">
il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Capitale e lavoro    (Visualizza la Mappa del sito )

Terroristi

Terroristi

(4 Gennaio 2011) Enzo Apicella
Dopo Pomigliano anche a Mirafiori il ricatto di Marchionne: o lavorare schiavi o non lavorare più

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Capitale e lavoro)

Una citazione a sproposito di Di Vittorio della camusso

(28 Dicembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in medioevosociale-pietro.blogspot.com

Una citazione a sproposito di Di Vittorio della camusso

Giuseppe Di Vittorio. foto: medioevosociale-pietro.blogspot.com

Per suffragare con una autorità moralmente indiscussa il suo attacco alla Fiom la signora Camusso cita Giuseppe Di Vittorio che avrebbe affermato: Quando c'è una sconfitta non possono non essere stati commessi degli errori. Nessuna grande sconfitta è figlia solo della controparte."

Non credo che Giuseppe Di Vittorio abbia mai fatto simile affermazione ed in ogni caso bisogna leggerla nel contesto in cui è stata scritta. Ma ammesso che Di Vittorio l'abbia mai pronunziata non è detto che sia vera e che sia giusta. La sconfitta può essere il portato di una serie infinita di variabili e metto tra queste l'isolamento della Fiom dovuto ad un atteggiamento anormale della sua stessa Confederazione ed al passaggio di quello che dovrebbe essere il partito di opposizione parlamentare dalla difesa operaia alla destra al campo della Confindustria e di Marchionne in particolare. Purtroppo il PD è erede del PCI che fu autonomo dalla Fiat fino a Berlinguer. Se oggi la Fiom è sola a fronteggiare l'attacco della tigre confindustriale fiancheggiata da numerosi sciacalli che sperano di spolpare qualcosa della sua carcassa certo questo non è addebitabile a suoi errori quanto alla sua coerenza e fedeltà agli interessi non solo dei metalmeccanici ma di tutti i lavoratori italiani.

Forse la signora Camusso non sa o finge di non sapere che la CGIL non è nuova a processi degenerativi che dal riformismo padano l'hanno condotta all'apostasia degli ideali fondativi che l'hanno animata. A causa di uno di questi processi Giuseppe Di Vittorio uscì dalla CGIL per fondare una nuova organizzazione sindacale l'USI su posizioni di autentica difesa dei lavoratori italiani. Di Vittorio era riformista e rivoluzionario. Difese con le armi la Camera del Lavoro di Bari assediata dai fascisti. Il suo riformismo era liberazione dei lavoratori dalle catene dello sfruttamento con ferma e costante gradualità senza mai cedere sui contenuti essenziali della libertà e della dignità. La stessa cosa non si può dire del "riformismo" della Camusso e del PD che è proteso alla cancellazione di tutte le conquiste realizzate nel corso del novecento.

Ieri la CGIL si è collocata apparentemente in una posizione terza tra la Fiom e la Fiat. Ha attaccato come autoritario Marchionne ma ha addebitato alla Fiom la fattura della sconfitta subita prima a Pomigliano e poi a Mirafiori e non dubito che ne esigerà il pagamento nelle prossime settimane. In effetti mi aspetto una sorta di pogrom del gruppo dirigente "ribelle" della Fiom mentre andrà avanti la realizzazione di una parte importante del Piano Rinascita di Gelli e dei piani concordati a Bildelberg di spoliazione dei lavoratori di ogni loro diritto fino a cambiare il giuslavorismo da garante di diritti a summa di obblighi imposti ai prestatori d'opera.

Non si farà lo sciopero generale chiesto dalla Fiom anche se Sacconi indica il carattere generale valevole per tutta l'industria italiana degli accordi fatti a Torino. Lo sciopero generale non si farà perchè ci sono patti parasociali al patto sociale stipulato a partire dagli incontri Marcegaglia- Epifani di Genova che lo vietano. Infatti la Camusso ha programmato una serie di ridicole e grottesche marcette per il lavoro di carattere territoriale per dare sfogo a quanti chiedono che si faccia qualcosa contro la crisi e contro l'attacco ai diritti.

Ha ragione Cremaschi a paragonare quanto sta succedendo in Fiat agli eventi del 1925 che cancellarono il sindacato in fabbrica a vantaggio del corporativismo padronale sostenuto da Mussolini. Ma c'è di più e di peggio. C'è la truffa della newco e cioè della Fiat che cambia pelle come un serpente e si sostituisce a se stessa con altro nome per sfuggire agli obblighi assunti appunto come Fiat. Trattasi di un fumus, di una truffa realizzata sotto gli occhi di tutti con la complicità del mondo politico e confindustriale che ne ricava un esempio per fare altrettanto quando gli farà comodo. Ed anche della truffa del contratto aziendale, una invenzione da legulei per danneggiare i lavoratori ed imporre loro, nella continuità vera della impresa con denominazione diversa e con contratto diverso, condizioni financo anticostituzionali e del tutto illegali.

La CGIL avrebbe potuto impugnare legalmente questa truffa che non bisogna essere dimostrata perchè è palese al pubblico. Se fosse ancora un Sindacato dei lavoratori avrebbe dovuto non riconoscere le newco della fiat come entità legittime. Ma nè la CGIL nè il PD si sognano di fare qualcosa del genere dal momento che sono inglobati sia pure con qualche apparente maldipancia nel gruppo che sta cambiando radicalmente la costituzione materiale ed il diritto del lavoro a vantaggio della imprenditoria che si è dato un programma che sta realizzando a tappe forzate dalla legge Biagi al collegato lavoro allo scippo pensionistico alla riforma della contrattazione.

Perchè la CGIL fa tutto questo? Perchè ormai non è più se stessa. Ora è una holding, una conglomerata di partecipazioni societarie a centinaia e centinaia di enti bilaterali che gestiscono un badget di miliardi di euro e dispongono di migliaia di dipendenti molti dei quali ingaggiati con la legge Biagi. Gli interessi della CGIL sono oramai simili ed omologati a quelli della Confindustria e sono entrati in conflitto con quelli dei lavoratori.

La dottrina dietro la quale si nasconde questa tumorale degenerazione è quella della sussidarietà che per prosperare ha bisogno di crisi sempre più acute del welfare. Ecco quindi che il conflitto si estende financo allo Stato sociale.

Questa è la grande patologia italiana: Sindacati che sono compromessi con il padronato con legami assai forti in centinaia e centinaia di enti bilaterali ed un Parlamento fatto tutto di partiti favorevoli o strumenti della Confindustria. Nel mondo, ad eccezione degli USA, non è così: i sindacati stanno dalla parte dei lavoratori ed in Parlamento c'è quasi dappertutto un partito socialista o socialdemocratico o comunista che non tiene il sacco alla destra al potere.

Pietro Ancona - segretario generale CGIL sicilia in pensione

4454