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Falluja

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(5 Aprile 2010) Enzo Apicella
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto l'aumento delle malformazioni congenite a Falluja, bombardata con il fosforo nel 2004

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(Iraq occupato)

Di nuovo a Bagdad /6

3 agosto 2003: Ragazze e ragazzi di strada a Baghdad

(7 Agosto 2003)

Con un taxi, insieme al nostro amico ed interprete Youssuf, ci rechiamo all’estremo sud della capitale irachena e veniamo avvolti dalla sabbia e dalla polvere. Zone degradate, soffocate da una miseria estrema, un senso di desolazione che ti afferra alla gola, donne, uomini e bambini che su strade bollenti strappano brandelli per sopravvivere, per inventarsi uno straccio di esistenza. E’ l’ immagine finale di un popolo stremato, cui e’ stato chiesto troppo e che non regge piu’.

Dopo un’ora circa di giri lungo strade polverose, im mezzo a discariche a cielo aperto, fra odori insopportabili, arriviamo all’Institution Al Hawza Humanitarian Affairs Al Rahma’s house for Orphanes. Si tratta di una casa di accoglienza per ragazze e ragazzi di strada, gestita da un movimento islamico sciita. Ci riceve un iracheno rigiso e severo, che subito dice che debbo mettermi il velo per entrare. Una donna mi porta un fazzoletto e cosi’ possiamo entrare. Chiedo di parlare con le ragazze e compare il direttore, Al Shaik Bakir, che insieme a Youssuf, mi accompagna nell’ala dell’edificio rigidamente separata, riservata alle donne. Ce ne sono quindici attualmente, ma nella stanza piena di letti a Castello dove entriamo ne incontro cinque. Solo due hanno il viso scoperto, le altre sono fantasmi neri che fluttuano nell’aria. Avverto un’atmosfera di tristezza nella stanza, di mondo che inizia e finisce li’, non c’e’ spazio per i sogni, per una qualsiasi prospettiva. Mi accorgo subito che le risposte che danno sono artificiali, sono quelle che debbono dare alla presenza del direttore. Una ragazza mi dice che stanno molto bene li’, passano le giornate a cucinare per tutti gli uomini, se ne stanno chiuse dentro, -perche’ altro non possono fare, -aggiungo io, possono rimanere li’ a tempo indeterminato.

E la loro esistenza non va da nessuna parte, sono ferme in un punto imprecisato della loro esistenza, non hanno presente e non intravedono il futuro in questo pezzo di Baghdad che e’ l’inferno in terra, in cui si sgrana un vita senza orizzonti.

Sabrina e Simona delegazione "Un ponte per……."

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