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Commento su un blog locale

Alcune esperienze di lotta e di partecipazione nel dopo-terremoto in Irpinia

(28 Novembre 2010)

Un commento pubblicato sul blog Tele Lioni ha sollevato una obiezione sacrosanta rispetto al mio articolo, indicando la necessità di una narrazione più integrale delle vicende storiche post-sismiche, per segnalare e rivalutare (giustamente) ”l'opera, la tenacia e l'impegno senza interessi personali di chi stava al di là delle barricate e combatteva con la visione di un futuro migliore per Lioni e per le popolazioni irpine tutte”. Ho citato testualmente le parole dell’autore.

Sono perfettamente d’accordo con questa rettifica. Riconosco che il mio articolo è parziale e incompleto da questo punto di vista, non certo per una omissione volontaria o una rimozione inconscia, bensì per altre ragioni, anzitutto di spazio e di opportunità pratica. Infatti, ho pensato di evidenziare gli aspetti più alienanti, brutali e regressivi della storia post-sismica, trascurando i momenti più esaltanti e positivi sul piano della solidarietà e della partecipazione sociale, della spinta alla lotta e al cambiamento, dell’azione politica di numerose persone effettivamente disinteressate, animate solo dal desiderio di riscattare la nostra terra martoriata.

Tanto per cominciare, ricordo le testimonianze di amicizia e di fraternità, gli attestati concreti di soccorso forniti dai cosiddetti “angeli del terremoto”. I quali diedero prova di una generosità eccezionale, esprimendo un impegno corale che coinvolse migliaia di giovani provenienti da tutta l’Italia e l’Europa, per portarci conforto morale ed assistenza materiale, per scavare e salvare i sepolti sopravvissuti sotto le macerie, per soccorrere i feriti, insomma per contribuire alla fase più immediata e drammatica dell’emergenza.

Rammento la memorabile esperienza dei “Comitati popolari”, che si costituirono nella fase riguardante l’assegnazione e la gestione dei prefabbricati, e furono coinvolti anche in altri importanti processi decisionali. Ricordo, con sommo piacere, la storia di Radio Popolare Lioni, un prezioso strumento di controinformazione proletaria, già molto attivo nella fase antecedente al terremoto del 1980.

Rammento le discussioni collettive, i momenti di impegno e di partecipazione vissuti grazie al “Coordinamento giovani Lioni”, una indimenticabile esperienza di crescita personale, intellettuale e politica, durante la quale ebbi modo di mettere a frutto la mia passione per la militanza e per la scrittura, pubblicando nel 1982 (se non erro) il mio primo articolo su un giornalino autoprodotto da un gruppo di giovani lionesi che misero in pratica un bisogno di antagonismo, di autonomia e di autorganizzazione politica e culturale.

Ricordo anche le iniziative culturali assai proficue, di rottura e critica sociale, a cui diede vita il “C.R.A.C.” (Centro Ricreativo di Aggregazione Culturale), che in un certo senso chiuse la fase di emancipazione e trasformazione progressiva, di partecipazione politica di massa, almeno nella realtà locale di Lioni durante gli anni ’80, che segnarono l’emergenza post-sismica e l’avvio della ricostruzione.

La ripresa delle lotte e dell’’impegno politico avvenne verso la fine degli anni ’90, grazie soprattutto all’avvento del cosiddetto “movimento no-global”, che ha coinvolto ed entusiasmato una intera generazione di giovani (e meno giovani) anche in Irpinia.

Per concludere, ricordo che nei cortei e nelle manifestazioni che si svolsero nella prima metà degli anni ’80, a cui presero parte molti militanti irpini, uno degli slogan più urlati era: “Ai morti dell’Irpinia non basta il lutto: pagherete caro, pagherete tutto!”. Ebbene, le vicende storiche successive hanno purtroppo dimostrato che a “pagare” sono sempre gli stessi, cioè i più deboli, i reietti e i miserabili.

Lucio Garofalo

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