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Bergoglio occultò la complicità dell’Episcopato argentino con la Giunta Militare del dittatore Videla.

(14 Marzo 2013)

Traduzione a cura di Leonardo Donghi

L’attuale Papa Francesco omise, nella trascrizione dell’incontro tra due cardinali e un vescovo ed i generali golpisti, l’appoggio espresso dalla Conferenza Episcopale al regime militare, perché “la sua caduta avrebbe portato, con ogni probabilità, al marxismo”.
Jorge Mario Bergoglio, nuovo papa con il nome di Francesco I, occultò la complicità della Conferenza Episcopale Argentino con la giunta militare di Jorge Rafael Videla in un libro in cui omise dalla trascrizione dei documenti originali le frasi compromettenti, secondo l’inchiesta realizzata dal giornalista Horacio Verbitsky.
Nell’originale, un memorandum sulla riunione del 15 novembre del 1976 tra la Commissione esecutiva della Conferenza Episcopale argentina (integrata dai cardinali Raùl Primatesta e Juan Carlos Uramburu e Monsignor Vicente Zazpe) e la Giunta militare, si espone che lo scopo dell’incontro è “anzitutto, mettere in chiaro la posizione della Chiesa”, in merito al colpo di stato di otto mesi prima e del regime dittatoriale che ne fu la conseguenza. Come evidenziato nella versione originale del documento, così come il memorandum è catalogato negli archivi della sede episcopale di Calle Suipacha (“Riunione della Giunta militare con la Commissione esecutiva della CEA 15-IX-76”.Commissione esecutiva della CEA, Cassa 24, Cartella II, Documento 10.937
Nel blog di Verbitsky, Iglesia y Dictadura si può anche leggere la trascrizione di Bergoglio, trenta anni dopo, in un libro in cui, nel prologo, scrisse: “Non dobbiamo avere paura della verità dei documenti”. In quella trascrizione, il pontefice attuale soppresse il concetto centrale, espresso dalla introduzione, di “mettere in chiaro la posizione della Chiesa” e che dichiarava apertamente che “in nessun modo pretendiamo di assumere una posizione di critica della azione del Governo”, dato che “un suo insuccesso porterebbe, con ogni probabilità, al marxismo”, per cui “accompagneremo il processo di riorganizzazione del Paese”.
Il documento originale esprime in forma esplicita “la accettazione, la comprensione e la adesione” episcopale a tale “processo”, “intrapreso e guidato dalle Forze Armate”.
Nella sua analisi, Verbitsky scrive:
Il confronto tra le due versioni permette d riconoscere i mutamenti di numerazione nella copia minuta, nella cui versione ufficiali si volle omettere che i soli tre membri della Commissione esecutiva della CEA attribuivano gli atti di repressione illegale ai gradi intermedi della gerarchia militare, mentre davano grande rilievo “ai notevoli sforzi del Governo in favore .del Paese”, e la “buona immagine delle autorità supreme”.
Per non vedersi obbligati a “un silenzio compromettente per le nostre coscienze, che non sarebbe di alcuna utilità al processo”, o a “un conflitto che non desideriamo”, la chiesa propose l’apertura di “un canale di comunicazione” con la Giunta Militare. Tale prova di promiscuità con la dittatura, che in originale mostrava il titolo “Quello che temiamo”, fu soppressa nella ricompilazione di Bergoglio.
L’anno seguente, il Vescovo Oscar Justo Laguna, riconobbe “la totale inefficacia” di tale Commissione di collegamento di cui faceva parte, in una nota manoscritta a Zazpe.
Indubbiamente, i cordiali incontri mensili continuarono per tutto il periodo del regime militare. Commentando tale documento, un altro membro della Commissione, Carlos Galàn, scrisse a Laguna: “Chi mai ci darà il potere di poter vivere di nuovo, con la esperienza acquisita!”. Inutile fantasticheria. Si vive una volta sola.

N.D.T.: I documenti originali di cui si fa menzione nel testo sono consultabili nel sito: http://iglesiaydictadura.wordpress.com/tag/verbitsky/

Pùblico, 13 marzo 2013

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