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(21 Settembre 2012) Enzo Apicella

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(Il saccheggio del territorio)

BAGNORE 3 e 4: UN AFFARE, SI’, MA SOLO PER L’ENEL

(15 Agosto 2014)

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Con la centrale Bagnore 4, l’Enel si appresta a condurre in porto un investimento di 123 milioni che ne renderà 50 (quasi puliti) ogni anno per decine d’anni (310 milioni di kw/anno che venduti all’utente finale rendono circa 52.7 milioni di euro), un vero bengodi anche per gli standard della coraggiosa imprenditoria italica, tutta concentrata nell’unico settore certamente remunerativo, quello dei servizi indispensabili, e quasi esclusivamente spartito sulla base delle “compagnie di merenda”.

Senza contare che su ogni kw prodotto con la geotermia, l’Enel acquisisce certificati verdi con i quali può mantenere in esercizio centrali a carbone senza pagare le penali previste dal protocollo di Kyoto (perseguendo il singolare risultato di inquinare gratis due volte).

Al territorio amiatino, di questi prodigiosi incassi, l’Enel lascia 0,8 milioni per i salari dei 20 assunti e 2.6 milioni di “compensazioni ambientali” (ma solo per i primi 10 anni), una percentuale risibile del fatturato (4,9%) se commisurato con le royalties che incassano nazioni nordeuropee per lo sfruttamento del sottosuolo (la Norvegia, per citarne una, arriva ad incassare il 93% del fatturato), ma da noi, si sa, quello che ai cittadini appare un bene collettivo, ai politici pare “roba di nessuno”, da regalare con munifica liberalità alla voracità privata.

Abbiamo sentito Montemaggi vantare 70 mila TEP (tonnellata equivalente petrolio) risparmiate all’ambiente, ma rimarchiamo che ha omesso di dire delle decine di migliaia di tonnellate di anidride carbonica liberate in atmosfera insieme a tutti gli altri inquinanti nonostante i decantati filtri Amis: arsenico, acido borico, ammoniaca, radon, antimonio, etc.; lo stesso raccontare che le emissioni “…sono comunque sostitutive di quelle naturali…” è una menzogna: dovrebbero infatti spiegarci come sarebbero uscite le tonnellate di vapori magmatici imprigionati a 4.500 metri di profondità senza l’aiuto delle trivelle!
Peraltro la favoletta della geotermia pulita è stata definitivamente smontata dallo studio Basosi/Bravi che equipara le emissioni delle centrali amiatine quasi a quelle a combustibili fossili (carbone, petrolio).

Quanto al “perfetto inserimento ambientale” all’interno di un Sito di Interesse Comunitario (SIC), di un Sito di Interesse Regionale (SIR), di una Zona di Protezione Speciale (ZPS), di una zona a massima pericolosità di frana (PF4), di una zona ad alta sismicità (Cat. 2), basta rileggersi il contributo istruttorio rilasciato dalla Soprintendenza di Siena: “…considerare una posizione meno invasiva e meno visibile dalla strada provinciale……valutando di modulare diversamente gli impianti per evitare una concentrazione visiva tra le due centrali…”, oppure molto più semplicemente farsi un giro verso il Monte Labbro per rendersi conto dello scempio causato da questo nuovo impianto.

Come si usa in Italia: i profitti vanno tutti ai privati (se ben relazionati con la politica) e a cittadini e territori, qualche briciola e tanto, irreparabile, disastro ambientale e sanitario.

Noi continueremo la nostra lotta per difendere il territorio e la salute, augurandoci un ravvedimento, anche se tardivo, degli amministratori che già oggi iniziano ad avere qualche ‘dubbio’, affinché si chiuda il capitolo tossico della geotermia industriale e si cominci a lavorare per uno sviluppo legato alle potenzialità che l’Amiata, fortunatamente, ancora offre.

14/08/2014

Sos Geotermia e Beni Comuni Grosseto

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