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Se ero tibetano...

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(14 Agosto 2012) Enzo Apicella

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    (Lavoratori di troppo)

    Roma est: la lotta esemplare dei dipendenti Brek-Pam-Panorama

    (18 Giugno 2014)

    panoramaom

    Quando si parla dei grandi centri commerciali, le definizioni si sprecano: templi del consumismo, non luoghi ove migliaia di persone vivono un surrogato di socialità ecc. ecc. Si tratta di descrizioni calzanti ma parziali, perché non prendono in considerazione coloro che, come si suol dire, “mandano avanti la baracca”.
    Ossia, quei lavoratori che, peraltro, danno spesso vita ad episodi conflittuali per difendere i propri diritti.
    A Roma, le loro lotte hanno tra i punti di riferimento la Flaica Cub, che da tempo interviene nelle principali “città dello shopping” (Parco Leonardo, Porta di Roma, Roma Est, Roma Due), cercando di combinare radicalità e invenzione di nuove forme di azione.
    Lo conferma la vertenza in corso con il gruppo Pam-Panorama nel centro commerciale di Roma Est, in via Collatina 858, di cui abbiamo parlato con Giancarlo Desiderati, che della Flaica è il segretario provinciale.
    Com’è noto, il gruppo in questione ha una divisione ristorazione (Cibis S.p.a.), presente con una decina di marchi (tra cui De Gustibus e Brek) negli stessi grandi centri commerciali in cui si trovano i supermercati Panorama.
    In quello di Roma Est, per esempio, fanno capo a Cibis ben 7 ristoranti. Il 24 marzo è stata annunciata la volontà di chiuderli, aprendo la procedura dello stato di crisi, ai sensi della L. 223/91.
    In effetti, a fine maggio vi è stata l’ultima apertura, con la prospettiva, per i 65 dipendenti, della cassa integrazione sino alla fine dell’anno e del licenziamento a partire dal 1° gennaio 2015.
    Come motivazione di una linea così drastica è stata addotta una carenza di fatturato, ma chi si è rivolto alla Pam-Panorama per chiedere spiegazioni più dettagliate, si è sentito rispondere che le scelte in questione rimandano all’esclusiva responsabilità di Cibis, che godrebbe d’una totale autonomia.
    Un assunto poco verosimile, questo, ma il dato essenziale è quanto è venuto fuori dai colloqui tra Cibis e i sindacati confederali, ossia la ricollocazione per due soli lavoratori - per giunta a Milano, con contratto part time - e un incentivo all’esodo di 9500 euro.
    Un’autentica presa in giro, che ha portato a iniziative di protesta piuttosto originali. Per ricapitolarle, occorre tener conto del fatto che – a inizio maggio – nel grande centro commerciale la Flaica Cub stava già portando avanti una vertenza con Ovvio spa, esercizio commerciale legato alla vendita al dettaglio di mobili, responsabile di un forte ritardo nel pagamento degli stipendi. I dipendenti, una trentina, non solo sono entrati in sciopero, ma hanno dato luogo ad un presidio davanti al negozio, invitando i clienti a non entrare. Più dell’80% dei consumatori ha aderito all’appello, costringendo l’azienda a saldare una parte del suo debito.
    Nello stesso momento, i lavoratori del gruppo Brek (marchio – come s’è detto – legato a Cibis spa), dissentendo nettamente dalle scelte delle organizzazioni sindacali confederali, che invitavano a non muoversi e ad accettare “il dato di fatto” della perdita dei posti di lavoro, sono entrati in stato di agitazione. Il 3 maggio i lavoratori di Ovvio e quelli di Brek-Cibis hanno dato vita a un corteo unitario interno all’interno del centro commerciale, che è culminato davanti al supermercato Panorama.
    Da questo momento in poi, si sono verificati due fatti importanti. Il primo è che la Flaica Cub è diventata, di fatto, il punto di riferimento organizzativo della lotta per la difesa del posto di lavoro, in virtù della sua rottura con la retorica rinunciataria (per esempio, in queste settimane ha fatto sempre riferimento alla possibilità di ricollocare i dipendenti Brek-Cibis in qualcuno degli ottanta punti vendita di Panorama nel Lazio). Il secondo è che la modalità d’azione adottata alla Ovvio, è stata riprodotta con altrettanto successo.
    Per 15 giorni, dalla metà alla fine di maggio, non si è solo scioperato, ma si anche portato avanti un presidio con assemblea permanente davanti al supermercato Panorama. Un autentico tour de force: tutti i giorni - con una copertura oraria che, nel fine settimana, riguardava l’intera giornata – si è praticata una forma di lotta senza particolari ricadute sul piano legale, perché, non impedendo l’accesso dei clienti, non si può esser soggetti ad accuse di “violenza privata” o altro.
    In pratica, si invitavano le persone a “venire a fare la spesa un altro giorno”. Un appello accolto dalla stragrande maggioranza, se è vero che nelle due settimane in questione Panorama ha registrato un calo dei volumi di vendita superiore al 70%.
    Del resto, vedere decine di persone – perlopiù di età compresa tra i 20 e i 40 anni – in lotta per garantirsi il futuro, qualche effetto lo fa di questi tempi.
    Il buon esito dell’iniziativa ha portato all’apertura di un serio tavolo di trattativa con l’azienda, la quale – nei due incontri con la Flaica che si sono avuti sin qui – è stata indotta a formulare proposte più ragionevoli che vanno dall’aumento dell’incentivo all’esodo alla ricollocazione, sebbene in forme di lavoro stagionale, di trenta persone nei propri esercizi dislocati tra Roma e provincia.
    In più, altri dovrebbero essere riassunti dai nuovi soggetti della ristorazione che sostituiranno Cibis nel centro commerciale; del resto, per questa pratica sono previsti quegli sgravi fiscali che non si registrano con nuove assunzioni.
    Un ulteriore incontro è previsto per la settimana prossima. In quel contesto, la Flaica intende ottenere la ricollocazione di quasi tutti i dipendenti, salvo la quota che ha già deciso di accettare l’incentivo all’esodo maggiorato.
    E’ ormai difficile pensare a un “colpo di coda” dell’azienda, la quale sa bene che questo porterebbe a un innalzamento del livello del conflitto (“se non recepiscono le nostre istanze, pianteremo le tende canadesi davanti a Panorama”, ci ha detto Desiderati).
    Dunque, in una delle “cattedrali” del consumo e della spersonalizzazione, una collettività sembra essere riuscita, rifiutando la rassegnazione e muovendosi con determinazione, ad allontanare da sé gli scenari più foschi. Indicando anche modalità d’azione interessanti, forse da estendere ad altri contesti di lotta.

    Il Pane e le rose – Collettivo redazionale di Roma

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