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Turchia, passi costituzionali

(1 Maggio 2013)

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La commissione preposta alla stesura del nuovo testo costituzionale turco dopo un mese di proroga (un rinvio di tre mesi c’era già stato nello scorso dicembre) ha concluso la seconda fase dei lavori. Ora s’avvia a una terza e conclusiva sessione entro maggio sebbene si vocifera che l’impegno scivolerà a fine giugno. Il capo della commissione e speaker del Parlamento Cemil Çiçek ha dichiarato alla stampa “Se falliamo il popolo dirà che siamo peggiori di chi puntava a colpire la Costituzione”. L’attuale Carta Costituzionale risale al 1982 ed era subentrata alla legge marziale imposta dal colpo di stato del 1980. Secondo Çiçek tutte le quattro componenti politiche nazionali (il partito filo islamico al potere e le opposizioni repubblicana, nazionalista e filo kurda) dopo le elezioni del 2011 hanno fatto seguire l’intento di riscrivere la Costituzione. Ma ha anche dichiarato che “Se la commissione, formata da tre membri per ciascuno dei quattro partiti, non produrrà una proposta concreta sarà l’intera politica a perdere credibilità agli occhi dei concittadini”.

Nelle sue considerazioni c’è il punto di vista dell’uomo d’apparato dell’Akp che dal 2002, anno d’insediamento nel Palazzo governativo di Ankara, insegue il disegno di adattare la Carta alla nuova realtà del Paese di cui la formazione è asse centrale. Gli avversari - storici sostenitori dello Stato kemalista (Chp) o suoi fanatici cultori (Mhp) - dopo uno strenuo boicottaggio hanno dovuto prendere il toro del rinnovamento per le corna. Scegliendo la tattica della presenza interna nella commissione di lavoro hanno pensato di poter meglio difendere i beneamati princìpi di laicità dello Stato. Eppure disponibilità e buone intenzioni fanno confliggere ideali e prassi. Indiscrezioni raccontano che sui 150 articoli discussi in commissione solo 28 hanno trovato coesione fra i membri. E ciò nonostante il governo, che sostiene con forza i passi costituzionali, richieda a tutti i membri di trovare un accordo sul 90% della materia discussa. Di fatto costoro, coinvolti direttamente o tramite colleghi di partito, guardano alle prossime consultazioni e ai collegi dove il proprio elettorato potrebbe castigarli per scelte neocostituzionali sgradite alla base.

Richiami a una riscrittura senza vincoli giungono da esponenti del Chp mentre secondo Akad Ata del Bdp il gruppo sta operando sotto pressione imposta dall’Esecutivo che mira a una rapida conclusione. Abbottonatissima la triade dell’Akp in commissione (Mehmet Ali Sahin, Ahmet Iyimaya, Mustafa Sentop) che finora ha evitato dichiarazioni pubbliche. Ma se questa task force dovesse fallire il partito erdoganiano è intenzionato a lanciare un proprio disegno per il referendum costituzionale, come già preannunciato a marzo dal premier in occasione d’un suo dubbioso intervento sull’esito favorevole dei lavori. La Carta Costituzionale dev’essere ratificata da almeno 330 deputati sui 367 presenti in Parlamento. L’Akp dispone di 327 voti, potrebbe cercare l’appoggio di qualcuno fra i 30 esponenti del partito filo kurdo, anche in relazione alle aperture in corso con l’importante minoranza attraverso il leader prigioniero Öcalan. Seppure Erdogan vuol conservare un personale piglio “kemalista” quando evita ogni segnale distensivo su vari fronti: quello del divieto di accesso alla simbolica piazza Taksim per la celebrazione del Primo maggio rinfiamma gli animi.

30 aprile 2013

Enrico Campofreda

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