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Salvate la Sanità

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(28 Novembre 2012) Enzo Apicella
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Il Servizio Sanitario Nazionale è sull’orlo del baratro: eliminare ogni finanziamento ai privati e tornare allo spirito originario del SSN

(3 Agosto 2023)

usb pubblico impiego

Il rapporto sul “Coordinamento della finanza pubblica” della Corte dei Conti certifica nero su bianco l’esistenza del baratro nel quale è destinato a precipitare il Servizio Sanitario Nazionale. L’inflazione che già oggi divora l’esiguo finanziamento del Fondo sanitario nazionale causerà nel 2024 una diminuzione reale dell’11,5% e saranno 15 i miliardi che verranno a mancare rispetto a quanto previsto dal DEF.

Sempre 15 sono le regioni che, a causa del deficit eccessivo dovuto anche ai mancati trasferimenti dei rimborsi per le maggiori spese sostenute per fronteggiare l’emergenza Covid, rischiano il commissariamento e di entrare nel piano di rientro finanziario con l’obbligo di tagliare quel poco delle prestazioni e dei servizi rimasti. Già ora è compromesso il diritto alla cura e in 7 regioni non viene garantita l’erogazione dei LEA.

Sempre la Corte dei Conti evidenzia che, a livello nazionale, a fronte delle prestazioni saltate durante il Covid, solo il 66% dei ricoveri ospedalieri è stato recuperato, mentre nelle regioni del Sud già abbondantemente interessate dai commissariamenti, il dato si ferma al 40%. Sovrapponibili sono i dati del recupero per esami e visite specialistiche con il Sud ancora indietro, immobile al 15%. A questo si aggiunge la “rimodulazione” degli obiettivi per la sanità del PNRR che prevede la soppressione di 414 Case di comunità e di 96 Ospedali di comunità e che, la fantasia non manca davvero, dovrebbero essere in seguito rifinanziati con i fondi per l’edilizia sanitaria stanziati nel 1988 e mai spesi.

In più ci chiediamo, a fronte del folle tetto di spesa per il personale – che non può superare quello dell’anno 2004 diminuito del 4% - come verrà reperito e retribuito il personale medico e infermieristico che dovrà lavorare nelle superstiti strutture territoriali e ci domandiamo come si convinceranno i Medici di medicina generale a lavorare nelle Case di comunità vista la strenua resistenza opposta sino a oggi. Vengono mantenuti invece gli obiettivi relativi alla telemedicina con la concreta prospettiva che le popolazioni di interi territori in zone disagiate e con scarsa densità demografica vengano abbandonate a loro stesse e addio alla sanità territoriale tanto invocata durante il Covid.

Non poteva poi mancare il solito raccapricciante appello dei padroni della sanità privata che, mai sazi, si mettono a disposizione, bontà loro, per ridurre le liste di attesa e recuperare le prestazioni invocando una “seria programmazione” fra pubblico e privato. Chiaramente questa “seria programmazione” potrà avvenire solo eliminando definitivamente il tetto di spesa per l’acquisto di prestazioni dal privato e, a conforto di questa richiesta, viene portata l’efficienza nello spendere integralmente quanto stanziato per l’abbattimento delle liste di attesa rispetto al pubblico che, a causa della mancanza di personale, è invece in difficoltà. Raccapricciante e comico se si pensa che il personale sanitario è sottopagato rispetto agli altri paesi europei, che è sottoposto a turni di lavoro massacranti e che preferisce andare appena possibile in pensione, oppure licenziarsi e lavorare poi a gettone, per sottrarsi a condizioni di lavoro impossibili.

Insomma una situazione drammatica che poco fa sperare sul futuro, una situazione che per essere invertita ha necessità non dei 4 miliardi dei quali è a caccia il Governo, ma di un completo cambio di visione che riporti il SSN allo spirito originario della sua istituzione, nel rispetto dei reali bisogni dei territori e con l’eliminazione di qualsiasi forma di finanziamento e di commistione con il privato.

Tutela del diritto alla salute, finanziamenti, assunzioni e rinnovo dei contratti, questa è l’unica strada percorribile e USB, come sempre, sarà in prima fila per rivendicarla.

USB Pubblico Impiego - Coordinamento nazionale Sanità

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