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    Unione Europea: Germania 'uber alles'? La governance passa dal diritto di voto al diritto di veto

    (29 Ottobre 2010)

    anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

    29-10-2010/13:51 --- Ieri i 27 capi di governo dei paesi aderenti all’UE hanno raggiunto un’intesa di massima su un nuovo Patto europeo teso ad assicurare la stabilità futura dell’Eurozona ed a sostituire l’attuale fondo salva-stati da 440 miliardi di euro. E’ stato inoltre dato mandato al presidente Van Rompuy e alla Commissione europea per modificare giuridicamente il Trattato di Lisbona.
    Il rapporto sarà presentato al vertice europeo di Lisbona del prossimo dicembre e in tale occasione si conosceranno anche i dettagli di questo meccanismo da implementare entro il 2013, sul quale non c’è però ancora accordo sulle modalità di funzionamento. E’ invece stata per il momento abbandonata l’ipotesi sponsorizzata dall’asse franco-tedesco di sospensione del diritto di voto ai paesi che violino i principi fondamentali del trattato in termini di deficit di bilancio.
    Due giorni fa la cancelliera tedesca Angela Merkel appariva decisamente nell'angolo con la pretesa di imporre all'Europa la modifica del Trattato di Lisbona con due obiettivi: blindare giuridicamente il meccanismo anti-crisi per l'area euro e inserirvi la massima sanzione politica per uno Stato membro, la sospensione del suo diritto di voto nel Consiglio europeo. La posizione tedesca poteva contare sull'appoggio del presidente francese Nicolas Sarkozy, con il quale aveva sottoscritto il 18 scorso il patto segreto e parallelo di Deauville sollevando le ire di tutta l'Europa. Troppo poco per una decisione che comunque andava e andrà presa all'unanimità dai 27 stati membri dell’Unione Europea. Nel giro di 48 ore, il cancelliere tedesco è riuscito a compiere un miracolo diplomatico, rovesciando una situazione nella quale, almeno sulla carta, appariva perdente. È arrivata a Bruxelles con il tasca il consenso di tutti i paesi-vassalli della Germania nell’Europa dell'Est che pure, Polonia a parte, all'inizio le erano ostili. Certo, per vincere le resistenze, ha dovuto cedere sulla seconda proposta quella sulla sospensione del diritto di voto che fin dal principio non era riuscita ad affermarsi tra gli stati membri. «Eppure è una clausola già prevista nel Trattato di Lisbona» aveva insistito ieri la Merkel facendo riferimento all'articolo 7, il quale prevede la sospensione del diritto di voto per i paesi membri che vìolino i principi fondamentali dell'Unione. Ma su questo terreno – al momento - Spagna, Italia, Lussemburgo, Polonia, Svezia e Danimarca non sono disponibili. Irremovibile anche il presidente della Commissione Ue José Barroso. Naturalmente tutto questo è valido fino a dicembre, quando arriverà il rapporto Van Rompuy con la sue proposte di modifiche al Trattato di Lisbona.
    Si va dunque definendo una pesantissima ipoteca europea sulla possibilità di spesa pubblica e sociale dei singoli stati. Se in Italia eravamo abituati a discutere in questo periodo della Legge Finanziaria, dovremo cominciare ad abituarci all'idea che i vincoli di spesa e di bilancio verranno ormai decisi a Bruxelles in nome della "governance" europea. Dopo l'euro che ha mandato in malora le svalutazioni competitive della liretta e il Patto di stabilità che impone una fiscalità più rigorosa riducendo i margini della evasione fiscale su cui sono prosperate in Italia migliaia e migliaia di piccole imprese, i diktat europei stanno smontando molti dei pilastri su cui si è retto fino ad oggi il capitalismo straccione italiano e il blocco sociale berlusconiano.

    Sergio Cararo, Radio Città Aperta

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