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DIARIO DA RIO+20 "Il mondo ci guarda"

(18 Giugno 2012)

«Il mondo ci guarda» Ma il summit sul clima è disertato dai Grandi: Hollande sì, Merkel no

16 Giugno 2012


«Dobbiamo accelerare il lavoro. Abbiamo solo tre giorni per farlo, altrimenti falliremo. Abbiamo una grande responsabilità sulle nostre spalle. Il mondo intero ci guarda».


Queste le parole del segretario generale della conferenza di Rio+20, nonché sottosegretario generale per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite Sha Zukang, che ha aperto l’ultima tornata negoziale preparatoria prima dell’incontro finale che si terrà dal 20 al 22 giugno.

«Il futuro che vogliamo», è il documento su cui da mesi stanno lavorando le delegazioni governative ed i major groups, multinazionali, sindacati ed ong. Gli sforzi di mediazione hanno prodotto un documento rimaneggiato rispetto alle intenzioni iniziali. Il potere delle corporations, gli enormi interessi economici e l’assenza della politica hanno fatto si che dei 312 paragrafi iniziali solo su 70 si trovasse un accordo. L’agenzia per l’ambiente delle Nazioni Unite ha lanciato l’allarme. Alla fine di maggio la quinta edizione del Global Environmental Outlook, promossa proprio in vista di Rio+20, ha indicato 90 obiettivi fondamentali da raggiungere per cambiare gli attuali modelli di produzione e di consumo. Dal rapporto dei seicento esperti del Geo5 emerge che solo su quattro obiettivi si sono fatti passi in avanti. Siccità, desertificazione e cambiamenti climatici sono ancora problemi irrisolti. «I Paesi possono ancora raggiungere gli obiettivi fissati ma devono modificare le loro politiche », dice il direttore esecutivo dell’Unep Achim Steiner. Ma è proprio la politica sino ad ora la grande assente.

Se nel 1992 i capi di stato erano 108, questa volta saranno in molti a disertare il vertice della Terra, a partire da Monti e dalla Merkel. Ci saranno Hollande e molti presidenti dei Paesi del Sud, non è tantissimo ma è la base da cui ripartire.

G. De Marzo / l'Unità

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