

Una moratoria sui debiti, perché se la crisi pesa sulle tasche dei padroni che “poverini” piangono miseria e invocano agevolazioni e interventi a loro favore, figuriamoci per chi a fronte di salari da fame non riesce ad arrivare alla terza settimana. Diritto all'insolvenza per liberarci dal cappio della ricattabilità e precarietà permanente.

I PRECARI E LE PRECARIE DI COSENZA

CPM - Collettivo Politico MILITANZ

Fonte

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