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Freedom Flottilla 2

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(13 Dicembre 2010) Enzo Apicella
Si prepara una nuova Freedom Flottilla internazionale per Gaza

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In solidarietà con il popolo curdo, per la cessazione dei bombardamenti e della repressione da parte della Turchia

Cesena, Venerdì 7 agosto: Presidio in Piazza del Duomo (ore 20.30)

(5 Agosto 2015)

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La turchia attacca i curdi: i pochi che veramente combattono l’isis stop bombardamenti!

La mattina di lunedì 10 Luglio a Suruç nel giardino del centro culturale Amara è esplosa una bomba durante un raduno dei giovani socialisti della SGDF (Federazioni delle Associazioni dei Giovani Socialisti). Un kamikaze si è fatto saltare in aria provocando la morte di circa 30 ragazzi e oltre 100 feriti: una strage di giovani socialisti, tra i quali si trovavano anche due giovanissimi militanti anarchici. Erano giovani turchi e curdi che si sarebbero recati di lì a poco a Kobane, città simbolo della resistenza al Califfato Islamico, per portare aiuti e costruire una biblioteca. Il ricordo di questi giovani martiri non dovrà mai svanire, ed il loro coraggio e impegno nel combattere per la libertà ci deve essere d’esempio. Di questa orribile strage però pochi sanno e pochi si ricordano: complice l’assurda non curanza dei media che ha dedicato a questi giovani eroi non più di qualche titolo e qualche scarsa descrizione dei fatti.

Più assurdo però è il seguito che questo attentato ha avuto in Turchia: il governo turco dapprima ha inspiegabilmente oscurato Twitter (non è la prima volta che accade), per impedire che circolasse qualsiasi tipo di materiale audiovisivo sulla strage, e poi ha represso violentemente le manifestazioni di solidarietà con le persone uccise. Tale violenza sarebbe stata “giustificata” in quanto tra le file dei cortei sarebbero apparse scritte che attaccavano il premier turco (“Erdogan è un assassino” e “Erdogan è un collaboratore”). Attacchi pesanti, ma non nuovi né completamente infondati. La Turchia infatti da tempo mantiene un atteggiamento ambiguo nei confronti dell’ISIS: da una parte appartiene ufficialmente alla coalizione anti-Califfato, dall’altra però i suoi combattenti attraversano tranquillamente il confine sotto gli occhi dei militari turchi; confini che però sono stati più volte chiusi violentemente nei confronti di chi voleva portare aiuti e risorse verso le città curde assediate dall’ISIS.

Non solo, ma poco tempo dopo, con grande seguito e titoli da parte dei nostri media, “la Turchia dichiara guerra all’ISIS”: con una serie di bombardamenti in territorio siriano e iracheno, che sembrano collocare definitivamente la Turchia nella coalizione anti-ISIS, e consacrare la linea del governo Erdogan il quale punta ad apparire come “unico difensore della patria dopo l’attacco subito”.

Anche qui la realtà si presenta molto più amara di come invece ci viene posta. La Turchia ha certo attaccato alcune postazioni del Califfato Islamico, ma anche, e in maniera molto più massiccia, basi di combattenti curdi: l’unico popolo che in quella parte di mondo combatte davvero e con forza l’ISIS! Oltre a questo Erdogan ha messo in atto all’interno del Paese una dura repressione di ogni tipo di protesta e tramite quella che è stata definita “operazione antiterrorismo”, sono stati arrestati centinaia di curdi appartenenti ad organizzazioni politiche giudicate “pericolose”, e quindi accusati di terrorismo.

I curdi sono un antico popolo che vive da millenni in un’ampia regione situata tra il Caucaso ed il Golfo Persico; popolo senza nazione, in quanto tale regione è spartita tra diversi stati nazionali tra i quali la Turchia, la Siria etc. Vivono in comunità tra loro differenti per costituzione e tipo di governo, ma gli aspetti culturali e i valori che li uniscono costituiscono tra di loro un’identità forte: l’emancipazione delle donne, la laicità, il grande valore che attribuiscono alla libertà (individuale e collettiva), e la difesa del patrimonio ambientale come obbiettivo comune, ne fanno un popolo da ammirare e da difendere di fronte alle barbarie dell’ISIS, che è la negazione di tutti questi valori.

Di fronte quindi ai recenti e violenti attacchi della Turchia nei loro confronti, non possiamo rimanere in silenzio e voltare la testa, e non possiamo non denunciare l’atteggiamento della “comunità internazionale” che tace questo scempio e avvalla le ambizioni imperialistiche turche.
Manifestiamo quindi per dei motivi molto precisi:
- Vogliamo esprimere la nostra vicinanza alle vittime, e alle famiglie delle vittime, della strage di Suruç; agli oppositori politici del governo Erdogan che sono in questi giorni perseguitati e repressi; e a tutto il popolo curdo, che si trova ad affrontare eroicamente non solo la terribile minaccia dell’ISIS ma ora anche quella dell’esercito turco.
- Vogliamo sensibilizzare tutta le persone verso ciò che sta accadendo in queste parti di mondo, che pur essendo lontane sono strettamente collegate a noi e alla nostra vita quotidiana: lo vediamo ad esempio col fenomeno migratorio, e con le minacce, sempre più vicine e reali, che il Califfato Islamico lancia contro la nostra civiltà.
- CHIEDIAMO A GRAN VOCE LA CESSAZIONE DEI BOMBARDAMENTI E DELLE VIOLENZE NEI CONFRONTI DEL POPOLO CURDO DA PARTE DELLA TURCHIA!

Per queste ragioni chiediamo al Comune di Cesena di rispondere al nostro appello, e di esprimere simbolicamente la propria solidarietà nei confronti del popolo curdo, vittima di violenti e sanguinosi attacchi da parte del Califfato Islamico e della Turchia.

Cesena per il Kurdistan

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