il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Capitale e lavoro    (Visualizza la Mappa del sito )

La borsa vola

La borsa vola

(22 Febbraio 2012) Enzo Apicella

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

APPUNTAMENTI
(Capitale e lavoro)

SITI WEB
(Capitale e lavoro)

"Soldi,soldi veri!!" (Marcegaglia)

(3 Ottobre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in medioevosociale-pietro.blogspot.com

Il Presidente Napolitano non ha gradito il manifesto a pagamento fatto dall'industriale Della Valle contro i politici italiani ed ha ammonito a non attaccare la politica. Per quanto risulti sorprendente e fuori tempo massimo la presa di distanza di un industriale dalla politica non mi riconosco nella reprimenda di Napolitano che non può difendere l'indifendibile senza una sola parola di autocritica per la degenerazione morale che travolge il Parlamento ed in essa la Casta degli Oligarchi in grande parte consapevoli yesman del Grande Corruttore Berlusconi al quale non ha mai rimproverato una condotta di vita riprovevole e scandalosa e tale da danneggiare il decoro dell'Italia. Non rientra nei poteri del Presidente della Repubblica rimproverare o contestare il Presidente del Consiglio? Rientra nei suoi poteri quando il comportamento di questo diventa pregiudizievole per gli interessi dello Stato e per la pubblica moralità. Ma Napolitano ha sempre fatto opera di copertura costituzionale dell'operato di Berlusconi e del suo governo, ha firmato a tamburo battente tutte le leggi che questi gli ha proposto e che mai avevano avuto una seria discussione in Parlamento che si è quasi sempre limitato a votare la fiducia in uno scandaloso svuotamento dei suoi poteri che hanno indebolito la democrazia italiana.

Certo gli industriali italiani da Marchionne alla Marcegaglia a Montezemolo allo stesso Dalla Valle non hanno le carte in regola per contestare il governo ed i titoli per chiedere di sostituirlo. Per quindici anni si sono spellati le mani nei Convegni ad applaudire in Berlusconi il loro uomo e si sono limitati a spremerlo, a chiedere leggi di riduzione o abolizione dei diritti dei lavoratori, a chiedere soldi, "soldi veri" come reclamava la signora Marcegaglia. La Confindustria italiana è infognata in un fitto reticolo di affari con gli uomini al potere e sta partecipando con le privatizzazione ad una grande opera di sventramento e di spoliazione dello Stato. Non ha alcuna ragione di lamentarsi di Berlusconi. Negli ultimi quindici anni la fetta di PIL degli industriali e delle rendite è aumentata del 15 per cento segnando un impoverimento senza precedenti dei redditi da lavoro . Lo stesso Della Valle si è arricchito come un Creso sfruttando i lavoratori delle sue aziende. Ma da tempo è più un uomo di finanza e di banche che un imprenditore con interessi che si estendono negli USA in modo cospicuo.

Il progetto degli industriali italiani sembra quello di proporsi come alternativa per la successione a Berlusconi. Questo progetto non è ostacolato dal PD che si propone come personale politico in grado di realizzare gli scopi della Confindustria. Letta ha dichiarato che il programma del PD consiste nel realizzare i punti della lettera della BCE che sono più o meno gli stessi di quelli proposti dalla Marcegaglia. Insomma la cordata degli industriali e la cordata del PD si propongono di fare le stesse cose con più efficienza e meglio di come la cordata di Berlusconi è riuscita a fare. A Berlusconi rimproverano ritardi ed incertezze. E' incredibile ma PD ed industriali hanno lo stesso programma di spoliazione dell'Italia dei lavoratori e del welfare.

Interpretano le direttive che vengono da oltreoceano e dall'Unione Europea. In atto c'è una contestazione forte a Wall Street degli "indignati" americani che protestano per l'aumento e la diffusione della povertà e nello stesso tempo di concentrazione di ricchezza nella mani di pochi. Diceva Moore che 400 miliardari americani hanno più soldi di 150 milioni di persone!

Anche in Europa si vuole inasprire ed approfondire un abisso tra ricchi e poveri. Come negli USA e si vuole lo Stato ridotto ad una larva di se stesso ed incapace di svolgere i servizi che dalle origini della storia del mondo ad oggi ha sempre svolto in tutte le civiltà da quella sumera a quella ateniese: Imporre tasse, erogare servizi, garantire la sicurezza.

Ma se la prospettiva è legata soltanto alle privatizzazioni, cioè al lucro sui beni e servizi dello Stato, ai bassi salari, alla fine del welfare che Italia avremo al posto di quella che finora abbiamo conosciuto? Non abbiamo i mezzi per rapinare altri popoli con le guerre o con gli attacchi finanziari come fanno gli USA. Di che cosa vivremo? Gli USA hanno un quinto della popolazione che soffre una povertà che comporta privazioni ed anche fame per alcuni milioni di famiglie. Quanta altra fame e povertà dovrà conoscere l'Italia?

Pietro Ancona

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Ultime notizie del dossier «Il capitalismo è crisi»

Ultime notizie dell'autore «Pietro Ancona - segretario generale CGIL sicilia in pensione»

5796