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Morti bianche

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(1 Settembre 2011) Enzo Apicella

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CAGLIARI, LE RAGIONI DEL SIT IN DEI MIGRANTI E CON I MIGRANTI

SIT IN DEI MIGRANTI E CON I MIGRANTI IN PIAZZA PALAZZO, FRONTE PREFETTURA, VENERDI’ 17/01, DALLE ORE 10.00 ALLE ORE 13.00

(15 Gennaio 2014)

Cagliari –mercoledì, 15 gennaio 2014

CAGLIARIRAGIONI

Se il mare antistante Lampedusa fosse uno stagno, a quest’ora sarebbe stracolmo: tanti sono i corpi di donne, uomini e bambini che a causa di politiche “restrittive” in materia di emigrazione lì sono anne-gati e tanti sono stati i politici, i porporati, i coccodrilli di stato che lì sono andati a versare le loro la-crime. Lacrime di circostanza, di afflizione, e sempre ci hanno ripetuto che “quella” sarebbe stata l’ultima tragedia. L’ultima! Fino alla prossima. Perché le tragedie (questo genere di tragedie) conti-nueranno fino a che non verranno cambiati i presupposti che queste tragedie le provocano. Perchè esse non sono frutto del “cinico e baro” caso ma frutto di politiche restrittive in materia di emigrazione. Politiche che molto spesso sconfinano nel razzismo.

Adesso quegli esseri umani approdati a Lampedusa e sulle coste meridionali dell’Italia vengono divisi e a molti di loro non viene riconosciuto il diritto a restare in Italia, con valutazioni arbitrarie e di opportunità di Real Politik, essendo evidente le carenze di diritti e di democrazia esistenti negli stati di provenienza.

Nessuno dei paesi dell’Unione Europea vuole adottare una misura che preveda di aprire le frontiere ed accogliere i migranti; preferiscono elargire danari ai paesi interessati da flussi migratori imprevisti che poi molto spesso vengono spesi in armamenti e mezzi di repressione, o per tenere aperte prigione nel deserto nei paesi di transito, eppure esistono direttive che prevedono la possibilità per i paesi dell’Unione di concedere lo status di rifugiato almeno per un anno, come forma di protezione temporanea alle persone in fuga da paesi e regioni interessati da gravi crisi che provocano esodi massicci.

Si rifugiano nell’odiosa e demagogica distinzione tra profughi e clandestini, tra richiedenti asilo e migranti economici, per questi ultimi non sono previste forme di accoglienza e redistribuzione nei vari paesi europei; questa distinzione prelude da una parte a rimpatri collettivi forzati illegittimi e dall’altra ad internamenti in luoghi isolati e spersi nelle campagne (vicino all’aeroporto di Cagliari, nel nostro caso); in questo ultimo caso l’unico obiettivo per i migranti non è rientrare nel loro paese di provenienza, ma è la fuga, con il rischio di suscitare forti tensioni con le comunità locali.

Anche il governo italiano, se volesse, potrebbe attivare quelle misure di carattere eccezionale di pro-tezione temporanea consentite dall’art.20 del Testo unico sull’immigrazione allo scopo di gestire si-tuazioni di afflusso massiccio di persone che fuggono da paesi in condizioni di grave instabilità.

La mancata concessione di una qualsiasi forma di visto o regolarizzazione anche temporanea deter-mina la caduta di questi esseri umani nella clandestinità, nell’assenza totale di diritti, nell’impossibilità di avere un contratto di lavoro e un contratto di affitto. Il conseguente utilizzo schiavista che viene fatto della manodopera migrante viene usato come segmento di attacco per l’abbassamento dei diritti generali dei lavoratori e delle lavoratrici e degli strati popolari della società.

Chiediamo che la Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite sui Diritti dei Lavoratori Migranti e loro Familiari, la cui adesione è stata aperta nel 1990, venga ratificata dal Governo italiano.

I governi occidentali che a volte si propongono come difensori dei diritti umani, poi, all’atto pratico, accampando motivazioni di ordine pubblico, di interesse nazionale, violano quegli stessi diritti in nome di interessi “superiori”. L’Italia non può fingere di ignorare le proprie responsabilità storiche nei confronti di alcune di queste nazioni da dove provengono i migranti né le responsabilità attuali che ha nei conflitti interni di alcuni di questi stati. Si faccia carico, dunque, di proteggere tutti i cittadini che fanno richiesta di accoglienza predisponendo una seria politica per questi cittadini. E anche perché non si può dimenticare una triste pagina di storia anche abbastanza recente che ha visto tanti italiani costretti ad emigrare per ragioni politiche e di razza, nonché per ragioni economiche.

E una nuova ondata di emigrazione sta partendo dall’Italia per ragioni economiche, legate alla crisi. E non si capisce perché essere umani che vivono in zone disastrate dalla miseria, povertà, carenza di di-ritti, opportunità e democrazia, governata da militari golpisti e burocrazie corrotte, non possa anch’essa aspirare ad un futuro migliore.

Noi non vogliamo vivere in un mondo dove esista la libera circolazione delle armi (usate per oppri-mere popoli da cui provengono i migranti), un mondo dove i capitali possono circolare liberamente, e non venga prevista la libera circolazione degli esseri umani.


Per questo chiediamo:

- la protezione internazionale per rifugiati e richiedenti asilo, con l’applicazione delle leggi esi-stenti

- che venga riconosciuto un visto e/o una protezione umanitaria anche sussidiaria

- la concessione del visto Schengen per tutti gli immigrati ‘economici’ in transito in Italia e che dichiarino di volersi recare in altri paesi europei


Nel corso del SIT IN si svolgerà una
CONFERENZA STAMPA dove saranno rese note le motivazioni della protesta.



Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.
( don Lorenzo Milani )

USB SARDEGNA

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