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Gli epigoni di Pio La Torre

(29 Aprile 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in medioevosociale-pietro.blogspot.com

Pio La Torre

Domani ricorre il ventinovesimo anniversario della morte di Pio La Torre che fu segretario del PCI siciliano durante una delle più terribili recrudescenze del dominio mafioso. Non è la prima volta che lo rievoco e continuerò a farlo perchè il suo ricordo racchiude molte cose che hanno a che fare con l'onestà, la pulizia morale e politica, la passione, la dedizione ad un ideale in cui il partito diventa strumento non di scopi che lo riguardano ma di interessi generali della popolazione e della società. Lo ricordo con affetto perchè ebbi l'onore di collaborare con lui da segretario generale della CGIL siciliana e di rendere possibile l'attuazione di tanti dei momenti di lotta che programmava e realizzava con tenacia ed entusiasmo quasi fanciullesco. Mi riferisco alla lotta per la pace e contro i missili a Comiso. Ricordo che mi sostenne tutte le volte che la corrente comunista poneva il problema della mia estromissione dalla direzione della CGIL. Io ero (e sono) socialista . Ero unitario con i comunisti, ma ad alcuni non andavo bene perchè ritenuto, come una volta ebbe a dirmi scherzosamente Luigi Colaianni, "unitario ma egemonico".

Un gruppo di estimati dirigenti comunisti anni orsono creò il Centro Pio La Torre che svolge una importante azione di sostegno alla lotta alla mafia curando in particolare l'educazione delle nuove generazioni. Ma è il solo punto nella politica e nella società siciliana in cui la figura di Pio viene rievocata e diventa fonte di ispirazione e di azione didattica verso le nuove generazioni nell'ambito del PD.

Il Partito di Pio La Torre non c'è più da anni così come non c'è più il Partito di Piersanti Mattarella altro caduto sul fronte della mafia perchè da Presidente della Regione pensava di fare qualcosa di buono, di liberare l'amministrazione regionale dalla soggezione e dalla penetrazione mafiosa. Il partito che ha raccolto la DC di Mattarella ed il PCI di La Torre è il PD che è in atto impegnato in una difficile ed assai discussa collaborazione con un massimo esponente dell'MPA, un movimento autonomista chiacchierato ed indagato dalla Procura della Repubblica. Ne ha percorso di mala strada il PD per arrivare dopo trentanni alla collaborazione con ciò che sarebbe stato aborrito da Pio. In trenta anni la Sicilia che aveva tante speranze e prospettive si è ridotta ad una Assemblea Regionale che vive guardandosi l'ombelico e nutrendosi di velleitarismi dopo una manomissione dello Statuto originario che l'ha messa nelle mani del Presidente della Giunta ed una Regione piena di debiti alla quale non bastano le enormi entrate che ricava dal suo Statuto speciale e che nel giro dei prossimi cinque anni avrà svenduto grande parte del suo magnifico e ricco patrimonio demaniale per pagare una pletora di consulenti, managers, appaltatori, dirigenti che come pirana la divorano e la spolpano senza alcun ritegno. La spesa corrente assorbe e supera le entrate quando trenta anni fa si limitava ad essere il quaranta per cento del bilancio regionale.

Gli epigoni di La Torre hanno dato vita assieme ad altri ad un partito che non si propone nessuno dei tre grandi obiettivi di Pio La Torre: lotta alla mafia, sviluppo, pace e dal punto di vista della sua cultura interna soltanto i più anziani sono ancora legati a valori di trasformazione socialista della Regione e di riforme sociali per fare entrare di più e meglio le masse popolari dell'Isola in una società con meno disuguaglianze e squilibri. La Torre fece grandissime manifestazioni a Comiso per la Pace. Oggi assistiamo al via vai di aerei da bombardamento dall'aeroporto di Trapani che portano il loro carico orribile di morte ai nostri fratelli libici e nessuno alza un dito. Il PD siciliano appoggia la linea nazionale del Partito per l'intervento armato contro la Libia che mai ci ha fatto qualcosa di male. Pio La Torre, ne sono certo, non avrebbe permesso che questo avvenisse ed avrebbe organizzato l'occupazione dello aeroporto di Trapani. Pensava alla Sicilia come ad una grande piattaforma di pace per il Mediterraneo non certo come base per aggredire i nostri vicini.

La cultura del PD è fatta di pragmatica adesione alla gestione del potere così come esso è ed è tale da stroncare ogni tentativo di fare della politica una missione, qualcosa di utile di buono e di giusto per tutti. Si propone insomma di amministrare meglio e con più efficienza un potere che la destra usa soltanto per il suo blocco sociale che esclude i lavoratori e non li riconosce come classe sociale.

Il PDI è cosa profondamente diversa dal PCI di Pio La Torre che era lo stesso PCI di Mommo Li Causi e l'erede dei fasci siciliani che ebbero in Bernardino Verro, in Nicola Barbato, in Garibaldi Bosco ed altri grandi apostoli i dirigenti di un movimento per la liberazione delle masse popolari siciliane.

L'iniziativa di un gruppo di giovani capeggiati da Davide Faraone di fare uno "strappo" a questo PD a cominciare dalla pulizia della lapide di Pio e di Rosario di Salvo dalle sterpaglie che la ricoprono è un conato di rifiuto verso ciò che è il PD oggi. Ma se si limita a togliere soltanto sterpaglie senza recuperare i valori della ideologia e della tradizione del movimento comunista e socialista siciliano, sarà soltanto una azione buona per esssere raccontata dai giornali.

Pietro Ancona

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