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Gli USA lasciano Falluja

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(16 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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(11 Luglio 2016)

blair bliar

Nei giorni scorsi è stato presentato alla Camera dei deputati inglese e reso pubblico il “Report of the Iraq inquiry”, più noto come Chilcot report, frutto dei lavori della commissione d'inchiesta sulla decisione di attaccare militarmente l'Iraq nel 2003 da parte del governo di Tony Blair.
Indubbiamente la pubblicazione e i contenuti di questo rapporto sono molto interessanti e importanti e rappresentano - in un certo qual modo - una conferma delle denunce e proteste del movimento contro la guerra di allora. Solo in parte, però, e poi vedremo perché.

E' estremamente importante che una commissione ufficiale di un paese in prima fila in quell'aggressione militare disveli le bugie dell'allora Primo ministro britannico (soprannominato per questo "Bliar", cioè B/bugiardo...), bugie necessarie per vendere all'opinione pubblica quella guerra, così come gli “errori” di strategia e comportamento militare da parte delle forze armate britanniche, che hanno provocato conseguenze mortali ancora visibili in Iraq e in tutta la regione.
Qualcosa però in questo stesso rapporto, e nel modo in cui è stato ripreso da parte della stampa in tutto il mondo, lascia perplessi. Dicevamo che il Report restituisce, con 13 anni di ritardo, le ragioni di chi si era opposto a quella guerra crudele e che già allora sapeva bene che non esisteva alcuna “smoking gun". Ma soprattutto che quella ricerca di “prove” era essa stessa una bugia, una cortina fumogena che serviva a distrarre e non permettere di ragionare sulle vere intenzioni dietro quella stessa guerra.

Diciamocelo, in fondo Bush e Blair con le loro “bugie” hanno convinto solamente chi voleva essere convinto; le loro risibili prove, sono state prese sul serio da chi voleva farlo, sia da parte di esponenti politici che del sistema dell'informazione. Davvero qualcuno è stato “ingannato”? Davvero qualcuno aveva creduto in “buona fede” (come Blair sostiene abbia fatto egli stesso) che Saddam Hussein rappresentasse un pericolo planetario e che la guerra fosse motivata da questo?
E' evidente che chi oggi cade dal pero e si accorge di essere stato “ingannato” o è in totale malafede oppure non è mai stato in grado di fare il proprio mestiere (giornalistico o politico) in forma critica e onesta. E comunque propendiamo per la prima ipotesi.

Il limite del rapporto (da un sua prima lettura) è quella di prendere sul serio le giustificazioni di Blair (e Bush jr) dichiarandole in parte come false e in parte non confermate.
Si legga per esempio il punto 796 del rapporto: “ Dal 2009 è stato dimostrato che alcuni elementi degli obiettivi britannici del 2003 per l'Iraq sono stati mal valutati (corsivo mio). Nessuna evidenza è stata portata sul possesso di armi di distruzione di massa da parte dell'Iraq, che avrebbero potuto minacciare i suoi vicini e la comunità internazionale nel suo complesso. Ma tra il 2003 e il 2009 gli avvenimenti in Iraq hanno minato la stabilità regionale, avendo persino permesso ad Al Qaeda spazio libero in cui operare e frontiere insicure attraverso le quali i suoi membri potessero spostarsi.”
Mal valutati? L'errore di valutazione da parte di Bush Jr e Blair è stato quello rispetto alla capacità militare di stabilizzare in forma diversa l'Iraq e la regione intera attraverso un intervento militare che è sostanzialmente fallito per diverse ragioni. Ma certamente non è stata mal valutata la presenza di armi di distruzione di massa che sapevano benissimo non esistere.

Ancora, al punto 798 del rapporto si legge: “La commissione non è stata in grado di identificare approcci alternativi che avrebbero potuto garantire un maggiore successo nel marzo 2003. Vogliamo dire che non sono state identificate opportunità per una seria riconsiderazione della politica messa in campo che avrebbero potuto meglio allineare obiettivi e risorse. Non ci sono serie evidenze di possibili opzioni più radicali o di un ritiro rapido o al contrario di un sostanziale incremento dell'impegno. La commissione ha identificato una serie di momenti, specialmente durante il primo anno, nei quali sarebbe stato possibile quel riesame, ma in nessuno di essi è stato fatto”.
In sostanza, si dice, non è chiaro se si fosse potuto operare in maniera differente. Ma che significa?
La questione che si dovrebbe porre è invece chiaramente un'altra: la guerra contro l'Iraq, come quella del 1991 e il conseguente embargo che ha provocato la morte di centinaia di migliaia di iracheni (con la complicità di tutti i governi occidentali – compresi quelli italiani guidati da Berlusconi, Dini, Prodi, D'Alema.....), non aveva nulla a che fare con le presunte armi di distruzione di massa.
Quelle erano semplicemente giustificazioni pubbliche per vendere la guerra - che aveva motivazioni politiche, strategiche, economiche assolutamente chiare, evidenti e ampiamente rese note non solo nelle denunce dei movimenti contro la guerra, ma anche da moltissimi media che scelsero di non essere embedded.

Il Report rischia – forse suo malgrado - di avere un effetto di distrazione di massa, nascondendo ancora una volta le motivazioni di quella guerra, come se queste fossero quelle dichiarate e solamente mal gestite.

E in fondo Blair non mente oggi quando dichiara di aver agito in “buona fede” e che “lo rifarebbe ancora”: lui e i suoi sodali erano perfettamente in buona fede a fare una guerra per garantire i propri interessi nazionali (e personali, vista la carriera profumatamente retribuita come “esperto di medioriente” da allora intrapresa da Blair). E lo rifarebbero ancora – perché le conseguenze nefaste non sono mai,state un problema per loro.
Come rispose Madeline Albright, allora Ambasciatore Usa all'Onu prima di diventare Segretario di Stato, alla Cbs che le chiese “Abbiamo sentito che mezzo milione di bambini sono morti in conseguenza all'embargo. Ne valeva la pena, era necessario?” “Penso che questa sia una scelta molto dura, ma la posta in gioco... we think the price is worth it”. Pensiamo che per quella posta ne sia valsa la pena.
Questi non sono bugiardi senza gloria. Sono criminali, e chi li ha appoggiati, chi ha loro creduto senza porsi domande evidenti, sono loro complici – anche quelli che oggi fingono di cadere dal pero.

Piero Maestri - Communia Network

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