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Contratto integrativo Agenzia delle Entrate: tra aziendalismo e flessibilità.

(1 Dicembre 2005)

E’ stata presentata in questi giorni la proposta di contratto integrativo dell’Agenzia delle Entrate: la proposta dell’Amministrazione si inscrive, naturalmente, nel solco già delineato dal CCNL sottoscritto ed osannato da tutte le organizzazioni sindacali.
Le O.S. firmatarie del contratto collettivo (sul quale solo noi come Cobas abbiamo da subito dato una valutazione estremamente negativa sia dal punto di vista salariale che dal punto di vista normativo) non possono oggi stupirsi o rammaricarsi della proposta dell’Agenzia: questa proposta di contratto integrativo non è nient’altro che l’applicazione concreta di una filosofia già delineata nel contratto nazionale.
Concetti quali aziendalizzazione, modernizzazione, impiego flessibile delle risorse, leadership, che ritroviamo nella proposta di contratto integrativo, non indicano solamente la totale assenza di una politica di lungo respiro, ma, anzi, indicano la precisa intenzione di gerarchizzare ulteriormente il rapporto di lavoro, e ridurre l’attività di contrasto all’evasione (già messa a dura prova dalla politica dei condoni) a criteri meramente aziendalistici. Ed anche a livello di linguaggio si introducono termini preoccupanti. Performance collettiva, attribuzione del mestiere (tramite prova teorico-pratica! SIC!) e amenità simili diventano un ritornello martellante.
L’ipotesi di ordinamento professionale che ne consegue, discrimina e divide ulteriormente il personale.

Due sono gli elementi su cui vorremmo soffermarci:
il concetto di “impiego flessibile delle risorse”;
le posizioni organizzative

Dietro lo schermo della “flessibilità nella gestione di risorse umane”, concetto già presente nel contratto collettivo nazionale, si nasconde in realtà la contrattualizzazione della polifunzionalità e della poliprofessionalità, ovvero, non più specifiche mansioni cui corrisponde un preciso inquadramento giuridico e salariale, ma bensì adeguamento del personale alle esigenze flessibili dell’Amministrazione.
In sostanza, ciò che dovrebbero fare due, tre lavoratori può essere tranquillamente svolto da un solo lavoratore, in nome dell’utilizzo flessibile delle risorse umane: si lavora di più e, per giunta, senza alcun riconoscimento professionale certo e per tutti!
La proposta di contratto integrativo, poi, riprende e dettaglia quanto già previsto dal CCNL in materia di posizioni organizzative (si va dal capo area non dirigenziale, all’esperto, al coordinatore attività di intelligence e via discorrendo).
Tali posizioni, riguarderanno solamente l’area 3 (ex area C), ed introducono pericolosi elementi di discriminazione e sperequazione tra il personale.
Difatti tali posizioni, saranno remunerate per una parte (fino a 2500 euro) con il FPS: in sostanza con il fondo di produttività, finanziato direttamente ed indirettamente da tutto il personale, si retribuirà solo una parte assolutamente minimale di esso, discrezionalmente individuato dal dirigente del singolo ufficio.
Tale meccanismo, pertanto, da un lato sottrarrà preziose risorse al c.d. salario accessorio, e dall’altro, introdurrà ulteriori elementi di competizione e divisione all’interno del personale arrivando sino a 9000 euro a posizione organizzativa.
A queste posizioni, individuate tramite procedure di interpello, è legato anche l’esito della valutazione con la differenziazione tra “adeguato, più che adeguato ed eccellente” a cui viene dirottata una retribuzione di risultato del 5%-10%-20% della retribuzione annua di posizione.
A questo si aggiunga che, nella definizione delle posizioni organizzative e dei compiti che tali figure dovranno svolgere (allegato C della proposta di contratto integrativo), si giunge al paradosso di indicare il numero minimo di unità di personale e le ore di lavoro programmate per ogni singolo team, come se la quantità e l’organizzazione del lavoro possa essere definita a tavolino e ridotto a meri criteri numerici.

Discorso egualmente discriminatorio è quello della “certificazione di competenze polivalenti” previsto per la seconda area ai cui prescelti verrà destinata la maggiorazione di una fascia retributiva aumentata del 50%.

Discutere seriamente di ordinamento professionale, vuol dire, in primo luogo prendere atto del divario esistente tra l’attuale inquadramento giuridico e salariale e la prestazione lavorativa effettivamente svolta, partendo dal riconoscimento professionale del lavoro svolto dal personale finanziario in questi ultimi anni.
I processi di “ammodernamento” dell’amministrazione, la creazione degli uffici unici, le sempre maggiori conoscenze richiesta da una disciplina in continua evoluzione, l’utilizzo di nuove tecnologie, l’accorpamento delle mansioni, hanno introdotto un profondo mutamento del lavoro, che invece non trova nessun riconoscimento professionale nella proposta di contratto integrativo.
Riconoscere il c.d. diritto alla carriera, non vuol dire individuare criteri meritocratici e discriminanti, per attribuire discrezionalmente e solo a qualcuno particolari posizioni, ma al contrario significa procedere ad un reinquadramento verso l’alto di tutto il personale riconoscendo a tutti almeno uno scatto giuridico e salariale.

Ed anche la formazione assume una fattispecie doppiamente discriminatoria dato che viene suddivisa in performativa e certificativa, la prima più selettiva, la seconda diretta verso tutti o quasi di cui non si capisce il senso e la finalità, con la consueta aggiunta di indefiniti percorsi formativi con esame finale e punteggi.

Questa è una bozza di Contratto Integrativo assolutamente devastante, a differenza di quello delle Dogane che prefigura un percorso più chiaro,anche se non diretto a tutto il personale e col meccanismo di graduatorie, punteggi, ricorsi e trappole varie.
Il Contratto Integrativo delle Entrate, invece, definisce in maniera complessiva un processo di aziendalismo e flessibilità inarrestabile. In esso non c’è una virgola positiva e diventa un bazooka puntato sui lavoratori.

I contratti si fanno per elevare le condizioni di lavoro e la qualità di vita dei lavoratori non per peggiorarla clamorosamente.
Non saranno soddisfacenti logiche emendative al contratto stesso, proprio per la sua natura.
Prestare il fianco a questo massacro o insaponare la corda …per poi essere impiccati, come faranno probabilmente i sindacati inchiodati ai tavoli di contrattazione, non sarà lo sbocco auspicabile e la soluzione per il personale.
Non è necessario sempre contrattare e siglare contratti a perdere, una buona volta bisogna rifiutarsi di farlo, rimandandoli al mittente.

Aspettiamo “curiosi” come evolverà questa bozza di contratto, cosa ci propineranno, nella convinzione che solo l’opposizione e il conflitto dal basso possono bloccarlo.

COBAS Pubblico Impiego
Finanze e Agenzie Fiscali
aderente alla Confederazione COBAS

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