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(9 Aprile 2013) Enzo Apicella

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Roma, quando la mafia è legge, il giudice è il popolo!

(4 Novembre 2015)

sacrifici per questi romani

Il 5 Novembre comincia finalmente il maxi processo di Mafia Capitale che vede coinvolte 59 persone fra imprenditori, politici e funzionari pubblici che, come avvoltoi, hanno fatto profitti sfruttando le emergenze ed i disagi della nostra città. A noi questo non basta! Come abitanti della Capitale abbiamo deciso di andare fuori al tribunale per far presente che questo processo non è sufficiente a risanare Roma perché questa crisi non comincia adesso e non è dovuta soltanto all'illegalità, alla corruzione e alla Mafia.

Buzzi, Carminati e tutta la cricca devono sicuramente pagare caro per quello che hanno fatto, dobbiamo tenere presente, però, che la Mafia ha tante facce ed essi ne rappresentano soltanto una, quella delle gare d'appalto truccate, delle mazzette, della compravendita di voti. C'è un'altra faccia, che fa meno scandalo su giornali e televisioni, che è quella dell'estorsione legalizzata da parte del Governo che, con il cosiddetto decreto “Salva Roma” del 2014, ha dato al Comune di Roma il prestito necessario a ripianare il suo buco di bilancio in cambio di un piano di rientro del debito basato su privatizzazioni e tagli a servizi e personale - in parole povere, soldi in cambio austerità! Un debito comunale che, tra l'altro, è in gran parte il riflesso di quello statale.
Questa faccia, apparentemente più pulita, ha già avuto delle conseguenze pesanti sulle nostre vite.
Non è mafioso, infatti, obbligare lavoratori a fare ore di straordinario per risparmiare sul personale e criminalizzarli quando decidono di rifiutarsi, come avvenuto con i vigili urbani a Capodanno del 2014?

Non è mafioso, come è successo all'ATAC, costringere i lavoratori a non rispettare le norme di sicurezza per far funzionare il servizio, salvo poi far ricadere su di loro la colpa di questi problemi strutturali quando vengono rispettati alla lettera i regolamenti? Non è mafioso decidere con un atto unilaterale -senza cioè consultare le parti coinvolte- di tagliare un quarto dello stipendio ed aumentare i carichi di lavoro a 22000 lavoratori e lavoratrici come è successo ai dipendenti comunali?
Non è mafioso sgomberare giovani e famiglie che non hanno i soldi per pagare gli altissimi affitti romani?
Non è mafioso impedire ai lavoratori e lavoratrici di riunirsi e scioperare per i propri diritti usando come scusa il decoro cittadino, come è successo ai lavoratori del Colosseo?
Non è mafioso non pagare da mesi gli stipendi degli operatori sociali dei centri d’accoglienza, sfruttare il loro lavoro e minacciarli perché denunciano le loro condizioni?
Non è mafioso dover subire tagli alla sanità, all'istruzione, ai trasporti pubblici per rispettare dei vincoli sul pareggio di bilancio decisi a tavolino dai padroni?

E' mafioso, in generale, ricattare una città, un intero popolo, a pagare un debito di cui non è responsabile! Noi non siamo in debito!


Giovedì 5 Novembre alle 14 saremo in presidio fuori al tribunale (Piazzale Clodio) per dire che la loro legge non ci basta, che non ci accontenteremo di una lavata di faccia ed un cambio di vertice, insieme a Buzzi e Carminati vogliamo che se ne vadano tutti! Sulle nostre vite, sulla nostra città vogliamo decidere noi, che rappresentiamo l'unica antimafia che funziona!

Noi vogliamo:
-Rifiuto del pagamento del debito come punto di partenza per costruire nuove relazioni sociali ed economiche all'interno del Comune come è stato fatto a Napoli
-No alla privatizzazione dei servizi pubblici, riducendo al minimo le intermediazioni si riduce il rischio di infiltrazioni criminali e si abbatte la corruzione legata al sistema degli appalti. Inoltre, tasse e tariffe devono servire soltanto a coprire le spese dei servizi e non a far arricchire poche ditte private
-Internalizzazione di tutti i servizi attualmente affidati a cooperative e ditte private con la clausola di salvaguardia sociale che garantisca la continuità lavorativa a tutti i dipendenti in appalto
-Nuove assunzioni per sopperire alla mancanza di organico nelle aziende municipalizzate per garantire dei servizi decenti ai cittadini e fare in modo che lo straordinario torni ad essere una scelta del lavoratore e non la base su cui mandare andare avanti un'azienda
-Rifiuto del contratto decentrato unilaterale proposto dal Comune e redazione di un contratto che rispetti le esigenze di lavoratori ed utenti
-No alla precarizzazione dilagante, vogliamo stabilità lavorativa per tutti e tutte
-Creazione di commissioni ed osservatori popolari in cui, a livello territoriale, lavoratori ed utenti, decidano insieme l'organizzazione e la gestione dei servizi e ne controllino il corretto svolgimento

Per abbattere la corruzione e la Mafia, per cambiare Roma, è necessario organizzarci fra noi, il popolo dei lavoratori e delle lavoratrici comunali e non, dei giovani precari, dei disoccupati, di chi è costretto ad occupare casa per vivere. Dobbiamo partire da noi perché siamo gli unici a non guadagnarci da questo stato di cose!


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