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L'evasore fiscale

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I patti clandestini del governo Renzi

(26 Giugno 2014)

La democrazia italiana ha un sistema di regole che in questo momento appare quanto mai irriso e confuso. C’è un livello politico di accordi fuori sistema che tuttavia valgono più degli accordi formali. E così riformare la Costituzione è diventato più semplice che far votare una legge

A quale maggioranza risponde l’attuale governo? Formalmente, il PD ha i non molti voti della sua tornata elettorale più infelice; ma Renzi ha l’abitudine di consultare Forza Italia e la Lega prima ancora di riferire a via del Nazareno e al Parlamento. Sono veri e propri patti, anche se non formalizzati, perché non è formalizzato in nome di quale potere o funzione Silvio Berlusconi deve dire la sua sulle riforme istituzionali e la Lega ha incaricato niente meno che Calderoli, l’autore del Porcellum, a scrivere con Anna Finocchiaro le formule dell’abolizione e ricostituzione del Senato.
La senatrice Finocchiaro si duole altamente che il governo l’abbia abbandonata sul tema dell’immunità che sarebbe ancora concessa al nuovo Senato, cioè a quegli eletti che sarebbero nominati per esercitare il proprio incarico. “Che cosa vogliono da me?” si lamenta ripetutamente alludendo al Presidente del Consiglio e alle chiomate creature che costituiscono il governo. Ma non è difficile capire che vorrebbero da lei il rispetto per delle regole fissate in altra sede, appunto con Forza Italia e Lega, senza che il governo ne risponda letteralmente. Anzi, Renzi le ha fatto sapere con qualche ruvidezza che considera il problema dell’immunità parlamentare per i senatori del tutto secondario. E questa dichiarazione, mentre da tutte le parti gli abbienti incaricati di questo o quel lavoro pubblico stanno dando l’assalto alla diligenza che hanno più vicino, non è la meno sorprendente.
C’è da chiedersi che idea ha l’Italia, stampa compresa, della democrazia rappresentativa. Se ne può pensare anche molto male, ma è innegabile che essa ha un sistema di regole che in questo momento appare quanto mai irriso e confuso. C’è un livello politico di accordi fuori sistema che tuttavia valgono più degli accordi formali: nessuno si sogna più di ricondurre il PD nel Parlamento italiano al semplice posto che gli avevano assegnato le ultime legislative, tutti aspettano di sapere, sia pure in forma ellittica, che cosa Forza Italia, mai ridotta a così modeste proporzioni, e idem la Lega, decidono nel merito della ristrutturazione della democrazia italiana. Però non si può dire in chiare lettere, insieme rivalutando Berlusconi e negandogli il ruolo che gli viene dato. In questi giorni, il Movimento 5 Stelle e Renzi “se parlen” insomma qualcosa di meno che essere già fidanzati, ambedue i soggetti fanno sapere che sperano ciascuno di approfittare dell’altro, fino a calcolare al millimetro quali saranno i rispettivi ambasciatori all’incontro che avverrà nei prossimi giorni. Certo nessun atto della Camera lo registrerà, ma sarà quello che conta. Sta di fatto che l’Italia ha bisogno di riforme istituzionali urgenti, almeno così si dice, ma esse si stanno facendo nel modo più strano e opaco, come se si volesse battezzare un bambino portandolo in chiesa nottetempo.
Tutto questo sembra una prova di particolare efficienza e rapidità del nostro Primo Ministro; e per primi i giuristi che finora stavano alla custodia della correttezza dei nostri istituti, da qualche settimana evitano di prendere posizione. E così la stampa: apparentemente, tutti – partiti e media – sembrano convinti che il Senato vada abolito, nessuno ha ricordato le ragioni per cui la Costituente del 1948 lo ha voluto proprio come Camera di seconda lettura, non per gusto di ripetere, ma rafforzarne le scelte. Non è che gli italiani siano stati messi davanti allo stesso scenario per decidere se fosse ancora giustificato oppure no; la democrazia riammodernata appare elastica, a volte rigidissima, a volte facile da eludere, ma con questo sistema non si sa più né che cosa è legale nella sostanza e nella forma, né che cosa non lo è. Riformare questo o quel pezzo della Costituzione è diventato più semplice che far votare una legge.
È nel pieno di questo baillame che l’Italia si vanta di piegare le rigidità dei bilanci europei stabilite dai trattati. Ieri veniva elogiata la flessibilità di Angela Merkel, convinta perfino ad accettare come ministro degli esteri d’Europa la signora Mogherini di cui non abbiamo modo di conoscere l’esperienza né le gesta: manifestamente, si spartiscono i posti in Europa in un mercato nel quale ognuno porta i suoi e non ci sono criteri di visibilità o di giudizio accessibili a tutti. La distanza fra gli incarichi dell’Unione e la gente che dovrebbe votarla non può che allargarsi offrendo spazio ai populismi che sembrano spaventare tutte le forze politiche, salvo le multicolori facce dell’estrema destra. La preoccupazione dei primi giorni è durata non più di una settimana.

25/06/2014

Rossana Rossanda

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