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(20 Febbraio 2010) Enzo Apicella
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Il modo in cui l'Iran può costruire una bomba È più difficile - e più lungo - di quanto si possa pensare Di Joseph Cirincione ed Elise Connor *

(23 Luglio 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.contropiano.org

Il modo in cui l'Iran può costruire una bomba
È più difficile - e più lungo - di quanto si possa pensare

Di Joseph Cirincione ed Elise Connor *

Due ricercatori statunitensi smentiscono l'allarme sulla "minaccia nucleare iraniana"

Oggi, il Presidente Barack Obama vara la legge della seconda tornata di sanzioni unilaterali tese a colpire il settore energetico iraniano. Con questa legge, Washington sta cercando di arginare ciò che molti vedono come il prossimo futuro nucleare di Teheran. Ma quanto è prossimo questo futuro, esattamente?

Alcuni direbbero che è imminente. Il 27 giugno Leon Panetta, Direttore della CIA, ha stimato che all’Iran sarebbero bastati due anni per costruire un ordigno nucleare, se avesse deciso di farlo. Il Wall Street Journal ha colto al volo la dichiarazione, gridando istericamente il 29 giugno che “all’Iran mancano solo due anni per costruire una bomba atomica che potrebbe colpire Israele, l’Europa e oltre”.

Altri opinionisti hanno coerentemente affermato che l’Iran è a un passo dall’acquisizione di armi nucleari. Nel luglio 2004 Charles Krauthammer, redattore del Washington Post, dichiarava con insistenza “l’Iran avrà il nucleare entro il prossimo mandato presidenziale”.

Nel gennaio 2006, affermava, “all’Iran mancano probabilmente pochi mesi”. Alcuni mesi dopo, a settembre, quando non è apparsa alcuna bomba, scriveva: “La decisione è rimandata di non più di un anno”. William Kristol, Niall Ferguson e John Bolton, tra gli altri, hanno fatto dichiarazioni simili – che sono state ugualmente smentite col passare del tempo.

Di fatto, è molto più difficile costruire un’arma di quanto gli opinionisti possano pensare. La valutazione di Panetta propende per la peggiore delle ipotesi, in cui il processo nella costruzione delle armi procede senza alcun intoppo.

Ma le valutazioni dei maggiori esperti indicano che in realtà l’Iran impiegherebbe dai tre ai cinque anni per costruire una bomba nucleare. Ecco come tale processo avrebbe probabilmente luogo – e le ragioni per cui è improbabile che accada nei tempi che i catastrofisti ci vorrebbero portare a credere.

Fase 1: La decisione

L’Iran si sta certamente muovendo per acquisire la tecnologia che gli consentirebbe di costruire una bomba. Ma, secondo le conclusioni del 2009 Joint Threat Assessment redatto dallo EastWest Institute, “[…] non è chiaro se [l’Iran] ha preso la decisione di produrre ordigni nucleari”. Il regime deve valutare i costi politici e difensivi della costruzione di armi nucleari prima di andare avanti. E l’Iran potrebbe decidere, come il Giappone, che il miglior modo per tutelare i propri interessi è arrivare a essere in grado di costruire una bomba (acquisendo la conoscenza e la capacità tecnologica) senza però andare oltre e rischiare una corsa agli armamenti tra i suoi nemici o un attacco preventivo da parte di Stati Uniti o Israele.

“Nessuno sa se l’Iran ha preso questa decisione”, ha detto il direttore del Programma di Prevenzione della Proliferazione al Centro degli Studi Strategici e Internazionali, Sharon Squassoni, all’agenzia France-Press il 28 giugno. “È nel loro interesse mantenere questa ambiguità”.

Fase 2: Il Materiale Necessario

Se l’Iran dovesse decidere di procedere, dovrà accumulare un sufficiente quantitativo dell’elemento base per il nucleo della bomba—uranio arricchito (HEU) o plutonio. L’Iran sta mirando alla produzione di entrambi, anche se le sue capacità di arricchimento dell’uranio sono molto avanti rispetto ai suoi piani di lavorazione del plutonio.

L’Iran ha due modi di produrre HEU, uranio che include il 90 percento dell’isotopo U-235. Usando le centrifughe dell’impianto di Natanz, potrebbe prendere l’uranio naturale, composto allo 0,07 percento di U-235, e arricchirlo fino a farlo diventare materiale per armamenti.

Questa sarebbe una flagrante violazione dei suoi obblighi secondo il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP).

Se l’Iran dovesse scegliere questa strada, dovrebbe recedere dal trattato e buttare fuori gli ispettori internazionali.

Lavorando a Natanz a pieno regime, l’Iran impiegherebbe circa un anno per arricchire uranio sufficiente per una bomba.

È più probabile che l’Iran continui l’attuale percorso per aumentare la sua riserva di uranio debolmente arricchito (3 percento di U-235), che afferma essere per scopi pacifici. Ad un certo punto, l’Iran potrebbe recedere dal TNP, buttare fuori gli ispettori e ricentrifugare l’uranio per arricchirlo ulteriormente. Il Joint Threat Assessment ritiene che in questo modo può produrre la quantità di HEU necessaria per una bomba dai tre ai sei mesi. Panetta sembra presumere che, con questo metodo, l’Iran avrebbe abbastanza HEU da costruire due bombe in un anno.

Eppure, le recenti difficoltà tecnologiche potrebbero allungare il processo: a febbraio, lo Institute for Science and International Security con sede a Washington ha riferito che il numero di centrifughe iraniane funzionanti, ovvero le macchine per arricchire uranio, è diminuito dalla metà del 2009. Anche se l’Iran continua a installare centrifughe, sono attive 1.000 centrifughe in meno rispetto a maggio 2009.

Di recente, l’Iran ha arricchito uranio del 20 percento circa, presumibilmente come combustibile per il suo reattore sperimentale. Se l’Iran accumulasse abbastanza uranio arricchito al 20 percento – ne aveva 11 kg a fine maggio -- e lo utilizzasse come materia prima, potrebbe produrre HEU per armamenti ancora più velocemente.

In tutti i casi, ci vorrebbero ulteriori sei mesi per convertire lo HEU dall’attuale forma gassosa in metallo per una bomba.

Fase 3: Il Gingillo

Il percorso tecnico verso la bomba non termina con lo HEU. Produrre un ordigno nucleare grezzo richiederebbe un altro anno, presumendo che l’Iran abbia un progetto realizzabile e gli elementi per costruirlo. Ma per passare a un ordigno nucleare sofisticato, uno che potrebbe essere usato come arma, potrebbero essere necessari dai due ai cinque anni.

In questo lasso di tempo, l’Iran avrebbe bisogno di produrre gli elementi non nucleari, testarli e perfezionarli, e da ultimo, effettuare uno o più collaudi di esplosione nucleare. L’individuazione ed eliminazione di eventuali imperfezioni delle componenti non nucleari può passare inosservata, ma i monitoraggi globali individuerebbero qualsiasi esperimento di esplosione nucleare, portando così ad una crescente pressione sull’Iran.

Il Gen. James Cartwright, vice presidente degli Stati Maggiori Riuniti, ha confermato questa tempistica davanti alla Commissione delle Forze Armate del Senato il 14 aprile. Ha detto che per “produrre un’arma utilizzabile tatticamente” ci vorranno “altri due o tre, o addirittura altri cinque anni”.

Fase 4: Tesoro, mi si è ristretta la testata

L’Iran potrebbe produrre una testata nucleare grezza molto pesante, trasportabile via terra, circa un anno dopo la produzione di HEU. Ma questa pesante testata, anche se utilizzabile come arma, sarebbe troppo grande per gli aerei o i missili iraniani, che non possono portare un ordigno del peso di oltre 1.000 kg. Se l’Iran vuole produrre un deterrente nucleare credibile c’è bisogno di un ordigno più piccolo e più sofisticato -- e il restringimento di una testata nucleare non avviene in una notte. Il generale statunitense a riposo Eugene Habiger ha detto che “la miniaturizzazione di una testata nucleare è probabilmente la sfida più impegnativa che qualsiasi proliferante si trovi ad affrontare”.

Habiger ha sottolineato inoltre che “i primi missili balistici intercontinentali [ICBM] statunitensi, e le testate su quei ICBM, avevano una portata dai 4.000 ai 5.000 kg.

È il meglio che siamo riusciti a ottenere quando abbiamo iniziato... Solo dopo sei o otto anni di intensi studi ingegneristici e sperimentazione aggressiva siamo riusciti a scendere a 1.000 kg”.

Fase 5: Consegna

L’Iran dovrebbe anche produrre un veicolo di rientro per il suo ordigno.

Un missile balistico segue una traiettoria parabolica: lanciato nell’atmosfera, viaggia per breve distanza nello spazio cosmico e rientra nell’atmosfera per colpire il suo bersaglio.La testata deve essere abbastanza resistente da sopportare le condizioni estreme che incontra durante la traiettoria di volo, e sviluppare questa tecnologia non è per niente facile. Una cosa è testare un ordigno nucleare in condizioni altamente controllate. Un’altra è costruire un ordigno in grado di sopportare tremende vibrazioni, forza di gravità e alte temperature di lancio e rientrare nell’atmosfera. E finora l’Iran non ha dimostrato di avere le capacità di costruire un simile veicolo di rientro.

Fase 6: La gittata conta

Oggi, i missili balistici iraniani hanno una gittata che non supera i 1.600 km e portano bombe che pesano un massimo di 750 kg. quindi non riuscirebbe neanche a colpire oltre i confini iraniani.

Un nuovo rapporto dell’Istituto Internazionale per gli Studi Strategici conclude che l’Iran non sarà in grado di produrre missili a lunga gittata capaci di colpire l’Europa occidentale, distante circa 3.700 km, prima del 2014 o 2015. Il rapporto inoltre estende i tempi di un ICBM iraniano, sostenendo che Teheran deve prima mettere in campo un missile a media gittata prima di iniziare un programma che possa sviluppare un missile capace di colpire gli Stati Uniti, distanti 9.000 km. Così, il rapporto conclude che per la produzione di un ICBM iraniano “ci vorrà più di un decennio”.

L’Iran potrebbe accelerare i tempi nel caso ricevesse aiuto dall’estero.

Il rapporto di aprile del Pentagono sul potenziale militare iraniano stima che con aiuti dall’estero, l’Iran potrebbe produrre un ICBM in grado di raggiungere gli Stati Uniti entro il 2015. Tuttavia, i continui sforzi per isolare l’Iran e lavorare con gli stati chiave, incluse Russia e Cina, per limitare la diffusione di tecnologie nucleari di tipo bellico aiutano a ridurre la possibilità di tale assistenza.

* * *

Data la fluidità della tempistica nucleare iraniana, è fondamentale non reagire in preda al panico secondo una presunta ipotesi di urgenza. Una risposta militare, in particolare, potrebbe avere gravi conseguenze e non servirebbe affatto a fornire una soluzione a lungo termine del problema. “[…] Non esiste alcuna azione militare che faccia altro che guadagnare tempo”, ha detto il Segretario alla Difesa Robert Gates a settembre 2009. “Si stima [che un attacco agli impianti nucleari iraniani produrrebbe un ritardo] da uno a tre anni o giù di lì”.

Anche l’Amm.

Mike Mullen, presidente degli Stati Maggiori Riuniti, il 28 giugno ammoniva che un attacco militare in Iran sarebbe “incredibilmente destabilizzante” per la regione. Probabilmente aumenterebbe il sostegno al regime iraniano, ha sottolineato Mullen, persino da parte del movimento verde.

Quindi la prossima volta che sentite un opinionista sostenere che l’Iran è a un passo dall’avere ordigni nucleari, non vi fate prendere dal panico. Come il ragazzo che grida “al lupo”, questi opinionisti alla fine possono avere ragione. Per ora, tuttavia, l’Iran ha molta strada da fare -- e tenerlo presente è il modo migliore di programmare una risposta misurata alle ambizioni nucleari della Repubblica Islamica.

* Joseph Cirincione e Elise Connor sono ricercatori del Carnegie Endowment for Democracy (Stati Uniti)

Da http://www.foreignpolicy.com/articles/2010/07/01/how_iran_can_build_a_bomb?page=0,3

Traduzione di Flavia Vendittelli

www.contropiano.org

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