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Trash. La metropoli e i suoi rifiuti

(28 Settembre 2008)

Riflessioni e analisi sull'organizzazione capitalista della metropoli vista dal basso. La realtà della Campania, i suoi rifiuti e le sue periferie

E' a disposizione l'ultimo quaderno speciale di Contropiano con i contributi di Biagio Borretti, Michele Franco, Antonio Musella, Antonello Petrillo, Pietro Sebastianelli, Francesco Specchio. Per contatti, informazioni, copie del quaderno potete rivolgervi anche a: Contropiano (Napoli) contropiano.napoli@libero.it

L'introduzione del quaderno

Trash. La metropoli e i suoi rifiuti

La vicenda rifiuti ha segnato in profondità - nell'area metropolitana napoletana e nell'intera regione Campania - l'agenda politica dei movimenti di lotta degli ultimi tempi. Un'esperienza ricca di spunti di ricerca teorica, di pratiche conflittuali e, naturalmente, di scontro con il complesso delle istituzioni e delle loro varie politiche di governance. A distanza di oltre 15 anni dall'inizio formale dell'"emergenza" - nonostante i mastodontici progetti di parte capitalistica messi in campo - permangono
irrisolti tutti i problemi strutturali che hanno generato un simile disastro. Il presente Quaderno vuole essere un contributo alla discussione in corso tra gli attivisti e tra quanti hanno animato, a vario titolo, le mobilitazioni e le lotte in questi ultimi anni. Vuole, inoltre e soprattutto, essere un ulteriore tassello della riflessione che il giornale
Contropiano e la più generale attività politica dei compagni afferenti alla Rete dei Comunisti hanno sempre dedicato alle complesse trasformazioni urbanistiche e territoriali di cui sono oggetto la grandi aree metropolitane.

Non potrebbe essere diversamente. I giganteschi mutamenti spaziali indotti dalla mondializzazione capitalistica stanno delineando particolari condizioni negli insediamenti umani senza precedenti nella storia delle formazioni sociali. A scala globale, ma con oggettive differenziazioni e diversi indici di polarizzazione economica tra Nord del pianeta ed aree del Sud del mondo, sono in corso continui sconvolgimenti che stanno modificando i profili e la struttura di questi luoghi. In tale gorgo si miscelano,
disordinatamente, processi di ristrutturazione dei cicli finanziari, flussi di mano d'opera migrante ed una nuova cartografia della composizione di classe. Infatti è dalla sapiente integrazione di questi fattori che può rilanciarsi la filosofia capitalistica dell'accumulazione veloce e flessibile. Un obiettivo necessario per essere adeguati alle continue sfide determinate della competizione globale internazionale.

Più volte la nostra ricerca ha puntato ad un indispensabile aggiornamento e riqualificazione dei metodi d'inchiesta, delle categorie interpretative e, quando possibile, delle modalità dell'intervento politico e pratico.

Già nel lontano 1998, l'allora Forum dei Comunisti, dedicò all'argomento un primo seminario Dalle città fabbrica alle metropoli[1]. Successivamente, nel corso del Convegno Lavoro contro Capitale - Egemonia e politica nell'epoca del conflitto di classe globale dell'ottobre 2005, le relazioni di Sergio Cararo e Luciano Vasapollo svilupparono alcuni ragionamenti e presentarono, all'attenzione dei compagni, una mole rilevante di dati e notizie in forma sistematizzata e fruibile per l'azione politica e militante. Ma è con l'esplosione
delle periferie francesi che tale tematica esce - finalmente - da una cornice analitica spesso fredda ed astratta e diventa materia sociale viva ed incandescente nel cuore dell'Europa imperialista.

A riprova di un profondo mutamento di fase e di condizione politica, infatti, di fronte alle notti di fuoco nelle banlieue, la "sinistra", anche quella che si definisce "radicale", ha mostrato il peggio di sé evidenziando la sua inutilità politica ai fini di una battaglia tesa all'affermazione di un qualsivoglia progetto di trasformazione sociale e di allusione ad "un nuovo mondo possibile".

Il bagliore delle banlieues è stato, sicuramente, un passaggio di fase, anche dal punto di vista simbolico e dell'immaginario collettivo. Invece di cogliere e valorizzare il messaggio, per quanto confuso e contraddittorio, che trascresceva da quella rivolta, la "sinistra" ha ostentato indifferenza e ripulsa implementando, di fatto, razzismo e fiducia negli apparati statuali ritenuti organi neutrali ed al di sopra dei conflitti. Una totale e depotenziante subalternità che si è vergognosamente replicata ogni volta
che le metropoli sono state attraversate da tensioni e proteste (nei riot londinesi, tra i migranti in Spagna, nei quartieri delle città del Belgio, nelle nostrane banlieue a Scampia, in Via Anelli a Padova, nelle case occupate dagli immigrati a Sassuolo, durante la rivolta di Pianura nel napoletano o nelle curve degli stadi e nelle strade durante le domeniche calcistiche).

Questa forma di nuovo razzismo e di aperto statalismo si sta dilatando in ogni ambito sociale, come dimostra l'adesione, ed in taluni casi addirittura la promozione, della "sinistra" alle campagne repressive. Particolarmente in alcune grandi città - dove vengono varati provvedimenti odiosi contro tutte quelle figure sociali catalogabili come "vite ed esistenze di scarto" - si stanno realizzando le prime concretizzazioni di questa ossessione securitaria. Oramai su questo aspetto del dominio la "politica di destra"
e la "politica di sinistra" sono un giano bifronte da demistificare e contrastare con determinazione.

Sempre più nello spazio metropolitano si addensano saperi e competenze sedimentati nel tempo assieme a reti e risorse materiali e immateriali. Sotto i nostri occhi è in atto una gigantesca accumulazione di "capitali" culturale e sociale oltre che di natura economico. Si approssimano - dunque - almeno potenzialmente scenari in cui i movimenti sociali dovranno faticare, non poco, per mantenere la radicalità dei loro obiettivi, l'autonomia
dai poteri forti e una chiara prospettiva di alternativa.

Tale condensato di ricchezza estorta in tutti i segmenti dello sfruttamento, lungi dall'essere socializzata, è sempre più, dispoticamente, concentrata centralizzata e privatizzata. A difesa militare della sua valorizzazione vengono dispiegati e moltiplicati i dispositivi di comando, controllo e di repressione. L'intera normativa giuridica assume, oltre la parvenza dell'involucro formale, la dimensione del "diritto di guerra". Lo "stato di eccezione" pervade l'intera società acquisendo una veste di quotidiano
disciplinamento contro ogni diversità.

Tuttavia, dentro le pieghe di tale autoritarismo, prendono forma e corpo i mille rivoli della rivolta e del conflitto e non trovano (non potrebbero trovare.) nessun simulacro di rappresentanza né sociale né presuntamene politica. Questa dimensione, per molti aspetti inedita, segnala prepotentemente ad una soggettività comunista, che non vuole
incartapecorirsi in contumelie ideologistiche e politiciste, rinnovati compiti di natura teorica e, di conseguenza, politica.

I contenuti

Il volumetto che presentiamo è il frutto dell'elaborazione di varie realtà militanti, politiche e culturali che si sono confrontate, per motivi diversi o accomunati nella lotta, con il blocco sociale bassoliniano e la sua "cupola del potere" negli ultimi anni, partecipando anche attivamente alle lotte popolari degli ultimi anni cresciute qualitativamente e
quantitativamente in Campania.

L'intervento di Petrillo può ben fungere da "introduzione" e framework alle vicende di resistenza popolare, riuscendo molto abilmente a cogliere tutta una serie di peculiarità di tali insorgenze, grazie anche all'intenso lavoro etnografico sostenuto sul campo negli ultimi anni insieme ad un gruppo di ricercatori universitari. Un passaggio del suo intervento ci sembra essere analiticamente molto denso e carico di implicazioni: «Tali fenomeni, infatti, si situano oggettivamente in una dimensione infra-politica o extra-politica (al di sotto e al di fuori, cioè, delle forme e dei linguaggi della politica come rappresentanza e rappresentazione), ma sono in contemporanea vissuti soggettivamente dagli attori che li producono come "fatti politici totali" (investimento integrale di sé in una dimensione fortemente pubblica, percepita come rivendicazione
di un interesse collettivo)». È proprio l'estraneità a determinate forme espressive "classiche" della volontà politica e, ciò non di meno, l'estrema politicità delle battaglie, a denotare un leit motiv di tali fenomeni (particolarità comune anche ad altre forme ed esperienze conflittuali sviluppatesi in diversi contesti cittadini e per vari differenti motivi, sul territorio italiano).

Lo scritto di Musella invece, utilizzando la nota categoria elaborata dalla Klein in merito alle nuove politiche economiche dell'era neoliberista:
la shock economy, ne sperimenta potenzialità euristiche, applicandola al contesto napoletano, rileggendo gli eventi degli ultimi mesi e quelli immediatamente successivi al terremoto del 1980. Le classi politiche ed imprenditoriali del Paese, sfruttando in un caso (terremoto) uno shock di origine naturale, e nell'altro (emergenza rifiuti) uno shock generato interamente dall'inefficienza e dal dolo tutti umani di politici ed imprenditori, riesce ad imporre politiche d'emergenza di gestione del territorio, ponendo in essere speculazioni e selvaggio sfruttamento del territorio a fini esclusivi di arricchimento personale.

L'intervento di Franco Specchio, invece, ricostruisce alcuni importanti passaggi del ciclo malavitoso integrato dei rifiuti, laddove la disponibilità di numerose cave - tufacee o meno - sul territorio campano, utilizzate per ricostruire la Campania nel post-terremoto, consentirà alle organizzazioni criminali di "ristrutturarle" al fine di essere utilizzate
in un altro ciclo di accumulazione del capitale: quello appunto dei rifiuti.
Le cave, colmate di monnezza di vario tipo, saranno poi oggetto di ulteriore speculazione, laddove su di esse verranno costruiti interi raccordi stradali, parchi, palazzi e quant'altro. Una gestione, quella dei sistemi criminali, che combina più ambiti produttivi e coinvolge necessariamente anche settori importanti della politica e delle istituzioni (come d'altronde testimoniano le confessioni del boss casalese Gaetano Vassallo, recentemente pubblicate su L'Espresso, che tira in ballo personalità politiche campane
di primissimo ordine come Nicola Cosentino, coordinatore regionale di FI e Sottosegretario di Stato all'Economia e alle Finanze e Mario Landolfi, coordinatore regionale di AN nonché Presidente della Commissione Parlamentare per l'Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi).

Sebastianelli, invece, rilegge l'evoluzione autoritaria ed autoreferenziale delle istituzioni o di alcune istituzioni repubblicane alla luce delle categorie di analisi politica elaborate da Schmitt: stato d'eccezione e "dittatura commissariale". In particolare è l'istituto del Commissariato straordinario di Governo e venire scandagliato nella analisi critica dell'A., visto come momento par excellence di tale involuzione, di contro alle manifestazioni promosse dal basso, espressioni di plurimi tentativi e volontà di affermare principi realmente democratici nei momenti decisionali dell'agire collettivo.

La questione (che diventa "problema" per l'attuale sinistra di classe) della composizione sociale delle periferie delle aree metropolitane - nello specifico di quella napoletana - e del potenziale combinarsi di varie contraddizioni su tali territori, delle particolari forme di conflitto che ivi sono generate e delle loro modalità espressive, è oggetto invece dell'elaborato di Borretti e Franco. In esso vengono anche delineati alcuni percorsi di crisi e destrutturazione del "monolitico" blocco sociale egemonico
bassoliniano negli ultimi anni e mesi, che si innesta su un più generale quadro di crisi delle istituzioni repubblicane e regionali e della svolta autoritaria che esse hanno cominciato a sperimentare, da anni, nel contesto napoletano e campano.

Il presente Quaderno, pertanto, lungi dal fornire l'analisi definitiva di complessi processi e mutamenti sociali in corso, intende proporre, alla sinistra di classe, alcuni materiali di riflessione e di apertura di un dibattito ancora tutto da sviluppare e generalizzare. È un Quaderno aperto proprio in riferimento ed alla sua composizione ed ai suoi propositi. I compagni coinvolti in tale progetto, pertanto, si pongono fuori da ogni tentativo miserabile di "dettare" linee ufficiali e strategie elaborate a tavolino, essendo alieni da ogni forma di mitizzazione delle esperienze conflittuali in corso, consapevoli tuttavia della necessità di avviare un serio confronto sul futuro della sinistra di classe negli ambiti metropolitani e sulle modalità di articolazione del proprio intervento in seno (e non dall'alto) a tali contesti.

Napoli, settembre 2008

Nota

[1] Gli interventi di questo Seminario sono raccolti nell'omonimo opuscolo "Dalle città-fabbrica alle metropoli" richiedibile alla redazione di Contropiano (a mezzo e-mail: cpiano@tiscali.it). Un interessante manuale, utile allo scandagliamento della metropoli, è stato realizzato dall'Osservatorio Meridionale del Centro Studi della rivista Proteo intitolato L'inchiesta metropolitana: mappe, metodi, fonti, riferimenti (richiedibile a: cestes@tin.it). Inoltre su Contropiano on-line sono scaricabili, dalla sezione Archivio del sito, articoli e commenti attinenti l'argomento.

Fonte

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