il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Imperialismo e guerra    (Visualizza la Mappa del sito )

War!

War!

(27 Agosto 2013) Enzo Apicella
Obama ha deciso di attaccare la Siria, in ogni caso.

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Imperialismo e guerra)

Siria: reportage militare dal fronte sud

(19 Agosto 2013)

siriareport

Secondo fonti di intelligence e dei ribelli, questi ultimi, nella Siria meridionale, hanno utilizzato di recente missili anticarro teleguidati forniti dall’Arabia Saudita, un aiuto significativo alla loro battaglia contro il presidente Bashar al-Assad.

Diverse armi anticarro russe Konkurs sono state utilizzate in un attacco dei ribelli questa settimana contro una postazione dell'esercito nella città di Deraa, vicino al confine giordano. Lo ha confermato Faiq Al Aboud, membro di una delle locali brigate ribelle, la “Al-Mutasem Bi'Allah”, legata al filo-occidentale Consiglio militare supremo.
I missili sono stati sparati intorno Laja, una roccaforte dei ribelli nella ampia regione che si estende verso nord, fino alla periferia di Damasco.

Una fonte diplomatica occidentale afferma che il recente flusso di armi sostenuto dai sauditi riflette le preoccupazioni di Riyadh sulla lentezza dei progressi compiuti dai ribelli filo-occidentali nel sud e la preoccupazione che gruppi legati ad Al Qaeda potrebbero sfruttare la situazione di stallo e quindi espandere la propria presenza.

Com’è noto i ribelli hanno subito una serie di battute d'arresto nella Siria centrale, mentre le truppe di Assad, con il sostegno di Iran e Hezbollah libanesi, hanno riconquistato diverse città e distretti.

L'esercito di Assad ha anche consolidato la sua presenza nelle città di confine nel sud della Siria — dove c’è sempre stata una forte presenza militare a causa della sua vicinanza con le Alture del Golan occupate da Israele — dopo che i ribelli sembravano aver compiuto significativi progressi nella regione.

I ribelli e gli esperti militari dicono i missili anticarro Konkurs, che hanno un raggio di quattro chilometri, offrono un vantaggio strategico sulle forze meglio equipaggiate di Assad (che utilizzano centinaia di carri armati russi T-72 o modelli ancor più vecchi) poiché consentono di lanciare attacchi di terra per il controllo delle città.

Altri esperti militari affermano che le fortune ribelli potrebbero essere legate alla quantità di missili portatili che potranno ottenere nei prossimi mesi, non solo i Konkurs, ma anche i missili teleguidati anticarro Kornet (ATGM) e i Red Arrow 8. "Se le armi arriveranno nelle giuste quantità ciò influenzerà la situazione sul terreno", ha detto il generale giordano in pensione Fayez al Dwiri.

I missili pagati dall’Arabia Saudita arrivati ??nelle ultime settimane sono passati attraverso la Giordania, dopo mesi di costante pressione saudita per convincere Amman ad aprire una via di rifornimento.

Alcuni funzionari giordani dicono in privato che le autorità di Amman devono muoversi con cautela, accontentare i sauditi ma tener conto del pericolo di rappresaglie da parte di Assad, che all'inizio di quest'anno ha avvertito la Giordania che "avrebbe giocato con il fuoco" se avesse sostenuto i ribelli.

I missili anti-carro appena arrivati, per quanto in numero limitato, hanno già dato una spinta psicologica ai ribelli che operano nel sud. I ribelli di Deraa, culla della rivolta del 2011 contro Assad, hanno a lungo lamentato che a differenza dei loro compagni nel nord, non hanno avuto, né dall'Occidente né dalla Giordania aiuti significativi, a causa del loro timore di armare insorti in zone così vicino a Israele.

Sebbene video girati all'inizio di quest'anno suggeriscono che i ribelli del sud hanno avuto accesso ad armi anticarro provenienti dalla ex Jugoslavia, gran parte del loro stock di armi avanzate è venuto dal saccheggio di basi militari dell’esercito di Assad.

Gli esperti dicono che ci sono segnali che le recenti consegne possono essere l'inizio di una importante linea di rifornimento verso il sud della Siria alimentata dall’Arabia Saudita, un alleato chiave degli Stati Uniti e soprattutto di diverse potenze musulmane sunnite regionali che appoggiano i ribelli sunniti contro Assad, la cui setta alawita è un ramo dell'Islam sciita.

Fonti di intelligence, ribelli e diplomatici, citano il ruolo chiave del principe Salman Bin Sultan, alto funzionario della sicurezza saudita e nipote del Re Abdullah. Salman dirige con gli alleati un centro operativo ad Amman, svolge incontri regolari e istruisce i migliori operatori siriani.

Anche prima della spedizione dei Konkurs, la pressione di Salman su Amman ha assicurato la fornitura di lanciarazzi e altre attrezzature letali, un passo avanti rispetto alle precedenti forniture provenienti dalla Giordania, che consistevano principalmente in rudimentali AK-47 e munizioni.

Ne deriva che c’è uno stretto coordinamento di intelligence tra sauditi, americani e giordani ben attenti ad evitare che le armi finiscano nelle "mani sbagliate" dei combattenti islamici.

L’Arabia Saudita vuole rifornire i ribelli con armi avanzate ma solo quelli moderati, per sventare la nascita di un’enclave jihadista nel sud della Siria. Un agente dell’intelligence occidentale che monitora la Siria sostiene che la preoccupazione più grande di Riyadh è quella di vedere nascere un’enclave di al- Qaeda a soli 100 km dai propri confini, ciò che potrebbe galvanizzare migliaia di giovani sauditi scontenti.

La linea saudita di rifornire di armi i ribelli siriani contrasta con il ruolo ambiguo che la Giordania ha giocato nel corso dell'ultimo anno. Amman ha perso la simpatia tra i ribelli che ritengono la Giordania responsabile per i rovesci da essi recentemente subiti.

"La Giordania ha sempre cercato di mantenere dei legami con il regime siriano ma, come l'Arabia Saudita, avverte la gravità della situazione ed ha quindi deciso di aprire una via di rifornimento affinché la bilancia penda a nostro favore", ha detto al-Aboud della brigata al Mutasem Bi 'Allah.

I ribelli sottolineano l'importanza strategica di Deraa, una città a soli 90 km da Damasco perché è la via d’accesso diretta verso la capitale dove risiede il potere di Assad. Sebbene i ribelli, in questa zona meridionale ad est di Daraa che si estende per quasi 40 km lungo il confine, abbiano guadagnato terreno nell’ultimo anno, le forze di Assad hanno ancora una presenza formidabile nel sud della Siria.

Una foto raccolta da diplomatici e ribelli suggerisce che mentre l'esercito siriano ha perso decine di fortificazione e posti di blocco che circondano villaggi e città in tutta l'area agricola fertile, esso ha anche cambiato strategia per ridurre le perdite.

L’esercito ha quindi raggruppato e consolidato la sua presenza in città come Sanameen, Nawa, Izraa e Daraa stessa, che restano saldamente controllate dell'esercito. L’area simbolo della città, chiamata Panorama, vicino al più grande stadio in Siria meridionale, rimane una roccaforte formidabile dell'esercito, da dove sferra regolarmente colpi di artiglieria di carri armati e lanciarazzi per colpire impunemente le cittadine rurali ribelli.

Anche a Nawa, una città di circa 80.000 persone, dove un’offensiva dei ribelli nel luglio scorso ha costretto l'esercito ad evacuare diversi posti di blocco, è ancora ampiamente sotto il controllo delle truppe di Assad.

Le forze di Assad controllano anche il posto di frontiera internazionale di Nasib, principalmente a causa della pressione giordana su ribelli affinché lascino aperta la strada al commercio e al traffico verso Damasco.

Più a est, a Sweida, città del Sud dove si concentra la popolazione drusa, non vi è alcuna agitazione anti governativa. Dalle sue basi in tutta la regione, dove ha dislocato almeno un terzo della forza militare, l'esercito ha colpito impunemente le città ribelli, causando lo spostamento di decine di migliaia di civili. La cattura da parte dell'esercito, nel maggio scorso, della città di Khirbet Ghazaleh, lungo l'autostrada Damasco-Daraa, ha tagliato rotte di approvvigionamento dei ribelli.

Queste battute d'arresto hanno creato lo sgomento a Riyadh. I sauditi non vogliono ripetere lo scenario verificatosi nel nord e nel centro della Siria, dove la politica di procrastinazione nell’aiutare i gruppi moderati legati all'Esercito siriano libero ha facilitato l’avanzata dei gruppi islamici integralisti.

Queste preoccupazioni sono accentuate dai progressi dei ribelli in città come Busra al-Sham, progressi tutti ottenuti grazie ai combattenti del Fronte al-Nusra. Ancora più significativo che nelle aree occidentali lungo le alture del Golan, la prima linea verso Israele, i successi dei ribelli negli ultimi due mesi sono stati condotti dai gruppi radicali e jihadisti.

Secondo un diplomatico occidentale la logica saudita è “più a lungo ritardiamo l’armamento dei moderati, ??più reale diventa la prospettiva di trasformare la Siria meridionale in un rifugio jihadista e in un magnete per i combattenti stranieri"(…) “Loro stanno dicendo: dobbiamo agire con decisione. Non c'è più molto tempo se vogliamo evitare che la Siria meridionale diventi un altro Afghanistan“.


Fonte: Daily Star Lebanon, 13 agosto 2013

Traduzione a cura della redazione - www.antimperialista.it

8041