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(31 Gennaio 2012) Enzo Apicella

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(Il saccheggio del territorio)

Paesi in ammollo. Di chi è la colpa?

(8 Luglio 2005)

La Pianura Padana è terra di piogge primaverili e autunnali, e nei mesi estivi di precipitazioni a carattere temporalesco. Nulla d’immutato, almeno su questo, da secoli. Ora, ad ogni minaccia di pioggia, interi paesi guardano con preoccupazione al cielo. Poco importa la copiosità e la caratteristica dell’evento.

Venerdì 1 luglio u.s., c’è stato un fortunale, simile a quelli che da secoli interessano la pianura padana: 42 millimetri di acqua l’ora tra le ore 8 e le 9 del mattino.

Risiedo a Vigodarzere. Ho notato interi quartieri sottoacqua, i due sottopassi (Vigodarzere e Terraglione) inagibili, con grave pregiudizio di tutta la viabilità solitamente congestionata già di suo. Il solo transito possibile per la città attraverso il ponte di Limena, con gravi problemi d’agibilità da vent’anni.

Possibile che anziché accreditare colpe alla natura non sia ancora giunto il punto di non ritorno sulle insensate colate di cemento, che sono state fatte su tutte le nostre città, che impediscono la permeabilità dei suoli, la possibilità concreta alle acque piovane di poter defluire? Possibile che il termine sostenibilità ambientale e sociale delle opere sia ancora considerato con fastidio?

Il sindaco di Vigodarzere, in un’intervista sulla stampa di domenica 3 luglio, ripete che i piani, presentati in Regione prima del 28 febbraio 2005, ultima data possibile prima dell’ingresso delle disposizioni della legge regionale n°11 del 23 aprile 2004, non contengono nessun “mostro di cemento”.

Francamente tutto ciò mi lascia sgomento.

Nessuno sa ancora quanti milioni di metri cubi di cemento sono stati presentati alla Regione del Veneto dai 582 Comuni, con le oltre 700 varianti ai Piani Regolatori Generali. Sperare che la valutazione non sia solo relativa alla completezza della documentazione, ma contenga anche indicatori rigidi di sostenibilità territoriale è chiedere troppo?

Nel frattempo tramite i Piani (Pat, Pati) si programma un nuovo sviluppo basato sull’uso del territorio disponibile. Ma quanto territorio è ancora disponibile per dare sviluppo senza il collasso dell’intero sistema?

Il sindaco ha sostenuto che bisogna costruire residenze per 15.000 abitanti in luogo dell’attuale presenza di 10.000. Ciò ha prodotto una notevole intensificazione di piani edilizi e di costruzione di condomini in sostituzione del territorio preesistente con grave pregiudizio del sistema dei servizi già profondamente inadeguato ed ora compromesso.

La qualità della vita delle persone è un attento bilanciamento rispetto alla difesa e salvaguardia dei beni primari non riproducibili.

La nuova concentrazione di popolazione residente a Vigodarzere fa scoppiare i già gravi problemi di un paese dormitorio. L’inadeguatezza di servizi pubblici e sociali rilevanti, anche solo paragonati con i comuni contermini della cintura urbana, richiamano il bisogno di migliorare e variare l’offerta complessiva.

A questo punto, è obbligatorio porsi un interrogativo di sistema: cosa, come, perché si costruisce? Di fronte alla prossima, persino evidente anche ai non analisti, “bolla immobiliare” fatta da innumerevoli case e capannoni sfitti costruiti per la speculazione, qual'è la risposta degli amministratori?

Fermarsi è un imperativo utile e non una leziosa perdita di tempo.

Ilario Simonaggio, Segretario generale Cgil Padova

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