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6 aprile, un mondo nuovo

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(7 Marzo 2011) Enzo Apicella
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Sos Russia, ucciso da neonazisti giovane gay

(10 Agosto 2013)

sosrussia

Sos Russia: gruppi neonazisti torturano giovani gay. Sul sito dell’associazione “Spectrum Human Rights Alliance” sono pubblicate le foto di un ragazzo uzbeko morto in seguito alle sevizie. Le associazioni italiane si mobilitano per aiutare gli attivisti lgbt sovietici e lanciano l’allarme: non andate in vacanza in Russia. La cosiddetta legge anti propaganda firmata di recente da Putin che punisce chiunque parli in pubblico di omosessualità alimenta il clima omofobico che si diffonde sempre di più nel paese. E’ ormai impossibile “pronunciare le parole “gay”, “lesbica”, “bisessuale”, “transessuale” e “intersessuale” in qualunque contesto pubblico, avverte Arcigay. “Ultime vittime di questa normativa sono stati 4 registi olandesi che stavano girando un film su una storia d’amore tra due persone dello stesso sesso e sono stati arrestati e multati. Se la legge semina l’omofobia, il clima violento uccide. Per dare una misura della caccia alle streghe basta andare sul sito di “Spectrum Human Rights Alliance”, gruppo che si occupa delle discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale e della identità di genere nell’Europa dell’est, in Russia, Ucraina, Bielorussia e nei paesi dell’ex Unione Sovietica. Nel sito è visibile un video che mostra le violenze subite da un ragazzo gay avvicinato da quattro violenti. Si tratta di un gruppo di neonazisti russi dal nome “”Occupy Pedofilyaj” che, con una rete di 500 affiliati, individua nei social network i giovani che rispondono agli annunci per cercare una relazione. E, a dispetto del nome, nel mirino non ci sono i presunti pedofili, ma le vittime. I violenti torturano gli adolescenti “per dar loro una lezione” e filmano le scene a dimostrazione della loro attività. Le aggressioni possono aver luogo anche in strada tra l’indifferenza della gente o, peggio, con la complicità dei passanti. Un attivista dei diritti civili, Valentin Degtyarev, nei giorni scorsi ha denunciato la morte di un ragazzo uzbeko torturato dai neonazisti, e ha mostrato nel suo sito le foto degli aggressori che agiscono impuniti (http://www.spectrumhr.org/hot-news-1/recentneonazivictimdiesanti-naziactivistsindanger) . Non solo, ha anche lanciato l’allarme, denunciando i rischi corsi dai militanti delle associazioni gay. Lui stesso ha ricevuto lettere e telefonate con minacce rivolte per sé e per la madre di 72 anni. Di qui la mobilitazione anche nel nostro paese. Un cartello di associazioni – Certi Diritti, Agedo, Arcigay, Famiglie Arcobaleno, Equality Italia, Arcilesbica e Rete Genitori Rainbow – ha lanciato la campagna Sos Russia a favore dei militanti. Ad ostacolare le associazioni lgbt russe oltre alla legge “anti-propaganda” ce n’è un’altra che rincara la dose. Le associazioni che ricevono fondi da enti non russi devono essere iscritte ad un particolare registro, cosa che determina una doppia conseguenza: se non sei iscritto subisci sanzioni pesantissime, se sei iscritto vieni considerato un traditore della patria. Le associazioni che difendono i diritti umani delle persone lgbt in Russia si rifiutano di essere considerate degli agenti di potenze straniere. Per loro significherebbe dar ragione a chi sostiene che l’omosessualità è una degenerazione importata in Russia dall’Occidente.

Tra i loro obiettivi c’è quello di proteggere i diritti dei cittadini russi e aiutare lo Stato ad applicare la Costituzione Federale che impone il rispetto dei diritti umani. Molte associazioni sono state multate anche per somme di 25.000 euro e hanno dovuto interrompere i progetti fatti in collaborazione con enti non russi, dovendo restituire i finanziamenti anticipati. Per aiutare le associazioni il cartello di attivisti italiani ha deciso di dare il via a una corsa di solidarietà per raggiungere la somma di almeno 10.000 euro entro la fine di agosto. Per effettuare una donazione basta collegarsi al sito “www.sosrussia.it” e seguire le indicazioni. Ancora. Resta alto l’allarme per i giochi invernali di Sochi del 2014, anche se il comitato olimpico fa sapere che il governo sta valutando l’introduzione di un decreto ad hoc, per evitare l’arresto e l’espulsione degli atleti gay o di coloro che non intendono mantenere il silenzio sull’omosessualità. Tra le forme di protesta messe in atto dagli attivisti per i diritti umani di tutto il mondo c’è il boicottaggio dei prodotti russi. Il Cassero di Bologna e il Muccassassina a Roma hanno scelto di non fornirsi più di vodka moscovita.

Delia Vaccarello - unita.it

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