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(29 Gennaio 2012) Enzo Apicella

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Trieste: Martedì 19 si apre il processo ai compagni coinvolti nei fatti del 12 Settembre 2003.

(17 Ottobre 2004)

La sera del 12 Settembre 2003 l'Associazione Promemoria aveva organizzato un concerto di protesta in Piazza Goldoni contro la costruzione del monumento che, dietro l'ambigua dedica alle "vittime di tutti i totalitarismi", nasconde l'ennesimo tentativo di parificare i caduti antifascisti ai loro carnefici fascisti e nazisti.
Un evento che ,evidentemente, dava fastidio a molti tanto che il primo tentativo di realizzarlo, alcuni mesi prima, si concluse in un nulla di fatto poichè la questura ne aveva vietato l'esecuzione con un ridicolo pretesto.
Già in quell'occasione non mancarono neanche gli atti di intimidazione da parte dei fascisti; uno striscione con la scritta "partigiani assassini" era stato appeso un giorno prima alla data prevista nelle immediate vicinanze della piazza.
Il 12 Settembre non vi fu da stupirsi quindi che la presenza di sbirri fosse notevole, soprattutto delle solite facce di merda della Digos (era presente anche il famigerato Passanisi, coinvolto nell'omicidio del compagno Pedro nel 1985).
E non vi fu da stupirsi nemmeno che da poco dopo l'inizio del concerto un gruppo di fascisti, vestiti alla loro solita maniera e alcuni con in mano cinghie e caschi, avesse iniziato a circolare nelle vie adiacenti al luogo dove si teneva l'esibizione.
Uno di questi personaggi cominciò, dopo circa un'ora dall'inizio della manifestazione, ad aggirarsi proprio tra il pubblico del concerto, pronunciando, fra l'altro, frasi razziste e offensive nei confronti dei numerosi sloveni presenti.
Tutto ciò, naturalmente, nella piena indifferenza dei poliziotti presenti, molto più occupati a sorvegliare gli spettatori del concerto piuttosto che ad accorgersi degli squadristi.
Ad un certo punto, inevitabilmente, il fascista viene costretto ad allontanarsi e rimane ferito.
Proprio in quel momento la polizia si "sveglia" e interviene in difesa del cosiddetto "aggredito", iniziando tra l'altro a minacciare l'identificazione dei cosiddetti "aggressori" attraverso un fantomatico filmato, poi mai più saltato fuori, neanche in sede d'indagine della magistratura.
D'un tratto alcuni poliziotti in borghese si avventano di corsa alle spalle di un compagno appartatosi in un angolo scuro della piazza.
Risulterà poi chiaro che questa vera e propria aggressione, un placcaggio totalmente gratuito e senza la minima dichiarazione verbale che potesse rendere comprensibile l'appartenenza alla polizia di questi individui, fu dovuto alla volontà di arrestare colui che veniva ritenuto, in maniera del tutto arbitraria, responsabile delle lesioni al fascista.

Il violento intervento degli sbirri provoca però una reazione di fuga da parte del compagno che nell'oscurità scambia per fascisti gli sconosciuti che gli sono saltati addosso.
Un altro compagno, vedendo quanto stata accadendo e anch'esso pensando che gli aggressori siano fascisti, colpisce uno di questi al volto.
La situazione si chiarisce infine con l'arrivo di poliziotti in divisa e i due compagni vengono portati prima in questura e poi arrestati con le accuse di lesioni (al fascista), resistenza a pubblico ufficiale e lesioni a pubblico ufficiale. Verranno poi liberati la mattina successiva.

Fino a qui gli avvenimenti del 12 Settembre.
Dopo alcuni mesi, infatti, vengono notificate ad altri tre compagni, presenti quella sera, avvisi di garanzia per reati di lesione a pubblico ufficiale ( lo sbirro colpito in volto per sbaglio dal compagno), resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e ingiurie al fascista.
Accuse totalmente campate in aria, costruite con perizie mediche falsificate ( lo sbirro lamenta oltre al colpo al viso infertogli dal compagno una lieve ecchimosi al ginocchio che si sarà procurato in chissà quale maniera e in chissà quale circostanza della sua vita), con una serie di infamate-invenzioni da parte del fascista e sulla base di un presunto reato di resistenza commesso non si sa come visto che gli unici a subire un intervento coercitivo della polizia sono stati i due compagni in seguito arrestati.
Due di questi compagni "denunciati in ritardo" ricevono altrettanti fogli di via da Trieste essendo uno residente a Gorizia, l'altro a Padova.

La vicenda si rivela, sia dal punto di vista del comportamento tenuto dagli sbirri durante la manifestazione sia per i successivi provvedimenti giudiziari, come un chiaro tentativo di intimidazione repressiva contro gli antifascisti attivi.
Una vicenda quindi che deve essere affiancata a molte altre accadute negli ultimi tempi e tuttora in corso nella nostra città e in tutta Italia.

E' oramai prassi settimanale da parte di polizia e magistratura condurre nuove inchieste repressive contro compagni comunisti, anarchici, antimperialisti, antifascisti oppure contro immigrati di fede mussulmana.
In base ai famigerati reati associativi, ampliati e inaspriti dopo gli attacchi dell'11 Settembre 2001, decine e decine di oppositori dell'ordinamento sociale imperialista vengono perseguitati e incarcerati.
Nelle piazze, durante le manifestazioni pubbliche, gli episodi di violenza poliziesca non si contano più.
La repressione di massa operata a Genova durante le giornate del G8 ha fatto scuola ed è stata riproposta persino contro i picchetti operai alla Fiat di Melfi.

I fascisti, protetti dall'impunità giudiziaria e dalla complicità delle "forze dell'ordine", compiono sempre più spesso intimidazioni e aggressioni.
L'omicidio del compagno Davide Cesare a Milano e le cariche della polizia presso l'ospedale contro i compagni accorsi dimostrano fino a che livello si può spingere l'unità squadristica di sbirri e fascisti.
La repressione, il fascismo, la mobilitazione reazionaria sono quindi le carte che la borghesia gioca di fronte alla crisi del sistema di produzione capitalista.
Una crisi che scatena le politiche antiproletarie dei governi borghesi (smantellamento del sistema pensionistico, sempre più sfruttamento per i lavoratori, messa al bando del diritto di sciopero ecc.ecc.), produce sempre più miseria per la classe operaia e per le masse popolari (carovita, licenziamenti, precarietà dei posti di lavoro), determina la tendenza alle guerre d'aggressione e alle occupazioni neo-coloniali (come il caso dell'Iraq, dell'Afghanistan, dei Balcani).
Le migliori risposte che si possono dare all'estendersi della repressione e dell'autoritarismo dei regimi imperialisti sono quelle di non cedere nella lotta e di lavorare per la solidarietà proletaria, aldilà di posizioni isolazioniste e di opportunismi vari.
Se infatti la prassi controrivoluzionaria della classe dominante è la naturale risposta alla crescita della mobilitazione contro il suo potere, allora resistere alla repressione diventa un fattore fondamentale per una strategia rivoluzionaria, in particolar modo per un percorso politico che si ponga l'obbiettivo di costruire l'organizzazione d'avanguardia delle masse popolari: il partito comunista.

ESTENDIAMO E ORGANIZZIAMO LA SOLIDARIETA' A CHI LOTTA IN DIFESA DEL PROPRIO POSTO DI LAVORO, A CHI SI MOBILITA CONTRO IL FASCISMO, A TUTTI I COMPAGNI PERSEGUITATI DALLO STATO IMPERIALISTA!

PORTIAMO LA SOLIDARIETA' PROLETARIA FRA LE MASSE POPOLARI, CONTRASTIAMO LA MOBILITAZIONE REAZIONARIE ALIMENTATA DALLA BORGHESIA! DAL NEPAL ALL'IRAQ

DIAMO IL NOSTRO SOSTEGNO ALLA RESISTENZA DEI POPOLI OPPRESSI!


Domenica 7 Novembre (Ottantasettesimo Anniversario della Rivoluzione Sovietica) cena di solidarietà alle ore 20.00 presso l'ex circolo ferroviario di Viale Miramare 53 a Trieste.
Contattateci via internet per la prenotazione.

GRUPPO 1°MAGGIO 1945
Per contatti primomaggio1945@yahoo.com

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