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Pomigliano d’Arco: sul suicidio di Peppe, "uno di noi"

(5 Febbraio 2014)

Pomigliano d’Arco, 5 febbraio 2014

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IERI SI E’ SUICIDATO PEPPE, “UNO DI NOI”, UNO DEI 1.400 CASSINTEGRATI FIAT SENZA FUTURO. ALTRO CHE “DISTURBI PSICHICI O DEPRESSIONE PER QUESTIONI FAMILIARI”, PEPPE E’ STATO AMMAZZATO: DALLE COMPLICITA’ POLITICHE, SINDACALI ED ISTITUZIONALI COL “PIANO” DI MARCHIONNE CHE HA MANDATO A ROTOLI LA FIAT PRECIPITANDO I LAVORATORI E LE LORO FAMIGLIE NELLA DISPERAZIONE, E CHE STA DISTRUGGENDO L’INTERA ECONOMIA TERRITORIALE


Ieri è toccato a Peppe De Crescenzo, operaio della Fiat di Pomigliano e militante dello Slai cobas da 6 anni confinato, insieme ad altri 300 operai, al reparto fantasma della - inesistente - Logistica di Nola e da allora in cassa integrazione senza futuro. Peppe si è impiccato ieri pomeriggio nella sua casa di Afragola. Peppe era, ed è, “uno di noi”! Lo ricordiamo con affetto, sempre in prima fila in tutte le mobilitazioni col megafono in spalla e macchina fotografica a tracolla.

Per la disperazione, a Pomigliano d’Arco, appena qualche giorno fa stava per suicidarsi lanciandosi dal tetto insieme ai suoi tre figli M. D. moglie trentaduenne di un operaio della Fiat di Pomigliano da 7 anni licenziato arbitrariamente dall’azienda ed ancora in attesa della causa rimandata alle “calende greche” dai giudici del Tribunale del lavoro di Nola. La notte dello scorso ottobre un altro operaio della Fiat di Pomigliano in cassa integrazione ha tentato il suicidio gettandosi dal cavalcavia dell’ A16 (autostrada Napoli.Bari) a Marigliano. Già nell’agosto del 2011 C. P. operaio della Fiat di Pomigliano di 44 anni di Scampia (NA) tentò il suicidio tagliandosi le vene dei polsi ed infliggendosi profonde ferite al collo ed all’addome dopo aver ricevuto la lettera dall’azienda che gli comunicava la permanenza in cassa integrazione per altri due anni. Il 1° maggio 2010 M. C. addetto in cigs da anni al polo logistico di Nola, dopo essersi licenziato appena un mese prima dalla Fiat per disperazione, si suicidò lanciandosi giù dal balcone della propria casa di Castellammare. Sono ormai decine le minacce di suicidio fatte pervenire alla Fiat (ai capisquadra, agli assistenti sociali, al direttore di stabilimento ed alla direzione del personale di Torino) da lavoratori disperati che si vedono precluso dalla Fiat ogni futuro.

A fronte della tragedia industriale, sociale ed umana causata dalla Fiat con la conseguente escalation di gesti disperati ci colpiscono come un pugno nell’occhio gli asserviti “depistaggi” della prevalenza del sistema mediatico (che in quasi tutti i casi ha omesso l’evidente collegamento con la Fiat) ed orientati anche dalle “veline minimizzatrici” delle forze dell’ordine, il tutto a coprire le gravissime responsabilità aziendali.

Anche per questo la necessità di ricostruzione e rilancio della mobilitazione dei lavoratori contro i piani di barbarie industriale della Fiat e dei suoi complici rappresenta oggi non solo la necessaria risposta per la tutela occupazionale ma un forte presidio di tenuta democratica per l’intera società. E’ per questo che oggi Peppe vive e lotta ancora insieme agli operai ed insieme a noi, le loro donne.

Comitato Mogli Operai Pomigliano

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