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Assalto al palazzo d'inverno

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Amministrative a Savona: la politica sempre piu' lontana

(25 Aprile 2006)

La tornata elettorale amministrative per il Comune di Savona sta entrando, ormai, nella fase di diretta campagna elettorale.

Le coalizioni appaiono formate (saranno quattro i candidati sindaci) ed i partiti stanno ultimando la formazione delle liste dei candidati.

E' il momento, quindi, di trarre alcune prime indicazioni di carattere politico intorno alle prospettive che possono aprirsi, al termine del confronto elettorale.

Prima di tutto, però, va ricordato per sommi capi come Savona stia per tornare a votare il Sindaco ed il Consiglio Comunale con un anno di anticipo rispetto alla scadenza regolare: un turno anticipato in conseguenza ad un inaudito gioco di potere che abbiamo già ricordato in più occasioni, ma che vale comunque la pena di riassumere anche per questa volta.

Oltre un anno fa, infatti, il Sindaco (eletto nel 2002 per la seconda volta) decise di traslocare in Regione per svolgere il ruolo di Assessore Regionale (all'Urbanistica); Giunta e Consiglio sono stati così surrettiziamente mantenuti in vita, con una operazione politica davvero ardita per tutto questo periodo; i DS hanno scelto come candidato – Sindaco il vicepresidente della Provincia (eletto nel 2004) che è stato sostituito da una Assessora del Comune che ha mantenuto il doppio incarico.

Insomma, un vorticoso balletto di poltrone (tenuto conto anche che il Candidato – Sindaco, già Vicepresidente della Provincia, è sempre il Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti dello stesso Comune di Savona) che ha messo in luce, se mai ce ne fosse stato bisogno, l'esistenza di un vero e proprio ceto oligarchico, che concepisce la politica ed i ruoli istituzionali come merce di scambio personale.

Un ceto oligarchico cresciuto all'ombra di un ristretto gruppo di operatori economici che hanno gestito, nel corso di questi anni, partendo dalla privatizzazione – fallimento dell'OMSAV, il processo di deindustrializzazione in funzione meramente speculativa, sfruttando le aree industriali di pregio collocate sull'antica Darsena per operazioni immobiliari ad alto tasso di valore aggiunto per loro stessi, ma assolutamente negative per la Città che ha perso identità, non riesce ad offrire occasioni di sviluppo, appare in ritardo sia sul piano economico, sia sul piano culturale.

Un modello che sta espandendosi anche in Provincia, come ben dimostra il caso Ferrania: la più importante industria della Valbormida, ormai in via di smantellamento dal punto di vista del ciclo produttivo, per via delle stesse ragioni speculative cui si faceva cenno per il capoluogo, con la differenza, in questo caso, che si toccano i campi della logistica (retroporto), dell'energia (centrale a carbone) e delle infrastrutture (autostrade degne dell'Abruzzo dei bei tempi di Remo Gaspari). Nella sostanza si tratta del completamento dell'antico disegno teardiano, che, all'epoca, si infranse sul muro della “questione morale”.

Un bilancio pauroso quello che presenta, dunque, il centrosinistra uscente dalla guida del Comune di Savona: un bilancio che, però, non fa evidentemente paura ai vertici dei DS (il vero partito di riferimento di questa vicenda, ancorché ridotto sul piano elettorale a meno di due terzi del peso dell'antico PCI) capaci di riproporre, attraverso il giro di valzer che si esponeva poc'anzi, una politica di perfetta continuità con il passato.

Anzi: con una seria aggravante, dal punto di vista della dinamica politica.

Ai vertici dell'amministrazione comunale si profila, infatti, un passaggio di testimone tra i professionisti della politica ed i tecnocrati apparentemente “senza partito”.

Infatti: se il Sindaco passato in Regione (un passaggio avvenuto non solo e non tanto per motivi di carriera personale, che prue ci stanno, ma soprattutto per espandere il potere del gruppo di operatori economici cui si faceva cenno, dalla realtà provinciale a quella regionale) aveva un passato politico – tecnocratico molto preciso, essendo passato direttamente da segretario della federazione del PCI (non ancora PDS, sia ben chiaro) alla carica di Presidente della Lega delle Cooperative e direttamente da questa alla poltrona di Sindaco, adesso, la matrice comune di quelli che dovrebbero essere i due “uomini forti” della nuova Giunta, appare comune nella provenienza dall'IPS, la società mista per la ricerca degli insediamenti produttivi, nella quale i due soggetti in questione si sono succeduti nell'incarico di Presidente.

L'IPS, cui partecipano gli Enti Locali ed i privati, attualmente all'opera in una ancora misteriosa iniziativa di privatizzazione di aree che potrebbero essere disponibili a ricevere strutture produttive di alta qualità tecnologica (come sarebbe indispensabile per garantire un minimo di prospettiva futura alla Città), compare così come il luogo di allevamento di una nuova classe dirigente aliena dalla politica, protesa verso il tecnicismo incolore ed inodore: insomma, la proposta del centrosinistra per la nuova amministrazione comunale di Savona è una proposta “lontana dalla politica” e tutta interna a quell'identificazione diretta tra spezzoni di potere economico, grand commis dell'Unione Industriale e dell'Autorità Portuale, partiti politici (segnatamente uno, uno soltanto) che finisce con il formare la base naturale, per quell'agire in qualità di vera e propria “oligarchia separata” cui si faceva cenno all'inizio.

Non stupisce più di tanto, allora, che il centrodestra savonese, sempre sonoramente battuto elettoralmente fin dal 1998, punti sulla carta dell'integrazione, limitandosi a denunciare il malgoverno spicciolo (pochi vigili, la città sporca) ma identificandosi totalmente nella linea delle nuove speculazioni (porticciolo turistico, qualche ecomostro sparso qua e là, nuovi insediamenti ipercommerciali) : anzi proponendosi come i migliori esecutori di questa linea, perché non appesantiti da fronde interne che, al riguardo del centrosinistra, potrebbero essere proposti da qualche verde o da qualche rifondarolo.

Attorno a questo insieme di evidenti anomalie politiche si intrecciano, per di più, episodi di clamoroso trasformismo: pezzi di Forza Italia, storicamente presenti nella formazione “azzurra” fin dalla fondazione del partito, traslocano di brutto verso il centrosinistra savonese proclamando che è lì che si possono portare avanti gli ideali originari della formazione berlusconiana; l'Italia del Valori caccia i suoi militanti “storici” per far posto alle truppe arrembanti di un senatore sempre desaparecido sui problemi ma sempre presente quando si tratta di spartire poltrone; ma questi “militanti storici” replicano traslocando verso l'UDEUR, guarda caso proprio la formazione da cui provengono i nuovi occupatori del movimento dipietrista. Dunque: un clamoroso scambio alla pari, del tutto inedito almeno a nostra memoria, che rende ancora una volta esemplare il “laboratorio politico” savonese.

In questo quadro si è verificato un fatto politico particolarmente grave: quello dell'adesione di Rifondazione Comunista a quel progetto di “neotecnocrazia” ispirato da alcuni palazzi del potere collocati al riparo del giudizio popolare, cui si è già fatto cenno.

Rifondazione Comunista, dopo quattordici anni di coerente e propositiva opposizione, efficacemente collegata con le tante insorgenze sociali organizzate presenti in Città sui principali problemi, ha deciso di buttare alle ortiche un patrimonio di impegno e di credibilità, per arrivare a spartire una minima fetta di apparente potere.

In queste condizioni come sarà poi possibile reggere la prova del governo della Città rimane, a nostro avviso, un assoluto mistero politico.

C'è stato, però, chi si è ribellato a questo stato di cose: un gruppo di compagne e di compagni particolarmente autorevoli e da molti anni impegnati anche sul piano istituzionale sono usciti da Rifondazione Comunista incontrando altri, provenienti da diverse esperienze politiche e sociali.

Assieme hanno deciso di tentare la strada di un preciso “contraddittorio politico” rivolto verso l'establishment dominante, realizzando, sulla base di una forte propositività alternativa, una compiuta opzione politico – elettorale che sarà offerta agli elettori savonesi quale possibile punto di riferimento di reale e concreta “diversità”. Al gruppo di “ A Sinistra per Savona” tocca il compito di affrontare i temi di fondo del deficit di democrazia, dell'abbandono della memoria storica, della drastica riduzione nel rapporto tra politica e società che rappresentano la caratteristica portante dell'identità del nuovo “ceto dirigente” savonese.

Ecco: questa ci pare, sia pure riassunta in pillole, la situazione savonese alla vigilia dell'avvio ufficiale della campagna elettorale.

All'elettorato savonese è offerta, per la prima volta nella storia politica della Città, la possibilità di consentire una adeguata rappresentanza in Consiglio Comunale ad un gruppo, chiaramente orientato a sinistra e senza alcuna tentazione di Lista Civica, totalmente autonomo da qualsiasi centro di potere.

Una opportunità che ci permettiamo di ritenere importante e che pensiamo sarà raccolta in pieno, da una parte consistente della cittadinanza.

Savona, li 24 Aprile 2006

Franco Astengo

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