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NOMINE EUROPEE: TRA POTERI FORTI E MANUALE CENCELLI

(17 Luglio 2014)

Alla fine la “balena bianca”, la vecchia e sempiterna DC, ha avuto una sua sorta di rivincita postuma: le nomine europee sono state rinviate addirittura alla fine d’agosto, dopo che sono stati espletati in quel di Bruxelles tutti gli antichi riti di Piazza del Gesù comprese un numero imprecisato di cene (ne riferisce ampiamente Luigi Offeddu sulle colonne del “Corriere della Sera”).
La causa dirimente di questo pasticcio che smentisce ancora una volta l’idea renziana della “politica di corsa” è stata una controversia tutta interna ai democristiani italiani, la stessa controversia che aveva causato qualche mese fa un inopinato cambio della guardia a Palazzo Chigi tra Enrico Letta e Matteo Renzi: in ogni caso entrambi assurti al soglio con pratiche al limite, se non extra, della Costituzione Repubblicana.
Hanno giocato a determinare questa situazione di stallo, in un’Unione Europea che si è contrabbandato dovesse assumere una funzione “politica” sottratta com’era in passato al peso della tecnocrazia pura, il confronto tra il “Manuale Cencelli” e i classici “poteri forti”.
Lo scontro Renzi/Letta ha, infatti, preso le mosse da un lato dalla pretesa dell’attuale presidente del consiglio italiano di imporre la propria visione nella distribuzione dei pani e dei pesci assegnando il posto ad una componente del suo “cerchio rosa”, dall’altra è invece emerso il peso degli antichi poteri forti legati ai centri strategici e finanziari di marca più atlantica che democristiana.
Appare evidente, infatti, che le obiezioni alla candidatura di Federica Mogherini sollevate da alcuni paesi dell’Est Europeo e significativamente dalle repubbliche baltiche (e non dalla Polonia) derivassero da un input di marca USA da comprendersi come derivato interamente dalla nuova logica bipolare che sta prendendo il posto dell’egemonia esercitata dalla sola superpotenza americana dall’indomani dello scioglimento dell’URSS.
Naturale la saldatura con la candidatura Letta (addirittura alla Presidenza) frutto del lavorio dei circoli più esclusivi della massoneria finanziaria e strategica, delle varie Trilateral, Bildeberg, British Council e chi più ne ha più ne metta, dal cui ambito originò la stessa candidatura Monti.
Due operazioni contrapposte di puro potere, senza alcun nesso con idee in qualche modo richiamate a una qualche realtà effettiva di differenziazione politico – strategica: prova ne è, nel frattempo, l’assoluta inanità dell’Europa rispetto al dramma palestinese, inanità cui corrisponde quella del governo Italiano ormai rappresentato sul piano internazionale da un gruppo di crocerossine in forza al settore aiuti umanitari dell’ONU.
L’Italia ancora una volta, dunque, crocevia degli intrighi più diretti dell’alta finanza collocata nell’ambito del vecchio atlantismo.
Una dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, della vacuità parolaia del proclamato cambiamento a tutti i livelli: cambiamento che, invece, sotto l’aspetto della svolta autoritaria sta paurosamente avanzando all’interno ha dimostrazione, tra l’altro, della difficoltà di cessione di ruolo dell’antico “Stato – Nazione”.
Ragioni accresciute e da vendere per portare avanti una “opposizione sistemica” e la richiesta di rottura dell’UE. Su questo, a sinistra, non si riesce proprio a quagliare: ma si tratta di un altro discorso.

Redazione Perchè La Sinistra

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