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La Senatrice Finocchiaro ed il Patto Sociale

(15 Dicembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in medioevosociale-pietro.blogspot.com

C'è stato un passaggio nel discorso al Senato di Anna Finocchiaro, capogruppo del PD, che mi ha sconcertato anche se è stato la rivelazione di una cosa che sospettavo da tempo. Ha detto, quasi vantandosi, che le forze sociali si concertano tra di loro senza il governo del quale non sentono alcun bisogno. Alludeva al patto sociale recentemente stipulato dalle associazioni padronali e dei lavoratori articolato in quattro punti già definiti ed aperto soltanto sulla questione "produttività" che, comunque, ha subito una fortissima accelerazione dopo il summit di New York tra Marchionne e la Marcegaglia nel corso del quale sono state definite le condizioni per scippare ai metalmeccanici il loro contratto di lavoro e dare loro in cambio una carta di obbligazioni "prendere o lasciare". Questo incontro della Marcegaglia con Marchionne non è stato commentato dalla CGIL che si è limitata a rimproverare a Marchionne di "non disprezzare l'Italia" ma si è guardata bene dal mettere in discussione il processo di liquefazione del contratto nazionale avviato a Pomigliano, confermato a Torino, ratificato al massimo livello dalla Confindustria che consente la finta uscita di Marchionne dalla organizzazione padronale per poi rientrarvi dopo avere fatto i suoi porci comodi con i lavoratori di Mirafiori. Stupisce e lascia allibiti il silenzio della Camusso sulla costituzione delle Newco che sono chiaramente e spudoratamente la Fiat che si rinomina con denominazione diversa.

Stupisce e sconcerta la quasi accettazione della Camusso del nuovo contratto del settore auto che è naturalmente basato sulla imposizione di una organizzazione del lavoro che non consentirà più all'operaio-robot di potere fare pipì durante le otto ore nelle quali gli è stato anche proibito pranzare. Le condizioni che verranno imposte sono durissime ed invito i politici a leggerle. Marchionne considera i lavoratori della Fiat alla stregua di bestiame umano da tenere con una cavezza rigidissima come si fa con certi muli riottosi. Fa nei suoi stabilimenti un investimento in odio, impone condizioni che genereranno soltanto rancore e senso di rivolta per ora impotente da parte di chi non avrà la libertà di distrarsi neppure per un istante dalla gogna in cui lo ha messo a sedere il signor Marchionne, rappresentante del capitalismo dell'homo hominis lupus, dello sfruttamento più spietato. Uno sfruttamento peraltro fatto per pure ragioni di odio di classe dal momento che il costo della manodopera non incide molto sui costi generali della produzione e della commercializzazione dell'auto.

Attorno al contratto Marchionne, alla soddisfazione delle voglie più sfrenate di dominio aziendale di questo signore, si è intrecciata una diplomazia, un fitto grande parlare, una serie di incontri e di accordi che hanno avuto alcuni momenti pubblici e moltissimi segreti o privati. In primo luogo si è riavvicinata la CGIL alla Confindustria con gli incontri conviviali di Genova tra la Marcegaglia ed Epifani. Poi, con la elezione della Camusso, si sono cancellate le polemiche tra la CGIL e la Cisl di Bonanni, poi, mentre si approvava il collegato lavoro, una delle leggi più abiette contro i diritti delle persone, si è andati avanti con la stipula di quattro punti di patto sociale, poi ancora c'è stato l'incontro per la presentazione del libro di Bonanni che è stato "disturbato" dalla contestazione di un gruppo di giovani. Insomma, sembra chiara la cosa della quale si vanta la senatrice Finocchiaro: c'è un fortissimo processo di consociativismo, di complicità tra sindacati e padroni del quale Berlusconi e la destra al governo sembrano non essere partecipi e che si svolge tutto sotto il patronato del gruppo dirigente del Pd. Questa complicità dei sindacati con i padroni scorre parallela ad uno scenario di devastazione sociale mentre viene aggredito il welfare specialmente nel campo della istruzione.

Non ci sarebbe nulla di male se i contenuti delle intese del Patto Sociale fossero in qualche modo di tutela di un decente livello di diritti dei lavoratori. Il tutto invece è solo ed unicamente finalizzato all'interesse delle imprese nel quale viene identificato l'interesse nazionale, l'interesse dalla Patria in pericolo nella tempesta della globalizzazione. Sono accordi leonini in cui colui che si chiama Cipputi passa dalla condizione di lavoratore libero protetto da un contratto a persona obbligata ad eseguire e sottomettersi ad una serie di misure e di restrizione, a rinunziare ai suoi diritti di avere un giudice al quale eventualmente rivolgersi. Su cinque giorni di malattia ne verrà pagato al lavoratore soltanto uno e lo sciopero non sarà più un diritto ma soltanto una inadempienza contrattuale per la quale si potrà anche essere licenziati. Inoltre il precariato a vita diventa una condizione naturale.

Condizione che viene rigorosamente esclusa per i figli, i famuli, i famigli degli Oligarchi che quando vengono assunti lo sono tutti a tempo indeterminato a riprova del fatto che il posto precario è soltanto per chi si vuole ricattare e pagare malissimo.

Mi sono chiesto perchè la CGIL, la mia CGIL, sia giunta a questo punto di negazione di se stessa, abbia compiuto una tale tenebrosa involuzione. La risposta è legata al parallelo processo involutivo del PD ed alla enorme quantità di interessi societari comuni con la Confindustria e con Cisl ed UIL nei cosidetti enti bilaterali che oramai hanno migliaia di dipendenti e muovono grossi interessi finanziari.

Auspico che studiosi del diritto del lavoro e del sindacato studino gli interessi comuni che ho richiamato e che ci diano una quantificazione dei bilanci e dei dipendenti.

Infine desidero sottolineare l'assoluto verticismo delle decisioni che riguardano le organizzazioni sindacali. La linea della CGIL viene comunicata attraverso interviste rilasciate dalla sua segretaria. Non c'é alcuna elaborazione collettiva, nessuna riunione e deliberazione degli organismi dirigenti. Tutto viene deciso alle spalle non solo dei lavoratori ma anche della confederazione.

Pietro Ancona

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