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Pace, lavoro e libertà

Pace, lavoro e libertà

(16 Ottobre 2010) Enzo Apicella
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    Alitalia, la terza via tra una nazionalizzazione che non ci sarà ed un saccheggio evitabile

    (21 Settembre 2008)

    In molte parti del mondo (pensiamo soltanto, per esempio, all'America Latina di Evo e di Chavez) c'è un forte ritorno dell'intervento pubblico a salvaguardia dei beni indisponibili ovvero al salvataggio (pensiamo agli Stati Uniti) di interi settori in crisi (come quello bancario colpito dalla crisi dei fondi mutualistici e per il quale sono stati appena sganciati 50 miliardi di dollari, ma è soltanto una piccola parte di un piano generale più ampio, dall'amministrazione del ranger Bush).

    Naturalmente ben diversi sono gli approcci di queste due "scuole": nel primo caso è il sentimento di ribellione e di riconquista della propria libertà, del proprio suolo, sottosuolo e degli spazi aerei da parte dei popoli indigeni e delle classi subalterne del sud sociale del mondo (ed in questo contesto si inseriscono le tante Resistenze, da quella Irakena a quella Palestinese, ben diverse dalle rivendicazioni sacerdotali dei piccoli buddha tibetani, ex schiavisti in esilio); nel secondo, la necessità di venire incontro ai disastri del Capitalismo al fine di evitare l'esplosione, in casa, della bomba sociale che, qualora deflagrasse, avrebbe conseguenze devastanti per gli interessi vitali degli imperialisti yankee. Entrambe, però, ammettono un passaggio comune:
    intervenire a tutela di interessi propri (legittimi in entrambi i casi, seppur da versanti opposti) è possibile. Ad eccezione, naturalmente, dell'Italia, dove è in atto la svendita di Alitalia.

    A memoria d'uomo, ed eccezion fatta dei lavoratori della compagnia di bandiera che vi si stanno opponendo con tutte le loro forze, non si ricorda una procedura meno osteggiata di quella che il Governo ha messo in campo su Alitalia per far passare l'idea che si possano accollare i debiti in capo alla collettività scorporandovi i crediti (che, ovviamente, si è deciso di lasciare nel piatto della classe imprenditoriale dei soliti Colannino, Benetton, ecc.).

    Gli italiani, ormai è confermato, vivono in un torpore della coscienza che quasi intenerisce, coccolati da quintali di carta di giornali a pagamento che assomigliano più che altro a veline aziendali e di free-press che non vanno oltre la difesa dell'ignaro consumatore-passeggeroincazzato. Addirittura, un disastro manageriale come quello Alitalia (cresciuto sotto i tanti governi Berlusconi, i due di Prodi ed i protettorati di Dini e di D'Alema il Balcanico, sulla scia dei decennali disastri delle politiche stataliste democristiane e socialiste poi addossati, non si sa come, ai Comunisti che, al più, guidavano pezzi di Padania oggi orgogliosamente celtica), ben orchestrato a livello mediatico ("bizzarra esultanza dei lavoratori Alitalia alla notizia del ritiro CAI", secondo il TG1 del riottoso Riotta), fa "schizzare in alto i sondaggi" che, si sa, sono l'unica cosa che conta in questo paese. Infatti sono finti.

    Comunque sia, oltre la svendita interna, da più parti si invoca o la svendita esterna a Lufthansa (Epifani e PD) o la nazionalizzazione della compagnia.

    Naturalmente questo secondo evento, pure auspicabile, non accadrà mai, né perchè al Governo abbiamo Chavez né tantomeno, perchè, ed è il colmo ammetterlo, abbiamo Bush che sgancia qualche qualche miliardo di euro "necessari per salvare famiglie ed imprese".

    Capo del Governo è, invece, Silvio Berlusconi, i cui avvocati-parlamentari ieri si sono dimenticati di presenziare all'udienza per il processo Mills.

    Abbiamo quindi un quadretto desolante: mentre la cosiddetta “società civile” dorme in piedi, impegnata nei piccoli affarucci familistici, i padroni agiscono e provano a mettere le mani su tutto, compresa Alitalia: dell'ultim'ora è la notizia che Marco Tronchetti Provera è anche, dove troverà il tempo non si sa, vicepresidente di Mediobanca, la cassaforte di tutto, quella dalla quale possono uscire somme disponibili per rientrare dall' ingente debito accumulato da Telecom.

    Fa da contorno Marina Berlusconi, che sta crescendo (è tutta suo padre!) come consigliera di amministrazione della Banca di Piazzetta Cuccia.

    Fallirà Alitalia?I padroni troveranno un'uscita per sfanculare i debiti sui dormienti e trattenersi le quote di profitto?

    Ad oggi, non è dato saperlo. Una cosa è certa. Al di là di nazionalizzazioni che non verranno o di nemmeno pensabili piani di rientro pubblico, le maestranze Alitalia sono capacissime di continuare a fare da sole: i piloti a volare, gli assistenti di volo ad assistere i passeggeri, quelli al volo a controllare il traffico, gli addetti alla manutenzione ad effettuare i cambi. Si dirà: mancano i soldi per pagare i fornitori.

    Esiste il Banco del Sur, una realtà concreta al servizio delle classi subalterne. Si potrebbe provare a chiedere un prestito. Non penso sia una follia dire che si possa fare. Magari, essendo compagni, non si fanno manco pagare gli interessi.

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