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Almaviva contact di roma (ex atesia): 2174 contratti di solidarietà, primo passo verso licenziamenti collettivi

(1 Marzo 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.cobas.it

PRESIDIO GIOVEDI'; 1 MARZO DALLE ORE 15:00 davanti al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di via Veneto n.56 Roma

L’azienda Almaviva Contact società di call center in accordo con in sindacati CGIL-CISL.UIL applicherà, a partire dal 5 marzo 2012, i Contratti di Solidarietà (CdS) a tutti i dipendenti delle sedi di Roma e Palermo con durata prevedibile di 12 mesi. L’utilizzo di questo ammortizzatore sociale viene motivato dall’azienda come conseguenza di un calo dei volumi di chiamate delle commesse e di una perdita di milioni di euro dovuta ad inefficienza e scarsa qualità della produzione. L’accordo per i CdS sottoscritto con in sindacati confederali del 23 febbraio 2012 per i centri produttivi di Roma, individua in questi ultimi una delle principali fonti di queste presunte perdite economiche.

Oltre all’applicazione dei CdS, nell’accordo su citato, sindacati confederali e Almaviva Contact convengono che a fronte del raggiungimento degli obiettivi, che le parti individuano in un aumento del margine di contribuzione del 23% (dal -10% attuale al 13-15%), verrà individuata una nuova sede utile ad ospitare i circa 1000 lavoratori attualmente in forze presso la sede di Via V. Lamaro 25, stabile con contratto di locazione già scaduto e attualmente in proroga solo per alcuni mesi.

Considerando la totale fungibilità dei lavoratori che svolgono attività di call center e la possibilità tecnica di spostare lavoro (flussi di chiamate) da un sito produttivo all’altro con estrema semplicità (attualmente Almaviva Contact ha 7 siti produttivi dislocati sul territorio nazionale), ci chiediamo come possa dichiararsi in crisi un’azienda che:

- circa 12 mesi fa ha aperto una nuova sede a Rende (CS) per la quale pubblica continuamente annunci di lavoro proponendo contratti a progetto, di somministrazione e a tempo determinato e che da pochi mesi ha attivato il servizio TIM 119, servizio che da 10 anni è gestito nella sede di Roma

- negli ultimi 18 mesi ha assunto circa 1200 persone nelle varie sedi nazionali con contratto a tempo indeterminato, di cui 500 nel mese di ottobre 2011.

- ha in forze centinaia di lavoratori precari e continua attualmente ad assumere, per la sede di Roma, lavoratori con contratto a progetto

- continua a richiedere straordinari, oltre che per la sede di Roma, anche per le altre sedi, alcune delle quali con uguali commesse

- nel 2011 ha investito 6 milioni di euro in Brasile per aprire un nuovo call center

Consideriamo questa crisi dichiarata del tutto strumentale al trasferimento della produzione al sud, dove il costo del lavoro risulta molto più basso a causa dei vari incentivi e sgravi fiscali/contributivi previsti dall’attuale normativa (L. 407/90, legge 488/92) e ai vari fondi regionali all’occupazione elargiti dagli enti locali (POR), dei quali le aziende usufruiscono. In breve, da una parte l’azienda apre nuove sedi e assume nel mezzogiorno incassando soldi pubblici, dall’altro scarica il costo del lavoro e il rischio d’impresa sui lavoratori di Roma e sulla collettività accedendo agli ammortizzatori sociali, a maggio 2011 con la procedura di Cassa Integrazione Ordinaria, oggi con 2174 Contratti di Solidarietà.

Vincolare la sistemazione logistica di circa 1000 lavoratori dei siti di Roma al raggiungimento di inverosimili obiettivi di marginalità (si dovrebbe passare dall’attuale -10% al 13-15%) rivela il cinico progetto di avviare a breve licenziamenti collettivi, mandando in rovina centinaia di lavoratori che nel non lontano 2007, a seguito della “stabilizzazione” prevista dalla finanziaria del 2006 dell’allora Governo Prodi, firmarono una liberatoria rinunciando al pregresso per ottenere in cambio un contratto part-time a 20 ore settimanali, con una retribuzione di circa 650 euro. Dopo circa tre anni, durante i quali ha usufruito di diversi incentivi previsti dalla legge, l’azienda cerca di liberarsi di buona parte di questi lavoratori.

Per difendere il posto di lavoro e per reclamare il diritto ad un lavoro stabile, I LAVORATORI DI ALMAVIVA CONTACT DI ROMA SARANNO IN PRESIDIO GIOVEDI' 1 MARZO DALLE ORE 15:00 DAVANTI AL MINISTERO DE LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI DI VIA VENETO N.56 A ROMA. Esprimeranno la loro rabbia insieme ai lavoratori di Teleperformance e Comdata, anch’essi sottoposti a tentativi di licenziamento da parte di Aziende che, con il pretesto della crisi, tentano di liberarsi di lavoratori ritenuti “troppo costosi”, mentre continuano a beneficiare di soldi pubblici, a delocalizzare e aumentare i profitti ai danni della collettività e dei lavoratori.

COBAS Almaviva Contact di Roma

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