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Savona: ben oltre la continuita'

(21 Ottobre 2006)

A distanza da qualche mese dall'insediamento della nuova amministrazione comunale di Savona, vale la pena avviare un ragionamento, pacato nei toni ma assai approfondito nel merito (almeno nelle intenzioni di chi lo propone) rivolto non tanto ad una valutazione circa la qualità dell'operato di Sindaco, Giunta, Consiglio, quanto riferito – piuttosto – agli orientamenti di fondo che stanno emergendo nello svilupparsi dell'attività politica e amministrativa in Città e attorno alle prospettive di quell'opposizione di sinistra, presente nella maggiore Assemblea elettiva, nelle circoscrizioni e nella società savonese: opposizione di sinistra che rimane, comunque, l'unico riferimento di confronto critico possibile (“contraddittorio politico” fu felicemente definito, a suo tempo) esistente nel panorama savonese.

Inutile ripetere che il nodo di fondo da analizzare rimane quello dell'assetto urbanistico e dell'uso del territorio.

Attorno a questo tema possiamo notare il presentarsi (ri-presentarsi) di due distinti elementi, chiaramente contraddistinguibili proprio nel corso della fase di avvio del lavoro di questa nuova amministrazione di centrosinistra:

a) la continuità con la precedente amministrazione, sul terreno (cruciale) del considerare assetto urbanistico e uso del territorio, affare di esclusiva pertinenza dei “privati”. Si è detto: tutto è già stato ordinato e stabilito in precedenza e , quindi, l'unico elemento di “discontinuità” possibile (ricordate, questo termine magico “discontinuità”?) non può essere che quello della “contrattazione”, al fine di ottenere un ricasco “ad uso pubblico” di un pezzettino dei profitti realizzati dai privati, attraverso il loro “assalto il territorio”. Questo è stato, per esempio, l'intento del tanto lodato “accordo” tra Comune e Autorità Portuale, nel merito degli elementi marginali di risistemazione di un'area ormai mortalmente ferita da speculazioni immobiliari che si potrebbero definire enormi, rapportandole alla ristretta entità del nostro territorio. In questo assunto risiede l'accettazione del principio di base di una urbanistica pubblica che si ritrae definitivamente dalla propria “mission” programmatoria e accetta l'inviluppo tra morfologie sociali, trame insediative, quadri ambientali che si adeguano alla inarrestabile crescita del “costruito”. Se non si ferma questa spirale, attraverso una complessiva rielaborazione programmatica, sarà impossibile per Savona impedire il liquefarsi della sua domanda sociale, scivolando così in una pericolosa dimensione di privazione d'identità (di cui stiamo già soffrendo vistosamente) e riducendosi ad una “società di scarti”, capace di esprimere grumi di identità soltanto attraverso la dimensione del consumo, come descrive Zygmunt Baumann;

b) all'interno di questo scenario risalta l'assoluta vacuità del dibattito politico all'interno della maggioranza di centrosinistra (non a caso il presidente della Provincia, pensa di rivolgersi al centrodestra: almeno per movimentare un poco, non il discorso sui contenuti, ma almeno il gioco tra pesi e contrappesi). Risalta, in questo senso, la sedicente opposizione portata avanti da alcuni soggetti appartenenti a questa maggioranza (ed egualmente collocati nei diversi livelli di istituzione sovraordinata: Provincia, Regione) : una opposizione a determinati progetti (torri in mezzo al mare e via dicendo) condotta a colpi di dichiarazioni – stampa, convegni, interventi vari, ma del tutto priva di una minima capacità di proposizione alternativa, non intesa nel senso della collocazione fisica delle torri, ma del distacco dal modello ideologico della “ubriacatura del mercato” e delle “magnifiche sorti e progressive” segnate dall'assoluta egemonia della dimensione privatistica. Non a caso, da parte di questi soggetti, non viene alcun segnale di richiesta di ripresa di una riflessione sull'uso dei diversi strumenti di regolazione e programmazione del territorio e di inserimento , nelle logiche di maggioranza, di un qualche meccanismo atto a valutare l'effettivo interesse pubblico, riaprendo, in questo senso, soltanto per esempio il discorso sul Piano Urbanistico Comunale.

Alla luce di questi due punti, sia pure sommariamente esposti, verrebbe da riaffermare con forza l'integrità delle ragioni che hanno portato diverse espressioni della “sinistra critica savonese” a convergere sull'idea di una necessità di presenza istituzionale d'opposizione, alla fine positivamente realizzata.

Purtuttavia, anche da questo punto di vista sento la necessità di un riavvio di riflessione intorno ad un punto, che mi permetto di sottolineare fortemente: si può dire, infatti, che a Savona ci si stia già collocando oltre il segno della semplice resa alla speculazione edilizia, ma emergano segni di vero e proprio “disagio sociale”, che cresce mentre si allarga la cesura tra privatizzazione delle istituzioni decisionali e possibilità di partecipazione critica, a partire dal territorio.

Ci troviamo, dunque, “oltre” la continuità con il passato, in una condizione di “discontinuità negativa”.

Con questo voglio dire, semplicemente, che esiste una necessità inderogabile per l'opposizione di sinistra a Savona: quella di allargarsi non solo verso la ricerca di una identità politica (che pure va ricercata) ma, essenzialmente, verso le diverse realtà di critica sociale presenti sul territorio.

Lo scopo deve essere quello di costruire un fronte capace di misurarsi concretamente con quella estensione del disagio sociale (elemento ben diverso, si badi bene, rispetto alla semplice emarginazione sociale: non sto parlando di “impoverimento progressivo”, ma di un fenomeno ben più serio e profondo, di vera e propria disgregazione e frammentazione della società savonese).

E' necessario, ormai, andare oltre alle semplici espressioni delle dinamiche politiche ed istituzionali; oltre alla pur giusta intuizione del “contraddittorio politico”, nella ricerca di una vera e propria ricostruzione del “blocco sociale”.

Senza alcuna concessione, intendiamoci, alla negazione della politica e al puro movimentismo.

Savona, 20 Ottobre 2006

Franco Astengo

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