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Arresto di Joseba Alvarez ed Oihana Agirre

Una sentenza evidenzia che gli arresti ordinati da Garzón sono illegali

(5 Ottobre 2007)

«A più repressione, più askatasuna». Queste sono state le parole ripetute dal portavoce di Askatasuna Julen Larrinaga, rivolte a coloro che, da Madrid, hanno orchestrato una nuova fase repressiva contro la sinistra indipendentista, una fase che prende di mira militanti che lavorano in diversi organismi, come nel caso di Joseba Alvarez ed Oihana Agirre. Nonostante la statura politica degli arrestati, le altre formazioni politiche hanno rifiutato di commentare gli arresti.

L’avvocata Ainhoa Baglieto ha affermato esplicitamente che gli arresti di Joseba Alvarez e di Oihana Agirre da parte della Polizia spagnola sono, come quello di Juan Mari Olano, «totalmente illegali» secondo la stessa legislazione spagnola, non avendo il giudice Garzón (in qualità di giudice istruttore dei processi nei quali, secondo la Audiencia Nacional (Tribunale Speciale, N.d.T.), sono imputati sia Alvarez, sia Agirre) alcuna competenza per ordinarli. La rappresentante del movimento pro amnistia arrestata, inoltre, non ha alcuna indagine aperta a suo carico, né alcun processo in corso per la sua attività politica.

Mentre il membro della Mesa Nacional (Organismo dirigente, N.d.T.) di Batasuna e la rappresentante di Batasuna rimangono nelle mani della Polizia spagnola in attesa di essere ascoltati, a partire dalle 10,00 di oggi, dal giudice Baltasar Garzón, Baglieto ha ricordato una sentenza della sezione prima della Audiencia Nacional, che avvertiva Garzón dell’impossibilità, da parte sua, di prendere alcun provvedimento riguardo i processi da lui istruiti, come quelli contro Gestoras Pro Amnistía, Askatasuna, Batasuna o Segi, tra gli altri.

L’unica competenza della quale dispone il titolare della Corte n. 5, sarebbe quella di decretare la sospensione delle attività delle organizzazioni sulle quali indaga, per un massimo di cinque anni, periodo già esaurito sia nel caso di Gestoras, sia in quello di Askatasuna. Un altro esempio dell’illegalità giuridica nella quale sarebbe incorsa Madrid, secondo Baglieto, sarebbe che, dopo il corteo dello scorso 9 settembre, il Tribunale n. 4 di Donostia (San Sebastian, N.d.T.) aveva identificato Oihana Agirre come una delle partecipanti, ma non sono state avviate indagini né presentate imputazioni a suo carico. Risposta: «Più Askatasuna»

Il mandato di arresto emesso da Baltasar Garzón sostiene che sia Alvarez, sia Agirre hanno concorso ad un «reato di recidiva di partecipazione ad organizzazione terrorista», un reato per il quale Alvarez è già imputato nel processo contro Batasuna; tuttavia, l’avvocata ha aggiunto che le indagini si svolgono ancora sotto segreto istruttorio. Il portavoce di Askatasuna, Julen Larrinaga, ha da parte sua evidenziato che, dietro all’assurdità giuridica esposta da Baglieto, si può solo percepire la decisione politica del PSOE di intraprendere una nuova fase repressiva e di persecuzione contro l’indipendentismo basco e contro tutto ciò che «metta in questione lo status quo di questa Spagna di Franco».

Ha sottolineato ed insistito, a questo proposito, rispetto al fatto che Madrid «si sbaglia» se crede di coartare le aspirazioni democratiche di questo paese mediante una nuova fase di «involuzione democratica» e ha lanciato il seguente messaggio al partito di Rodríguez Zapatero ed «a coloro che hanno progettato questa fase di repressione: A più repressione, più «Askatasuna»».

Stato di polizia in Euskal Herria

Ha anche invitato la cittadinanza basca a partecipare, paese per paese, all’organizzazione della risposta alla nuova offensiva repressiva progettata da Madrid, dalla sede del PSOE.

Ma Larrinaga è andato oltre e ha enumerato tre conclusioni che, a suo parere, si sono evidenziate nelle ultime settimane: prima, la totale assenza dello «Stato di Diritto» nel paese, con un taglio graduale di libertà che apre la via alla «involuzione democratica» che, a suo giudizio, impera sui diritti dei cittadini baschi; seconda, l’esistenza di un «intento repressivo nascosto dietro le decisioni politiche di Madrid», la constatazione del fatto che, quando cadono «le toghe e le scenografie» con le quali si rivestono gli intenti politici, rimane solo «un poliziotto con un manganello», come chiaro esempio dello «Stato di polizia che vive Euskal Herria (Paese Basco, N.d.T.)».

«A cosa servono le istituzioni?»

La nulla capacità delle istituzioni del paese in difesa dei diritti dei Baschi è, a giudizio di Larrinaga, la terza conclusione evidente. Come elemento pedagogico della sua esposizione, Larrinaga ha anche utilizzato le parole usate dal Lehendakari (Presidente del Governo Autonomo Basco, N.d.T.) Ibarretxe domenica scorsa in occasione dell’Alderdi Eguna (Giorno del Partito Nazionalista Basco, N.d.T.): «Ibarretxe chiedeva a cosa serva un Lehendakari se non può nemmeno consultare gli uomini e le donne di questo Paese e noi gli chiediamo, ora, a cosa servono le istituzioni se non possono difendere gli interessi politici di questo Paese?».

Ha preteso la liberazione immediata degli arrestati e ha messo in risalto la debolezza della democrazia spagnola, quando arresta ed incarcera (come nel caso di Juan Mari Olano) militanti baschi per il semplice fatto di avere partecipato ad una manifestazione; «Questo accade in Birmania o nella Guinea Equatoriale, ma non in una democrazia».

Mentre, a due giorni dall’arresto, si attende per oggi l’interrogatorio dei due detenuti da parte del giudice Garzón, nessuna formazione politica ha denunciato questa nuova operazione poliziesca.

Dal quotidiano “Gara” del 04.10.2007

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