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La pietà delle banche

La pietà delle banche

(15 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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(Call center e lotta di classe)

Esperienze dal fronte dei call center

(5 Luglio 2012)

call call

È nota ormai la definizione di nuova ondata proletaria per gli operatori call center, ormai vera e propria macelleria per tanti giovani alla ricerca di un impiego che dia un minimo di aiuto economico.

L’esperienza che voglio riportare è un’aggressione lampo da parte del capitalismo più subdolo, con me fatto fuori dal posto di lavoro nel giro di un paio di mesi.

C’era bisogno di operatori outbound (chi chiama all’esterno per proposte commerciali) per conto di un noto gestore di telefonia, quindi consigliare contratti telefonando nelle case della gente o nelle aziende.

Il contratto per gli operatori era a progetto, ma il progetto non è molto chiaro, quello riportato burocraticamente è un qualcosa di molto astratto, senza molto senso, precisamente parlava di “chiamate utili”, cioè quelle che arrivino ad un minuto di tempo (che può anche essere di squilli a vuoto, fax, mute o di insulti, non si bada a questo). In realtà è evidente che, più praticamente, vengano retribuite le ore lavorative, ma il capitale, per mantenere viva la sua catena di fondi che girano da istituzioni a padroni, deve operare secondo schemi di parvenza professionale, invero vere e proprie trappole. In più c’era anche una miserissima paga per ogni proposta firmata ed accettata da parte del cliente, si partiva da 7 euro cadauna…

La retribuzione era un qualcosa di ALLUCINANTE, la mia persona non ha mai ricevuto paga più misera. Per farla breve si doveva garantire (facendosi due conti sulla propria produzione) un minimo di 250/300 euro mensili, invece le mie due buste paga riportavano la cifra di 160 euro netti circa. Perché? Non è dato sapere, visto che non è chiara la formula delle cosiddette chiamate utili, che venivano sì riportate in un documento di riepilogo, ma i lavoratori non avevano l’opportunità di capire quale sono state tali. Nota importantissima: le postazioni spesso funzionavano malamente, la linea era moltissime volte sovraccarica e si perdevano ore su ore, facendo palesemente scendere il rendimento, quindi l’accumulo produttivo e la paga spettante.

Poi c’è il discorso dei cosiddetti amministratori , pochissimo propensi all’ascolto e alla collaborazione, e in rapporto non chiaro con le aziende rappresentate. Punto critico anche i responsabili di sala, purtroppo per loro palesemente ingannati da un’impostazione da plutocrati, approfittando, come al solito, della spasmodica ricerca di un posto, e portati su dinamiche di lavoro diffuse in Paesi ad ultracapitalismo. Spronata la competizione fra lavoratori e non la cooperazione per il bene comune, l’aggressività nel modo di porsi che portava all’irritazione del cliente più che all’interesse, l’offesa verso il salariato (salvo poi “riabilitarlo” quando piegava la testa), anche sui propri connotati e la proposta di cosiddetti “premi” per il più bravo, cioè briciole pari ad un centinaio di euro. Bandita quindi la rete fra la manodopera stessa e verso i responsabili, declamata invece dagli stessi, parole al vento e ordini (spesso inefficienti) perentori. Io stesso ero ritenuto scomodo per la “colpa” di esprimermi verso qualcosa di mal tollerato.

Personalmente sono rimasto colpito da un’assemblea gestita da uno di questi tutor, con la rivista Millionaire in mano, tutta incentrata su un’idea di produzione maggiore, frasi fatte da manager dell’ultim’ora e silenzio totale sui problemi davvero dannosi per gli operatori. Alla mia richiesta di aiuto per quando riguardava le postazioni inutilizzabili la riunione è stata chiusa e siamo stati tutti rimandati, palla al piede, alle postazioni.

Concludo dicendo che i contratti erano comunque a scadenza trimestrale, tanto da potere effettuare un comodo ricambio di carne da macello, e che il sottoscritto è stato costretto a firmare le dimissioni volontarie perché improduttivo, mentre la realtà dei fatti dimostra come cercassi soltanto maggior chiarezza.

L’invito è sempre quello di fare rete fra compagni, discutere e trarre idee sulle proprie esperienze, io stesso sono tornato sul posto più volte a parlare con gli altri compagni e far valere la mia posizione di classe. Ormai gli operatori call center sono moltissimi e tutti più o meno in condizioni simili, è un bacino indispensabile ai servi del denaro, che però ha un potenziale rivoluzionario immane, che va unito a quello di tutti i proletari internazionali.

Martedì, July 3, 2012

LC - Battaglia Comunista

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