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(30 Marzo 2011) Enzo Apicella

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Strage di Rigopiano: la sentenza di appello

(15 Febbraio 2024)

rigopiano

Da giorni nevica e la strada che collega l’hotel di Rigopiano al paese di Farindola è bloccata. Nonostante le telefonate di allarme alle autorità, data anche la presenza da settimane di uno sciame sismico, nessuno fa nulla: non si trova alcun mezzo per sgombrare la strada per evacuare le 40 persone presenti – 12 lavoratori e 28 clienti - completamente isolate. Nel pomeriggio del 18 gennaio 2017, dalla montagna sovrastante, si stacca una enorme valanga che investe l’albergo, spostandolo di 10 metri, sfondandone le pareti e seppellendo i presenti; moriranno in 29, tra lavoratori e clienti.
Alle 17.30 due persone che si trovano all’esterno della struttura – un operaio e un cliente – cercano disperatamente aiuto coi loro cellulari, ma le loro telefonate non vengono prese in considerazione; solo verso le 20.30 partono i soccorsi. Ci vorranno 62 ore per estrarre dalla massa di macerie e neve i superstiti, 5 adulti e 4 bambini.

Ieri la corte d’appello di Pescara ha emesso la sua sentenza, che potete leggere sui giornali.
Paola Ferretti, madre di una delle vittime, scrive: “Ma quale giustizia? La giustizia è lontana. L’ex prefetto è stato condannato per una sciocchezza rispetto alle responsabilità reali..... Tutti i responsabili della regione Abruzzo assolti in blocco per la seconda volta, nonostante abbiano disatteso un obbligo di legge previsto da 25 anni..La cosa più pesante sarà tornare davanti alla lapide di mio figlio da perdente, incapace di dargli la giustizia che merita e che gli ho promesso con l’ultimo bacio. Questo mi distrugge”.

Parole che esprimono dolore e rabbia profondi, che abbiamo pronunciato anche noi per i nostri morti della Breda e che abbiamo continuato a sentire negli anni, da Casale Monferrato alla ThyssenKrupp, da Viareggio alla Torre Piloti di Genova, dalla Moby Prince a Brandizzo... stragi di lavoratori e di civili che continuano a ripetersi in un paese in cui, come scrivevamo nel lontano 2005, “Le leggi, le norme, una giustizia di classe che protegge in ogni modo i padroni, un intero sistema economico, politico e sociale fondato sul capitalismo fa sì che la salute e la vita umana, davanti ai profitti, passino in secondo piano”.

E una domanda: ha senso appellarsi ad una (in)giustizia che non si può altro che chiamare “di classe”?
La nostra risposta è sempre stata netta e forte:
Sì, perché la resistenza, la lotta non solo sui posti di lavoro e nelle piazze ma anche nei tribunali permette di raggiungere migliaia e migliaia di persone, di portare la coscienza che tutte queste morti - aggiunte a quelle delle 1.500 vittime operaie che muoiono ogni anno per il profitto dei loro padroni - fanno parte della “normalità” del sistema capitalistico e che è necessario mettere la sicurezza al primo posto.
Sì perché possiamo gridare ai nostri figli, ai nostri nipoti che ci si può ribellare perché ciò che è successo a noi non succeda ad altri.
Sì perché sempre più persone comprendano che il sistema barbaro in cui viviamo, il capitalismo, va abbattuto se non vogliamo più essere la carne da macello dei capitalisti.

Un abbraccio solidale alle famiglie delle vittime della strage di Rigopiano.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Sesto S.Giovanni

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