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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
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Incompatibili con la guerra e il neoliberismo

(2 Marzo 2007)

Rifondazione Comunista ha dichiarato incompatibile il senatore Franco Turigliatto dopo la sua scelta di non votare la relazione di D'Alema che confermava la presenza di guerra delle truppe italiane in Afghanistan e la costruzione della base USA di Vicenza. Il tutto dopo un vero e proprio linciaggio mediatico costruito sull'idea che chi non vota la guerra oggi, la riforma delle pensioni domani, la Tav dopodomani, favorirà il ritorno di Berlusconi e sarà la causa della caduta del Governo Prodi.

Non siamo d'accordo! Al contrario pensiamo che la crisi di Governo si è aperta per il motivo contrario. Sono esattamente le politiche di continuità con il liberismo e la guerra del governo Prodi che stanno deludendo il suo elettorato, i militanti della sinistra e dei movimenti sociali che hanno attraversato il paese in questi anni. E' la perdita di consenso complessiva del governo Prodi e la sempre maggiore debolezza mista a logoramento della cosidetta sinistra radicale ad aver prodotto la difficoltà profonda di questo governo. Il tentativo di allargamento al centro è la conseguenza e non la causa delle politiche centriste.

D'Alema ha confezionato un doppio ricatto con la sua relazione: “O votate la base di Vicenza e la guerra oppure si va al Prodi bis e le accetterete lo stesso”, provando in questo modo a chiudere definitivamente la possibilità (o l'illusione) di una permeabilità dell'esecutivo alle lotte e ai movimenti sociali. Battere Vicenza per batterle tutte, dai NoTav ai lavoratori. È tutto questo che Turigliatto ha deciso di non sostenere e noi siamo con lui!

L'aumento delle spese militari, la conferma delle missioni di guerra, l'aumento dei ticket sanitari, il finanziamento delle scuole private e il taglio all'istruzione pubblica, l'annunciato taglio delle pensioni, le privatizzazioni fatte e quelle future del decreto Lanzillotta, i Dico e la più complessiva timidezza (per essere buoni) sui diritti civili... sono queste politiche ad aver messo in crisi il Governo Prodi. Sono le politiche di destra che spianano la strada al ritorno della destra.

Servirebbe oggi una chiara svolta politica dell'esecutivo. Una svolta contro la precarietà e la guerra, una svolta per i diritti dei gay e delle lesbiche, un chiaro ripensamento su Vicenza e sulla Torino-Lione, il rilancio dello stato sociale, della scuola e dell'università. Solo cosi' si possono battere le politiche di destra, solo cosi' si può battere nella società il Berlusconismo.

I 12 punti presentati da Prodi al contrario confermano la volontà di schiaffeggiare i movimenti, il conflitto e le stesse sinistre alternative. Dietro l'inammiissibilità del dissenso c'è il ricatto alle forze della propria maggioranza che pensano di poter sostenere le lotte sociali. I poteri personali ai limiti dell'autoritarismo concesso al Premier lo dimostrano..

Noi non ci stiamo! Se il Governo Prodi proseguirà sulla strada delineata in questi giorni ci opporremo punto per punto a questo programma. Non sosterremo mai la guerra e il liberismo. Disobbediremo nelle piazze e nel parlamento se ci verrà chiesta unità sull'Afghanistan o sulla base di Vicenza, come sulle pensioni e sulla Tav. Se il governo Prodi non cambierà politica si scontrerà con le lotte e i movimenti e fallirà definitivamente. Noi sappiamo da che parte stare.

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