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Ivan Illich e la pandemia

(14 Agosto 2021)

Ivan Illich

Ivan Illich

Il nuovo ordine politico-sanitario che sta cercando di affermarsi negli ultimi due anni è il punto di arrivo di un cambiamente nella relazione corpo-mente iniziato alcune generazioni or sono. Ivan Illich nella sua opera “Nemesi medica. L’espropriazione della salute”,edito nel 1976,aveva ampiamente analizzato i cambiamenti in atto nei confronti della salute nelle società moderne occidentali. Lo sviluppo dell’invadenza del ruolo della medicina, espone l’A., si svolge parallelamente allo sviluppo del ruolo della borghesia a partire dal XVIII secolo. Il borghese che aveva guadagnato l'indipendenza dalla mentalità religiosa agognava a prolungare la sua esistenza terrena, assodato che era l’unica, ricorrendo alla cura dei medici. Questi che fino allora erano vissuti ai margini del potere sociale, si ritrovarono a coprire un ruolo che promuoveva la loro professione: curare la salute e prolungare la durata della vita dei borghesi. Nel mentre le classi lavoratrici dopo aver esaurito la propria capacità produttiva avevano la solo alternativa di aspettare la morte.
Lo sviluppo successivo delle condizioni dell’economia in generale, ha portato a una estensione delle cure mediche a tutta la popolazione e accresciuto contemporaneamente l’influenza della classe medica sulla società. Ma l’efficacia delle cure mediche è una illusione, afferma Illich:
“Studiando l’evoluzione della morbosità, si ha la prova che durante l’ultimo secolo i medici hanno influito sulle epidemie in misura non maggiore di quanto influivano i preti nelle epoche precedenti. Le epidemie venivano e se ne andavano, esorcizzate da entrambi, ma non impressionate né dagli uni né dagli altri. Esse non vengono modificate dai riti celebrati nelle cliniche mediche più di quanto lo fossero dai tradizionali scongiuri ai piedi degli altari.”
Illich considera il sistema sanitario così costituito una minaccia per la salute:
“Salute[...]designa l’intensità con cui gli individui riescono a tener testa ai loro stati interni e alle condizioni ambientali[...] la salute tocca i suoi livelli ottimali là dove l’ambiente genera capacità personale di far fronte alla vita in un modo autonomo e responsabile. Il livello della salute non può che calare quando la sopravvivenza viene a dipendere, oltre una certa misura, dalla regolazione eteronoma (cioè diretta da altri) della omeostasi dell’organismo...”
“...la minaccia che la medicina attuale rappresenta per la salute della gente è analoga alla minaccia rappresentata dal volume e dall'intensità del traffico per la mobilità,
alla minaccia rappresentata dall’urbanizzazione per la capacità di fare le case[...]. L’accelerazione del traffico che genera perdita di tempo, le comunicazioni divenute chiassose e frastornanti, l’istruzione che addestra sempre più gente a livelli di competenza tecnica sempre più elevati e a forme specializzate di incompetenza generale: sono tutti fenomeni paralleli alla produzione di malattia iatrogena da parte della medicina”. Iatrogena, spiega Illich, viene da iatros, l’equivalente greco di medico, e genesis ovvero origine.
Illich scrive nel 1976 per cui le statistiche che presenta possono sembrare non avere riscontro nell’ attualità. Tuttavia la base del concetto potrebbe considerarsi ancora valida:
“Le malattie infettive dominanti all’inizio dell’era industriale illustrano in che modo la medicina si è fatta la sua reputazione. La tubercolosi, per esempio, raggiunse una punta massima nel corso di due generazioni. A New York nel 1812, il tasso di mortalità era stimato superiore a 700 su 10.000; entro il 1882, quando Koch cominciava a isolare e coltivare il bacillo, era già calata a 370 su 10.000. Si era ridotta a 180 quando nel 1910 venne inaugurato il primo sanatorio, benché il ‘mal sottile’ figurasse ancora al secondo posto fra le cause di decesso. Subito dopo la seconda guerra mondiale, quando cioè gli antibiotici non erano ancora diventati di uso comune, la mortalità per tubercolosi era scesa all’undicesimo posto con un tasso di 48. Il colera, la dissenteria e il tifo hanno avuto una curva analoga, indipendente dall’azione medica[...] Se si sommano i tassi di mortalità della scarlattina, della difterite, della pertosse nei ragazzi sotto i 15 anni, si scopre che quasi il 90 per cento del calo complessivo della mortalità fra il 1860 e il 1965 era già avvenuto prima che si introducessero gli antibiotici e le vaccinazioni di massa.”
L’A. tratta molti altri aspetti sull’argomento che non e’ possibile elencare qui’. Tuttavia a scanso di malevoli interpretazioni è giusto citare questo passaggio:
“Il fatto che l’ultraespansione medica abbia un potere distruttivo non significa, ovviamente, che la vigilanza sulle condizioni igieniche, la vaccinazione e il controllo dei portatori di infezione, una ben distribuita educazione sanitaria, un’architettura sana e macchinari sicuri, una competenza generale del pronto soccorso, un largo e equo accesso alle cure mediche di base e a quelle dentarie, come pure certi gruppi di servizi assortiti con giudizio, non possano tutti rientrare in una cultura veramente moderna che promuova l’autonomia e la capacità di badare a se stessi. Finché l’intervento tecnico nel rapporto fra gli individui e l’ambiente resta al di sotto di una certa intensità, per quanto riguarda il raggio della libertà d’azione dell’individuo, questo intervento può esaltare la capacità dell’organismo di affrontare e creare il proprio futuro. Ma al di là di un certo livello, la gestione eteronoma della vita, inevitabilmente, dapprima restringe, poi mutila e infine paralizza le reazioni importanti dell’organismo, e quella che voleva essere la cura della salute si tramuta in una forma specifica di negazione della salute.”

L’attuale pandemia rappresenta una esasperazione della possibile nocività del potere medico nei confronti della popolazione. La nuova concezione del corpo umano come dualità composta dalla massa carnosa che funziona che una macchina e lo spirito che però è estraneo al comportamento della massa carnosa. L’affermazione di questa dualità è alla base del comportamento oggettivamente nocivo assunto da una buona parte della popolazione. Per promuovere ciò la organizzazione sanitaria ha avuto carta bianca da parte del potere politico e economico. Gli interessi dunque del potere sanitario, del potere politico e quello economico si intrecciano così. L’economia era in attesa di una grande crisi che avrebbe comportato una ristrutturazione dell’ordine gerarchico nell’economia. Con il virus il controllo della popolazione ha trovato una forma nuova di esplicitazione. Non solo mediante la repressione poliziesca ma anche mediante un controllo che i cittadini fanno su stessi. L’inserimento della paura di morire al centro della preoccupazione delle persone ha permesso sia controllare una gran massa di persone, sia provocare divisione nella popolazione tra gli ubbidienti alle direttive del potere politico e sanitario, sia di reintrodurre un sentimento depravato che è la delazione. La classe medica al potere ha la responsabilità di avere assecondato la politica di repressione e controllo da parte del potere politico.
La vita digitale (senza contatti fisici ma solo informali) ha creato le precondizioni per l'accettazione degli arresti domiciliari e il distanziamento sociale. Un dato che si presenta regolarmente nella politica di repressione sanitaria sono le misure di mortificazione dei sentimenti comuni delle persone. Già all’epoca della epidemia aviaria si palesò la sua perfidia. In vari paesi europei le persone furono obbligate a uccidere i volatili che avevano in casa o in giardino. Volatili che spesso erano animali di compagnia a cui la gente si affeziona. Colpire allo scopo di violentare i sentimenti della popolazione è un dato costante che il potere manifesta per sottomettere l’avversario. Un episodio in questo senso fu il bombardamento Usa che distrusse la chiesa di santa Chiara a Napoli nel 1944. Militarmente l’obiettivo non era di interesse ma lo scopo era di intimorire colpendo la popolazione nel sentimento. Ancora più crudele fu in Veneto l’ordine di cremare i corpi delle persone decedute negli ospedali e di abolirne i funerali. Così che i familiari e le persone care non potettero assistere al trapasso, l’ammalato moriva sotto la tortura dell’incubatore di ossigeno e nemmeno si poté dare l’ultimo saluto al proprio caro. Cosa che, come ricorda Agamben non accadeva dai tempi delle tragedie greche.
Un elemento positivo risalta da tutta questa situazione è che una buona parte della popolazione ha preso coscienza della subdola manipolazione delle coscienze che il potere mette in atto. Quelle che erano viste come teorie ora si sperimentano nella realtà. Non solo la biopolitica, cioè il controllo dei corpi ma anche la neuropolitica cioè il controllo fatto non attraverso disposizioni burocratiche ma il controllo che la persona fa su se stesso applicando misure repressive come se scaturissero dalla sua coscienza o dal suo senso di responsabilità. E risulta anche positivo che una minoranza decisa a non cedere guadagni le piazze, contesti giuridicamente le misure della troika: governi, capitale e cliniche.

13-8-21

Nicolai Caiazza

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