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La vicenda degli avvocati di Atocha

(6 Febbraio 2013)

Traduzione di Leonardo Donghi

Di Aitor BayònAl numero 55 della Calle de Atocha a Madrid, c’è oggi un edificio fagocitato dalla speculazione edilizia. Come tanti altri, è sbarrato e vuoto. Ma questo portone murato racchiude una storia, che solo una targa a lato della porta ricorda.
Il 24 gennaio 1977, durante una assemblea di avvocati lavoristi delle CCOO (Comisiones Obreras, una delle maggiori centrali sindacali spagnole, il primo dei sindacati istituzionali per numero di iscritti, storicamente legato al PCE, Partido Comunista Espanol, NDT), venivano assassinati a colpi di arma da fuoco tre avvocati, Luis Valdevira, Luis Javier Benavides e Francisco Javier Sanquillo; lo studente di Giurisprudenza Serafìn Holgado; l’impiegato Angel Rodriguez. Altre quattro persone erano ferite gravemente, Miguel Serabia, Alejandro Ruiz Huerta, Luis Ramos e Dolores Gonzàlez. Gli autori dell’attentato erano militanti di estrema destra spagnoli, appoggiati da elementi di una organizzazione di una organizzazione di estrema destra italiana (Gladio-Rete clandestina anti-comunista, diretta dalla CIA), quet’ultimo dato sarebbe si sarebbe conosciuto anni dopo. Ma, perché uccidere avvocati?
Il vero obiettivo della strage era Joaquìn Navarro, segretario generale del Sindacato Trasporti delle CCOO a Madrid. In quel momento, il settore dei trasporti e delle comunicazioni era attraversato da numerosi conflitti nel mondo del lavoro nel paese, e costituiva uno dei rami più importanti della produzione. Nel Sindacato Verticale (Sindicato Vertical, denominazione ufficiale: OSE, Organizacion Sindical Espanola. Unica forma di organizzazione dei lavoratori legale negli anni del Franchismo ed oltre-1940-1976. Emanazione diretta dei principi del Corporativismo fascista, NDT) del ramo Trasporti e Comunicazioni, si raggruppavano imprese come Telefònica, Iberia, RENFE e numerosi autotrasportatori salariati. In quella circostanza, questi lavoratori usufruivano dei camion di proprietà delle aziende, e godevano di alcuni diritti, come quello di non essere costretti a mansioni che eccedessero dal loro lavoro di autisti, come le operazioni di carico e scarico merci. Una delle persone che sarebbero state condannate pe l’eccidio, fu proprio Francisco Albalejo, all’epoca segretario del Sindacato Verticale dei Trasporti a Madrid e legato alla Falange. Ciò dimostra come la lotta che si sviluppava attraverso le CCOO ed il sindacalismo conflittuale contro la famigerata “Mafia franchista dei Trasporti”, avesse risvegliato l’odio dei franchisti e dei loro gruppi terroristici. Del sindacato di Albalejo all’epoca si diceva che “aveva più potere di un Ministero”. Però i fascisti, in quella circostanza, non abbandonarono il luogo dell’assemblea, non trovando chi erano venuti a cercare. Restarono ed assassinarono gli avvocati. La ragione fu che gli avvocati svolgevano un compito che andava al di là del Diritto del lavoro. In un momento di forti conflitti sociali, gli avvocati lavoristi spingevano la loro azione ad un punto, che altri legali non vollero raggiungere, parteggiavano per i lavoratori e li appoggiavano in scioperi e lotte, che per la maggior parte non erano legali. Ottenendo con tali mezzi vittorie importanti e rinforzando in questa forma il proprio movimento davanti al padronato ed ai franchisti. Il ruolo che gli avvocati hanno avuto nella storia del Movimento Operaio è molto importante, giacché normalmente i lavoratori ignorano la giurisprudenza che si applica alle loro mansioni, e la legislazione, poi, si articola in tal modo che risulta difficile, a persone comuni, venirne a capo. In quel momento storico, oltre al noto attentato della Calle Atocha si ebbero altri attacchi contro avvocati lavoristi, ad esempio, quello all’assemblea lavorista della Calle Espanoleto, ancora a Madrid. Altro fatto di estrema gravità, si verificò lo stesso giorno, 24 gennaio. La morte della studentessa universitaria Martiluz Nàjera, uccisa da un lacrimogeno sparato dalla polizia durante una manifestazione di protesta, indetta in seguito alla morte-il giorno prima-di un altro studente, Arturo Rùiz, colpito da un gruppo di estrema destra durante una manifestazione che richiedeva l’amnistia per i detenuti politici ancora in carcere. Questi episodi di guerra sporca e di violenza politica da parte del potere e dell’estrema destra avevano lo scopo di seminare paura e di disarticolare le reazioni organizzate, di base, combattive e di massa, che si stavano producendo contro la Transizione concordata tra i franchisti e la opposizione “democratica”. Si calcola che durante la cosiddetta Transizione pacifica, negli anni 1975-1983, l’estrema destra e lo Stato causarono la morte di 250 persone. 5 febbraio 2013

Da En Lucha, Anticapitalismo y Revoluciòn

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