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Elezioni e mercati finanziari

Comincia la vendetta degli oligarchi contro gli elettori

(10 Maggio 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in ciptagarelli.jimdo.com

Elezioni e mercati finanziari

foto: ciptagarelli.jimdo.com

di Carlos Enrique Bajo, Público(*); da:rebelion.org; 9.5.2012

La rabbia con cui i mercati finanziari hanno accolto i risultati elettorali in Francia e Grecia si è manifestata appena aperte le borse, il mattino seguente al verdetto delle urne contro la mortifera austerità ad oltranza imposta da Merkozy (Merkel+Sarkozy) per salvare le banche a costo dei contribuenti.

L’immediata caduta dell’8% dei valori greci era prevedibile, dopo il caos parlamentare provocato dalla reazione dei votanti alle implacabili imposizioni della UE, del FMI e della banca Mondiale, che hanno paralizzato l’economia del paese e affondato la popolazione in una miseria da terzo mondo.

Ma il castigo ai francesi per aver votato socialista – allargato a tutti gli europei con la caduta di valore dell’euro al suo livello più basso in tre mesi e la brusca salita del “premio di rischio” dei paesi mediterranei – non risponde ad alcuna logica, visto che la vittoria di Hollande era stata prevista da mesi in tutti i sondaggi e avrebbe dovuto essere stata data per scontato dagli investitori.

Ciò che sta succedendo oggi è una autentica vendetta dell’oligarchia finanziaria (quella che ha aumentato il suo capitale in Europa di oltre due bilioni di euro, secondo i calcoli di Eurostat, durante questa crisi di tagli sociali e lavorativi) contro coloro che hanno osato votare a favore di alternative politiche al neoliberismo imperante. Perché nessuna delle misure economiche annunciate da Hollande nella sua campagna è davvero radicale, per quanto richiami l’attenzione l’innalzamento delle imposte ai milionari e alle entità bancarie, misura che non colpirebbe davvero il settore finanziario, dato che si stima presupporrebbe la perdita della decima parte dei profitti.

Quello che fa davvero arrabbiare i magnati delle banche è il suggerimento, lanciato dall’ormai eletto presidente di Francia verso la fine della sua campagna elettorale, che la Banca Centrale Europea (BCE) conceda prestiti direttamente ai governi, invece di dare centinaia di migliaia di milioni di euro alle banche all’1% di interesse affinché queste li prestino poi a ogni Stato all’interesse del 5, 6% o più (nel caso della Grecia, il suo titolo a dieci anni ha raggiunto ieri l’esorbitante tasso del 23,25%), per ottenere pingui profitti (praticamente a tassi da usurai) sulla pelle degli erari pubblici.

Poco tempo fa un alto dirigente bancario della City londinese mi giustificava tale pratica rovinosa per le casse degli Stati affermando che questo è stato il modo di camuffare un salvataggio massiccio delle banche europee (rovinatesi grazie ai loro stessi eccessi nel casinò della borsa), un sotterfugio che ha permesso di iniettare nelle entità finanziarie più di un bilione di euro (quasi l’equivalente del PIL della Spagna) proveniente dalle imposte dei contribuenti.

Questa astronomica quantità di denaro pubblico fornito, tramite la BCE, alle banche europee non viene mai riconosciuta dai nostri governanti, quando spiegano che il salvataggio bancario (in Spagna, 115.000 milioni di euro dello Stato) si limita ad avalli bancari, crediti e acquisto di attivi finanziari.

E’ sanguinoso che il primo giorno in cui comincia ad operare il nuovo presidente socialista francese, Rajoy (1) ammetta finalmente che è disposto ad iniettare nelle banche le migliaia di milioni che dice non esserci per la Sanità, per l’Educazione, per la Sicurezza sociale, per la ricerca …. e che sia il gruppo Bankia, diretto dal guru del Partido Popular (2) Rodrigo Rato, quello che per primo beneficerà di questo colossale travaso di fondi che vengono negati ai pensionati, ai malati, ai maestri, ai lavoratori pubblici, agli scienziati….

Sul terreno politico, il peggio del risultato elettorale francese per la destra è che viene smascherata la profonda falsità, l’enorme inganno, del suo discorso a favore dell’austerità come unica via d’uscita dalla crisi: la menzogna mille volte ripetuta, per ottenere che molti lavoratori ci credano, che la sinistra sia responsabile della crisi e della disoccupazione per aver sperperato i fondi pubblici; che “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”. Chi lo ha fatto? I “mileuristas” (3), i disoccupati, i pensionati…? E’ insultante per tutti loro, perché quelli che sostengono questa tesi sanno benissimo che è falsa, che è stata la crisi a far esplodere il debito pubblico e il deficit di bilancio, non il contrario, e che questa Grande Crisi che soffriamo è stata provocata dagli eccessi dei potentati che oggi continuano ad arricchirsi togliendo ai lavoratori le loro basse entrate e i loro duramente conquistati diritti sociali.

E la cosa più inammissibile è che, oltretutto, questa imposizione di austerità con la maiuscola non fa altro che aggravare questa stessa crisi, precipitando l’economia in un abisso di paralisi che genera ancor più perdite, in un circolo vizioso che minaccia di rovinare le società più prospere del pianeta. Come sostiene il premio Nobel dell’Economia Paul Krugman nel suo ultimo libro (Finitela con questa crisi!) “politici e funzionari pubblici di primordine (….) hanno scelto di dimenticare le lezioni della storia e le conclusioni di varie generazioni di grandi analisti economici; al posto di queste conoscenze, ottenute con tanto impegno, hanno optato per pregiudizi ideologici e politicamente convenienti”.

Krugman sottolinea che i nostri governanti “hanno ignorato completamente la massima essenziale di Keynes: ‘l’auge, non la depressione, è l’ora dell’austerità. E’ ora che il Governo spenda di più, non di meno”.

Non solo questo, secondo me, ma gli stessi che hanno tagliato le spese sociali e gli investimenti statali, quando sono più necessari che mai, sono stati quelli che hanno sostenuto progetti pubblici faraonici e hanno permesso l’illecito arricchimento dei loro amici negli anni di bonaccia, come si dimostra guardando verso Valencia. O verso la Grecia, dove oggi vorrebbe tornare a governare la stessa destra di Nuova Democrazia che ha causato la catastrofe economica del paese falsificando i conti dello Stato e sperperando le risorse pubbliche.

E, quasi una beffa, questo partito si proclama vincitore, dopo aver perso il 15% dei voti ed essere rimasto con meno del 19%, perché il sistema elettorale greco (disegnato per dare il potere assoluto a chi il potere lo ha già) gli regala 50 seggi (circa il 17% dei deputati) perché possa avere più del doppio dei parlamentari del partito di sinistra Syriza, che ha superato solo di due punti percentuali. Con queste perversioni della democrazia, nella sua stessa culla, nessuno può stupirsi che i cittadini si ribellino contro i politici, come dimostrerà questa fine settimana il 12M-15M (4) in un migliaio di città del pianeta, dove essi rifiuteranno di essere governati da malfattori.

E’ lì che sta la vera paura dei mercati: che il popolo si sollevi contro la loro tirannia. E perciò la loro vendetta sarà, senza dubbio, terribile.

(*) Quotidiano digitale spagnolo. L’edizione cartacea, cessata a febbraio 2012, tirava circa 90.000 copie

Note

(1) Mariano Rajoy, attuale premier spagnolo
(2) Il partito di Rajoy
(3) Così sono detti, in Spagna, i giovani precari e coloro che hanno un salario inferiore ai 1.000 euro
(5) il movimento degli “indignados”, che compie in questi giorni un anno.

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

Centro di Iniziativa Proletaria G. Tagarelli - Milano

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