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Cessi la violenza in Colombia: boicotta coca cola

La repressione in Colombia è talmente alta ed elevata che ogni piccolo gesto è importante

(1 Novembre 2004)

La Tenda della Pace di Udine aderisce alla campagna di boicottaggio della Coca Cola.
Dal 1 al 13 novembre promuoveremo anche noi iniziative di mobilitazione per il boicottaggio.

Vi inviamo volantino informativo sulle motivazioni del boicottaggio e sulla situazione politica in Colombia.

Tenda della Pace di Udine tendadellapace@freemail.it


SETTIMANA NAZIONALE DI BOICOTTAGGIO DELLA COCA-COLA

Campagna di boicottaggio Coca-Cola dal 1 al 13 Novembre 2004

In occasione del ritorno in Italia del SINALTRAINAL, il sindacato colombiano promotore della campagna internazionale di boicottaggio, la REBOC (Rete Boicottaggio Coca Cola) organizza appuntamenti in tutta Italia ed invita nodi locali, enti, associazioni e singoli a promuovere iniziative di mobilitazione e boicottaggio.

Per il Sinaltrainal sara' presente in Italia Edgar Paez che partecipera' a diversi incontri.
Il calendario delle iniziative e' disponibile su http://www.tmcrew.org/killamulti/cocacola/news/settimana2004.html

per ogni altra informazione sulla campagna http://www.tmcrew.org/killamulti/cocacola/

I MOTIVI DEL BOICOTTAGGIO

Il 22 Luglio 2003 è ufficialmente iniziata la campagna internazionale di boicottaggio della Coca Cola promossa dal Sindacato Colombiano Sinaltrainal (Sind. Lavoratori Industrie Alimentari che organizza i lavoratori delle imprese imbottigliatrici della Coca Cola Colombiana e quelli della Nestle).

Coca Cola Company è accusata di "crimini di lesa umanita" quale mandante delle politiche repressive nei confronti del sindacato e dei lavoratori dipendenti delle imprese imbottigliatrici che fanno capo alla Panamco Indega Colombia, filiale della Panamerican Beverages-Panamco di Miami (Florida), di cui la Coca Cola Company possiede il 24% del capitale azionario e conta su due rappresentanti nel consiglio di amministrazione.

Esecutori di questi crimini i gruppi paramilitari che agiscono negli stabilimenti delle imprese imbottigliatrici della Coca Cola con la copertura delle Forze Armate e di Polizia dello Stato Colombiano.

In particolare il Sindacato Sinaltrainal ha subito negli ultimi 10 anni:

l'assassinio di 20 dirigenti operai di cui 3 nel corso di trattative sindacali, l'allontanamento forzato di 48 dirigenti sindacali, l'allontanamento di piu del 50% degli associati al sindacato, minacce di attentati, montature giudiziarie, sequestri e ritorsioni nei confronti dei lavoratori che hanno aderito alle lotte sindacali.

Un bilancio amaro in uno stato in cui le attività politiche sindacali, sociali svolte alla luce del sole sono e vengono quotidianamente represse attraverso i mezzi legali dell’esercito o attraverso il terrore delle AUC che intervengono là dove le grosse multinazionali hanno interessi enormi per la presenza di ricchezze inestimabili, dal petrolio alla biodiversità.

Un bilancio che va peggiorando da quando gli Stati Uniti d’America hanno varato lo scorso anno il PLAN COLOMBIA, un progetto di intervento per sradicare le piantagioni di Coca ed battere il Narcotraffico. Di fatto 1.600 milioni di dollari stanno andando a rafforzare l’apparato militare dell’esercito con l’invio di consiglieri militari (che si aggiungono agli oltre 600 presenti da anni), elicotteri Black Hack e formazione di battaglioni speciali.

Un anno fa il Sindacato Sinaltrainal ha depositato presso il Tribunale di Atlanta - USA la richiesta per l'incriminazione di Coca Cola per violazione dei diritti umani in base ad una legge del congresso Americano del 1789 denominata "Alien Torts Claim Act" emanata "al fine di "garantire la reputazione internazionale della nuova nazione e permettere a cittadini stranieri di ricorrere alle Corti Federali USA per giudicare statunitensi ritenuti responsabili di violazioni di leggi internazionali".

In data 31 Marzo 2003 il giudice della Corte Federale di Atlanta, Jose E. Martinez, ha deciso che il procedimento penale per violazione dei diritti umani - commessi da Forze paramilitari a nome delle Imprese Imbottigliatrici della Coca Cola Colombiana, Panamerican Beverages Inc - può andare avanti.

La corte ha infatti deciso che la documentazione presentata dal sindacato SINALTRAINAL è sufficiente per procedere penalmente.

Analogamente la Corte ha deciso di mandare avanti il procedimento penale presentato sulla base di un'altra legge Statunitense che tutela le vittime della Tortura (T.V.P.A.)

Anche in altri paesi - Guatemala, Filippine, Pakistan, India, Israele, Venezuela - la Coca Cola è accusata di utilizzare, direttamente o attraverso le sue filiali, l'assassinio, la violenza, la corruzione, la violazione delle leggi sul lavoro, per raggiungere i suoi fini economici.

La multinazionale è stata denunciata per discriminazione razziale, per attentare contro la salute pubblica, per danni ambientali, per contaminazione genetica e per inquinamento dell'acqua.

I PARAMILITARI IN COLOMBIA

La diffusione dei paramilitari in America Latina e in particolare in Colombia spesso viene erroneamente classificato come un fenomeno tipicamente locale, quasi una malattia endemica.


I paramilitari sono uno degli strumenti di cui si è dotato lo stato colombiano per portare avanti in maniera più agile la Dottrina della Sicurezza Nazionale (DSN), che nel corso dei decenni apparentemente ha cambiato nome, obbiettivi e finalità, passando dalla lotta al pericolo comunista a quella contro i cartelli della droga, per rimanere comunque interiormente inalterata.

Per finanziare il proprio incessante sviluppo industriale gli Stati Uniti hanno da sempre attinto alle risorse dell’America Latina e del Sud del mondo in genere. La stabilità e la crescita dell’economia americana sono strettamente legate al controllo dei paesi da cui vengono importate fonti energetiche e materie prime, questo controllo viene esercitato principalmente con tre modalità: la guerra di terra bruciata (v. Vietnam, oggi Iraq), la guerra etnica e la guerra a bassa intensità.

La terza modalità è quella più strisciante e meno visibile mediaticamente parlando, poiché l’attore principale non partecipa mai direttamente al conflitto, ma è sostituito dall’apparato statale e parastatale della nazione occupata. Ci si ritrova di fatto davanti a una nazione in guerra contro se stessa, lo stato “democratico” contro il popolo.

La DSN aveva la pretesa di dare una base di legittimità a tutto questo, sviando dal reale progetto statunitense (complice lo stato colombiano): la creazione di un ordine interno al paese per salvaguardare le strutture mondiali di dominio, il costo implicito di questo ordine e la rinuncia all’autodeterminazione del popolo.

In questa logica il ruolo dei paramilitari è stato, ed è, quello di reprimere ogni forma di opposizione.

Chi sono

I paramilitari sono gruppi di mercenari arruolati tra la popolazione. L’utilizzo di personale locale risponde a un fine mimetico (si continua a non vedere la mano americana).

Nel periodo fra gli anni 60 e gli anni 80 vivono una fase sperimentale, non c’è un vero coordinamento fra gli squadroni che terrorizzano il paese e l’addestramento non è comune, successivamente la strategia del terrore si fa più composta e dalla fine degli anni ottanta, quando la collaborazione diventa più stretta fra narcotrafficanti e paramilitari, nascono scuole che preparano alla repressione e alla tortura e che utilizzano per la formazione manuali americani e francesi (dietro a queste scuole troviamo la CIA e il Pentagono). Oggi ogni struttura è articolata al proprio interno in un Gruppo di autodifesa urbano, un Gruppo di intelligence ed uno di Supporto politico.

Fra le fila dei paramilitari è molto frequente trovare graduati dell’esercito regolare che partecipano ad operazioni che lo stato difficilmente potrebbe giustificare e che di conseguenza vengono demandate.

Quali sono i loro obbiettivi

Vengono utilizzati per un progetto politico militare che prevede: lo sviluppo nella lotta contro la guerriglia, la difesa della proprietà privata intesa anche come conservazione nel controllo del territorio, un'azione anticomunista destinata al consolidamento dei poteri clientelari locali.

Dall’inizio della loro attività hanno giocato un ruolo fondamentale nella repressione di qualsiasi forma di opposizione. Sono stati utilizzati per eliminare componenti di partito, elementi attivi della guerriglia, sindacalisti, attivisti dei movimenti contadini di liberazione, ma anche persone che si supponeva fossero simpatizzanti o vicine a dette realtà.

Strategie

La distruzione della società civile non è portata avanti solo con mezzi militari. Le modalità in cui avvengono gli assassini e le torture sono esemplari, devono lasciare traccia indelebile nella memoria dei sopravvissuti. Vengono stilate delle liste dei soggetti da eliminare che poi vengono rese pubbliche, morti annunciate a volte con mesi di anticipo. L’unica alternativa è la fuga. Si fa vivere la popolazione in uno stato di perenne terrore in un disegno che a tappe prevede l’annullamento di ogni volontà di contrapposizione nelle generazioni presenti e future, per rendere accettabili successivamente programmi sociali alternativi a quelli dei leadar sindacali e di movimento. Programmi gestiti dalle stesse forze paramilitari in cui è prevista la creazione ad hoc di nuovi sindacati e strutture che permettano uno sviluppo in una situazione finalmente normalizzata e pacificata. Il fine ultimo è la costruzione di una nuova società di stampo fascista.

Alcuni dati sulla violenza

- primo semestre 1996 Urabà 692 omicidi, 287 famiglie sfollate, 60 persone scomparse;

- 1/3/1997 Sucre una banda di “incappucciati”, lista alla mano, ammazza 8 persone e ne sequestra 13;

- 30/5/1997 nella Sierra Nevada 6 contadini assassinati mentre aspettano il salario;

- 27/4/1998 Urrao assassinati 20 contadini. Meno di 10 giorni e vengono fucilati ed incendiati i corpi di 22 “campesinos”, tra essi una bambina di 6 anni. Il massacro era stato annunciato;

- 21/6/1998 El Diluvio assassinate a colpi di macete 8 persone;

- 5/7/1998 Meta e Vichada assassinate 24 persone tra cui 2 bambini.

- …questa guerra interna dura da più di 40 anni, produce oltre 40.000 morti violente all’anno, un sequestro ogni tre ore, 300.000 persone scomparse, 2 milioni di sfollati che fuggono dalle loro terre.

Ruolo dello stato

Lo stato colombiano fin dall’inizio porta avanti una politica di legittimazione dei paramilitari. Dal ’65, con l’art.33 della legge 3398, in poi abbiamo un susseguirsi di tentativi di portare in ambiti di legalità questi “corpi di sicurezza”, alternati a teoriche prese di distanza nei momenti in cui la comunità internazionale si solleva indignata dallo scempio dell’eccidio. L’impunità è la regola non scritta. Bisogna sempre tenere conto che i corpi paramilitari rispondono a una strategia dello stato e che all’interno di essi ci sono componenti di spicco del mondo militare regolare. I paramilitari sono una delle espressioni deviate dello stato colombiano, che a sua volta porta avanti la logica unipolare dell’America.

Non ci sono indagini obbiettive, processi reali, punizioni effettive. I provvedimenti presi sono delle farse ad uso e consumo dell’opinione pubblica internazionale.

SITI DI RIFERIMENTO E DI APPROFONDIMENTO

- http://www.tmcrew.org/killamulti/cocacola
- http://www.sinaltrainal.org
- http://www.terrelibere.it/nuncamas.htm
- http://criminologia.advcom.it/colombia_innocenti.htm

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