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SCUOLA: LA PERICOLOSITA’ DELL’IDEOLOGIA

(26 Agosto 2014)

L’ingresso dei capitali privati nella scuola pubblica, un’esigenza fin qui bloccata da “pregiudizi ideologici”: è questa la frase più pericolosa contenuta nella presentazione svolta ieri dal ministro della Pubblica Istruzione al riguardo di un’ancora futuribile “riforma”.
La pericolosità di questa frase sta tutta in una parola “ideologia”, perché quando si punta a superare presunti “pregiudizi ideologici” significa che se ne vogliono introdurre altri e opposti.
Ci si augura che questa lezione, del tutto fondamentale, sia stata imparata e sia non si caschi più in trappole consimili da parte dei sindacati e della sinistra: anche se non sarà facile perché ormai i più appaiono impregnati – appunto – di questa pregiudiziale “anti – ideologica” che ha sempre storicamente significato assumere l’ideologia degli “altri”
Anche perché le frasi riassuntive diffuse a mezzo stampa al riguardo delle dichiarazioni del Ministro sono intrise di mera ideologia: merito, autonomia, formazione, ecc., ecc. : parole vuote se non accompagnate dalla sostanza dei fatti.
E la sostanza dei fatti si vorrebbe proprio attuarla: detassazione delle scuole private, sponsor altrettanto privati, legame stretto tra la scuola e i centri di potere economici (non a caso si scrive di sponsor privati in particolare per i “laboratori tecnici”) cui sarebbe demandata la parte più alta della formazione, “meritocrazia” per quegli insegnanti ovviamente ossequenti alla volontà del regime.
Una scuola posta al servizio del capitalismo, così come la scuola del fascismo era asservita al regime.
Chi ci sta ci sta, ma per i progetti bisognerà avere i soldi degli sponsor privati che saranno a disposizione di chi sarà già collocato in “posizione favorevole” per acchiapparli.
C’è poi un’altra frase nel riguardo del rapporto tra pubblico e privato che va riportata per intero e risulta essere del tutto emblematica: “Noi dobbiamo offrire un progetto educativo complessivo. …La Libertà di scelta educativa nel nostro Paese non è mai stata garantita. Il rapporto con le paritarie si risolve insieme senza pregiudizi ideologici, che pesano più dei soldi”.
Ancora si tocca quel tasto “ideologico”: come se il concetto universalistico della scuola come inteso dalla Costituzione fosse – appunto – un fattore di tipo ideologico e non il punto di partenza per la crescita collettiva di intere generazioni che hanno caratterizzato la ripresa e lo sviluppo del nostro Paese.
Questo processo si è arrestato, all’interno di una degenerazione complessiva nella qualità della produzione e dell’offerta culturale, proprio quando il “privato” ha fatto irruzione condizionando finanziamenti, programmi, logica di fondo del sistema scolastico: anche per quel che riguardava lo “status” degli insegnanti, colpiti anch’essi dal “virus” della precarizzazione dominante da cui è nato l’intreccio perverso che oggi si tende, strumentalmente, a denunciare.
Può nascere davvero una nuova scuola: questa sì ideologica e di “classe”, riservata a pochi, alla costruzione cioè di un’ossequente “élite dirigente” lasciando sul fondo tutto il resto.
Questa è ideologia: ideologia da combattere, stando nettamente dall’altra parte riprendendo a combattere per l’egemonia culturale.
Infine: non c’è una parola sull’Università. Che cosa si sta preparando di “ideologico” capitalisticamente parlando su quel fronte?

Franco Astengo

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