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(6 Giugno 2010) Enzo Apicella
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NON DANZARE SULLE TOMBE DI GAZA!
NON DANZARE CON L’APARTHEID ISRAELIANA!

(9 Settembre 2014)

bdsnodancing

“Se siete neutrali in situazioni di ingiustizia, avete scelto la parte dell’oppressore".

Desmond Tutu


Lettera aperta

- al Festival “Danza Urbana”
- a Radio Città del Capo - Popolare Network
- agli organi di informazione
- ai cittadini che hanno a cuore i diritti umani e la legalità internazionale


L’Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Israele in Italia[1] risulta essere tra i finanziatori del Festival “Danza Urbana” in corso a Bologna (5-14 settembre), nel quale è prevista la partecipazione dell’artista israeliana Sharon Vazanna.

Non possiamo accettare che un governo come quello israeliano, che continua a violare i diritti umani di milioni di palestinesi e la legalità internazionale, macchiandosi di delitti contro l’umanità con l’uccisione e il ferimento indiscriminati di migliaia di civili, come nel recente attacco alla popolazione di Gaza (operazione “Margine Protettivo”)[2], utilizzi la cultura e l’arte per distogliere l’attenzione dai suoi crimini.

Il governo israeliano finanzia eventi culturali all’estero e sostiene le tournée di artisti che si prestano ad essere un suo strumento di propaganda, nel tentativo di migliorare l’immagine del paese di fronte all’opinione pubblica internazionale. Questa “politica culturale” fa parte di una strategia molto articolata che è stata sviluppata da Israele impegnando risorse notevoli.

La campagna di marketing Brand Israel, lanciata nel 2009 dopo tre anni di consultazioni con esperti di pubbliche relazioni statunitensi, ha lo scopo esplicito di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale dalle continue violazioni dei diritti umani da parte del Governo Israeliano.[3] Arye Mekel del Ministero degli affari esteri israeliano nello stesso anno ha chiarito gli obiettivi di Brand Israel: “Manderemo ovunque i più noti scrittori e romanzieri, compagnie teatrali, mostre. In questo modo sarà mostrato il volto più grazioso di Israele, così che non siamo più pensati solo in un contesto di guerra”.[4] Già nel 2005 Nissim Ben-Sheetrit del Ministero degli Esteri israeliano affermava: "Consideriamo la cultura come uno strumento hasbara (di propaganda) di primo ordine e non facciamo differenza tra propaganda e cultura".[5]

Gli eventi artistici e culturali, quando si pongono al servizio dell'oppressione di un popolo, della pulizia etnica, dell'Apartheid e si fanno complici di un'occupazione militare che si protrae da decenni in dispregio di innumerevoli risoluzioni dell'ONU, vanno boicottati.

Ispirate dall'esperienza contro l'Apartheid in Sudafrica, oltre 170 organizzazioni della società civile palestinese hanno lanciato il movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) verso Israele[6] come mezzo di lotta efficace e nonviolento per sostenere la resistenza del popolo palestinese che rivendica il diritto di vivere in libertà sulla propria terra. In questo ambito, la Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI)[7] condanna fortemente questo uso strumentale e cinico della cultura e dell’arte e il finanziamento da parte del governo israeliano di eventi culturali a fini di propaganda e fa appello alla comunità internazionale invitandola al boicottaggio di tutti gli operatori culturali che mantengono rapporti istituzionali con il governo israeliano.

La collaborazione con organismi istituzionali israeliani e l’accettazione di finanziamenti sono oggettivamente un atto di complicità con le politiche di oppressione, discriminazione e occupazione militare che negano i diritti fondamentali alle donne e agli uomini palestinesi.

L’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, che insieme a Nelson Mandela fu tra gli artefici della lotta contro il regime razzista in Sud Africa, rivolgendosi a chi si dichiarava neutrale rispetto al conflitto che contrapponeva la minoranza bianca alla maggioranza nera in quel paese, disse: “Se siete neutrali in situazioni di ingiustizia, avete scelto la parte dell’oppressore”.

Invitiamo gli organizzatori del Festival “Danza Urbana” e gli altri soggetti coinvolti a non essere neutrali e quindi complici, ma ad assumere pubblicamente la responsabilità politica e intellettuale che compete ad ogni soggetto operante nella sfera della cultura.


Pertanto chiediamo:

· agli organizzatori del Festival Danza Urbana di cancellare le performance in programma dell’artista israeliana Sharon Vazanna e rompere le relazioni con l’Ambasciata d’Israele e le altre istituzioni israeliane;

· a Radio Città del Capo – Popolare Network, di cui abbiamo sempre apprezzato il lavoro di informazione sulla situazione in Palestina, di ritirarsi dal ruolo di “media partner” del Festival;

· agli spettatori del Festival di boicottare la performance dell’artista Sharon Vazanna in segno di solidarietà con il popolo palestinese.

Libertà, giustizia e uguaglianza per le/i Palestinesi.

Coordinamento Campagna BDS Bologna



[1] http://www.danzaurbana.it/festival/crediti/

[2] “Margine Protettivo” ha provocato più di 2.100 morti e 11.100 feriti (oltre il 70% civili) tra la popolazione di Gaza. I profughi sono circa 520.000, le case completamente distrutte 17.200, quelle danneggiate gravemente 37.650. (http://en.wikipedia.org/wiki/2014_Israel%E2%80%93Gaza_conflict )

[3] Popper, Nathaniel. "Israel Aims To Improve Its Public Image". Forward.com. Retrieved 2014-03-22.

[4] http://www.nytimes.com/2009/03/19/world/middleeast/19israel.html?_r=0

[5] http://www.haaretz.com/misc/article-print-page/about-face-1.170267

[6] http://bdsitalia.org/

[7] http://pacbi.org/index.php

Coordinamento Campagna BDS Bologna

Fonte

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