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Disarmo dell'ETA. Senza gli Arnaldo Otegi, non saremmo arrivati fino a qui

(24 Ottobre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

Disarmo dell'ETA. Senza gli Arnaldo Otegi, non saremmo arrivati fino a qui

foto: www.radiocittaperta.it

Zapatero è emozionato, così come - dicono i notisti politici spagnoli, lo stesso candidato socialoista Alfredo Perez Rubalcaba. Le forze di sicurezza spagnole rivendicano il risultato, ottenuto - sostengono - grazie all'asfissiante lotta contro l'organizzazione armata.

Efficacia di polizia e nessuna negoziazione poltiica, dice uno dei prestigiosi editorialisti di El pais. Rajoy, candidato dei post franchisti: non c'è stata concessione politica.

Una cosa è chiara in quello che è accaduto giovedì 20 ottobre, con il video comunicato di Eta: non ci si deve equivocare.

Il risultato della cessazione definitiva della lotta armata, che ha attraversato oltre mezzo secolo - il Novecento - si deve soprattutto, se non esclusivamente alla pervicacia e al coraggio tenace della sinistra basca. Della stessa base politica che ha fatto parte, storicamente di quell'ampio fronte del Movimento di Liberazione nazionale basco in cui Eta è stata per anni la componente di indirizzo politico, oltre che militare.

Senza gli Arnaldo Otegi, mettiamo il plurale perché il lavoro politico svolto dalla sinistra basca è patrimonio collettivo, oggi non saremmo qui a guardare anche un po smarriti cosa ci si possa aspettare dalle terre basche. Jon Maya, poeta basco, ce lo ha detto nell'intervista che trovate su PeaceReporter: Eta ha disattivato la lotta armata, ma il conflitto non finisce certo per questo.

Il conflitto è, lo è sempre stato, politico, prettamente politico. Solo una campagna mediatica massificante e totalizzante è riuscita a portare nelle ultime decadi l'immagine di sicari sanguinari, feroci, che hanno ucciso solo per il gusto di uccidere.

Le 800 vittime dei 43 anni armati, sono 53 dalla fondazione, dicono che violenza c'è stata, eccome. Come le tante vittime del terrorismo di Stato (Gal), o quanti sono morti in catene, o hanno subito tortura nei commissariati. O sono semplicemente spariti.

Che c'è stato chi ha premuto grilletti spietati, anche a bruciapelo, messo bombe, realizzato attentati, estorto soldi agli imprenditori, sequestrato e ucciso come nell'atroce caso del giovane Miguel Angel Blanco. Ma le radici, non è giustificare dirlo quanto cercare di non perdere la comprensione giornalistica di un fenomeno, sono state politiche. Sotto il franchismo, nella Transizione mai realizzata, nell'era dei governi democratici (ripresi puntualmente da Amnesty e dall'Onu per l'utilizzo della tortura e di una legislazione antiterrorismo spesso oltre i trattati internazionali).

Gli ultimi anni del conflitto armato basco sono stati quelli che hanno visto la politica prendere il sopravvento. Il coraggio di una base militante che legge il suo tempo e arriva a una dichiarazione politica in cui si propone come interlocutore principale. Pagando prezzi interni, oltre che alle galere di Spagna e di Francia.

Partiti messi al bando, giornali chiusi, radio chiuse, associazioni e movimenti martoriati dalle corti politicizzate spagnole, la rapina dell'esercizio della democrazia rappresentativa, e cioè la possibilità di esercitare la delega/voto, la lotta antiterrorista, l'inasprimento del regime carcerario, la dispersione, la tortura, l'infiltrazione costante, la militarizzazione del territorio. Sono tutti fattori di pressione, enorme. Ma questo annuncio, l'annuncio della fine dell'ultima lotta armata d'Europa, si deve soprattutto alle decine e decine di migliaia di Otegi che hanno tessuto una tela difficile, perdendo anche la matassa, sapendola recuperare, costruendo questa luminosa tela che oggi ci dice che la politica ha preso il sopravvento sullo strumento armato.

E ora tocca agli Stati democratici, i mediatori internazionali glielo hanno chiesto, muoversi di conseguenza. Eta ha chiesto un dialogo diretto. Diano risposte altrettanto chiare.

Angelo Miotto - Peacereporter

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