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(8 Aprile 2012) Enzo Apicella
Nonostante la crisi il governo Monti ha deciso di procedere all'acquisto di 90 F35

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Tessile: cessioni/acquisizioni, ristrutturazioni, attualita’ & futilita’

(5 Marzo 2007)

Classifica del mese. 160 miliardi di euro, una cifra pari al prodotto interno lordo della Grecia, con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente: è il mercato mondiale del lusso nel 2006, secondo uno studio commissionato da Altagamma, l’associazione delle 53 aziende italiane della qualità più elevata in diversi settori commerciali. Segno evidente, se ce n’era ancora bisogno, che alla massa dei sempre più poveri corrisponde una fascia di popolazione eccezionalmente ricca. Dai 200 mila euro in su costano gli abiti della collezione Atelier di Versace (600 euro solo per la ciotola per cani con decori in oro firmata dalla griffe). La rivista americana Forbes ha stilato di recente la classifica dei dieci jeans più cari del mondo, tra cui figurano due modelli di Dolce&Gabbana (3.950 e 2.295 dollari) e uno di Roberto Cavalli (1.440 dollari); il più caro in assoluto è di Escada: 10 mila dollari. Nella lista delle dieci scarpe più care al mondo, sempre di Forbes, al primo posto figurano gli stivali Manolo Blahnik da 14 mila dollari, ma anche scarpe Ferragamo (2.390) e un modello in pelle di serpente Bottega Veneta da 1.140 dollari. Cosa non si farebbe per il massimo profitto, per esempio “pettinare” caprette neonate, come fa Loro Piana.

A proposito di ultraricchi. Amancio Ortega, proprietario di Inditex, che controlla il marchio ZARA, è uno dei principali immobiliaristi di Spagna. Il quotidiano “El Economista” ha calcolato che l’imprenditore incassa 62 mila euro al giorno dagli affitti delle sue case. Ortega ha partecipazioni nel Banco Pastor, Aguas de Barcelona, e in NH hotels (che controlla l’italiana Jolly), e occupa il 23esimo posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo davanti anche a Silvio Berlusconi.
(Fonte: Il Sole 24 ore 22.2.2007)

Vietato chiamarlo “mordi e fuggi”, oggi si dice “outsourcing a geometria variabile”, e GEOX, nell’intervista rilasciata al Sole 24 ore dell’8.2.2007, lo rivendica come valore di impresa. Ma tale rimane, se è vero che, come riportato sempre dal Sole nel numero del 3.12.2006, questa “elasticità” ha permesso al marchio di trasferire in soli 15 giorni la produzione di oltre 3 milioni di scarpe dalla Cina e dal Vietnam, colpite dai dazi antidumping, al Brasile e all’Indonesia. Anche grazie a questo, Geox è leader nel rendimento degli investimenti, posizionandosi al terzo posto nel mondo con un “Roi” 2005 del 66,2%.
(Fonte: Il Sole 24 ore, 3.12.2006; 8.2.2007)

LEVI STRAUSS ha deciso di ritirarsi definitivamente da ETI (Ethical trading iniziative) dopo essere stata sospesa temporaneamente per aver rifiutato di adottare il principio del “living wage”, contenuto nel codice di condotta sottoscritto da tutte le imprese aderenti, che considera irrealizzabile (vedi Newsletter n. 1/07). Perso il primato sul mercato dei jeans, Levi’s ne ha conquistato un altro, quello di azienda statunitense più litigiosa. Nella classifica delle battaglie legali dichiarate negli ultimi cinque anni, Levi’s è riuscita a superare potenze aziendali quali General motors, Disney e Nike. Sono oltre cento le denunce che l’impresa ha presentato contro concorrenti accusati di copiare cuciture e design delle tasche posteriori dei jeans, che sostiene protetti da brevetto.
(Fonte: Clean clothes campaign; il Sole 24 ore 30.1.2007)

WAL-MART affronterà la più grande causa collettiva della storia americana, per discriminazione sul posto di lavoro, che potrebbe costare alla società miliardi di dollari di danni, dopo che la Corte d’appello della California ha accolto il ricorso di sei ex dipendenti del colosso della distribuzione, che l’accusano di pagare le donne il 15 per cento meno dei colleghi maschi e di garantire loro minori possibilità di promozione. La corte ha ritenuto che quanto denunciato dalle ricorrenti sia estensibile a tutte le donne che hanno lavorato per Wal-Mart a partire dal 26 dicembre 1998, che sono circa due milioni.
(Fonte: RSI news, 8.2.2007)

Chiusa l’inchiesta sul crack GIACOMELLI SPORT con 18 indagati, fra cui i proprietari e numerosi parenti, e 17 capi di imputazione, che vanno dall’associazione a delinquere al falso in scrittura privata. L’ex gruppo della distribuzione sportiva è accusato di aver distratto ingenti somme di denaro attraverso false fatturazioni (erano riusciti a riprodurre anche il logo della Nike). Nel 2003 i Giacomelli denunciarono un falso furto di assegni per 139 milioni di euro nella speranza di ottenere il blocco dei pagamenti in corso ai fornitori, a cui non potevano più far fronte. E’ atteso il rinvio a giudizio degli indagati.
(Fonte: Il Sole 24 ore 8.2.2007)

Autogrill, la società di ristorazione della famiglia BENETTON, è entrata nello scalo aeroportuale di Atlanta, il più grande al mondo per traffico di passeggeri con 84 milioni di viaggiatori all’anno. A ottenere la concessione è stata la spagnola Aldeasa, leader del duty free, acquistata da Autogrill due anni fa (che ne detiene il 50%). Il contratto di Atlanta segue di pochi giorni quello del Louvre: Autogrill si è aggiudicata i servizi di ristorazione del celebre museo parigino. Ora ha gli occhi puntati sull’India, dove è presente nel solo aeroporto di Bangalore.
(Fonte: Il Sole 24 ore 9.2.2007)

La società francese NAF NAF, titolare dell’omonimo marchio e di Chevignon, è stata ceduta al gruppo Vivarte, attivo fra l’altro con il brand di abbigliamento giovane Kookaï, che ha acquistato il 100% delle azioni detenute dai fratelli Pariente. SERGIO TACCHINI, azienda novarese dello sportswear, da tempo in crisi finanziaria, passa al fondo di turnaround Orlando Italy che apporterà capitali per un piano di rilancio. Sergio Tacchini ha avuto il suo momento d’oro negli anni ’80 cavalcando il boom del tennis e vestendo campioni come John McEnroe; la crisi ha cominciato a farsi sentire negli anni ’90 nella competizione con marchi come Nike e Adidas. PRADA sta valutando l’ipotesi della quotazione in borsa, dopo la cessione del 5% del capitale a Intesa Sanpaolo. Nel cda siedono l’ex numero uno di Enel, Franco Tatò e Marco Cerrina, già responsabile direzione merchant banking di Banca Intesa
(Fonte: Fashionmagazine, 1.2.2007; Il Sole 24 ore 10.2.2007; Fashionmagazine, 22.2.2007)

(a cura di Ersilia Monti, Deborah Lucchetti, Claudio Brocanelli; con il contributo di Antonio Franceschini)

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